lisa orlando

Ida
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Diana
Catellani

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Rambelli

Rosanna
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Lisa
Orlando

Voci dalla rete

Perlungavita.it diventa grande, si fa nuovi amici, li accoglie in casa propria, li ringrazia per aver accettato l’ invito a costruire una preziosa rete di persone che guardano alla vecchiaia in modo positivo. Tutte le persone che fanno parte di queste “Voci” hanno già scritto per PLV dalla loro finestra aperta.

  • Ivano Baldini, presidente dell’Associazione AlzheimER Emilia Romagna, ha già raccontato, oltre alla sua vita, cosa è, cosa fa questa organizzazione. Su PLV ci farà conoscere esperienze nuove promosse dai familiari.
  • Diana Catellani ha accettato di aprire un altro suo blog, oltre a quello personale “nonnaonline” per raccontare il suo percorso con gli strumenti digitali, tra ostacoli e soddisfazioni.
  • Rita Rambelli è stata l’apripista, per testimoniare che gli anni sono una convenzione anagrafica, ma che si può andare “ Oltre l’età” per continuare ad essere curiosi del mondo.
  • Rosanna Vagge, anche lei già collaboratrice, medico e amante della scrittura , racconta le sue esperienze e la sua vita accanto ai vecchi delle residenze protette, ma non solo. In questa piacevole compagnia continuo le mie riflessioni sulla qualità della cura nei servizi, parlando di assistenza domiciliare.
  • Lisa Orlando, architetto, con una tesi sulla casa  idonea per gli anziani con l'Alzheimer, amante della lettura della montagna, ma anche della gioia dello scrivere: poesie, articoli, libri.Nel frattempo ha ottenuto un master in Comunicazione.
  • Ida Accorsi, insegnante di asilo nido in pensione, appassionata di Gianni Rodari e di confronti intergenerazionali coltiva i suoi interessi con l'aiuto del web.

rita rambelliLe informazioni su Sant’Alberto di Ravenna dicono: Sant’Alberto è un piccolo centro urbano ai margini delle Valli di Comacchio, che sorge a circa 14 km dalla città di Ravenna, circondato dalla natura incontaminata del Parco del Delta del Po.
Al 31.12.2016 risultano residenti a Sant’alberto 3.860 cittadini. In questa piccola realtà fu inaugurata nel 1941 da Don Giovanni Zalambani, una Casa di riposo per i “suoi” anziani, perché potessero trovare una casa lì, nel luogo dove erano vissuti. In questi settanta anni la storia è cresciuta e si è sviluppata in una realtà importante la “Casa Residenza per Anziani di Sant’Alberto”. Un centro multiservizi accreditati presso la Regione Emilia-Romagna, con una Casa Residenza che ospita 57 anziani, un Centro Diurno che ne ospita 13, una Casa Famiglia che ne ospita 5 e 5 appartamenti tutelati dove risiedono 6 persone; per un totale di 81 persone che risponde ai bisogni di questa straordinaria comunità.
 

rosanna vaggeDa alcuni giorni, forse per l’emozione che ha suscitato in me il titolo del cortometraggio di Marco Toscani “Senza peccato”, mi frulla in testa un pensiero insistente: può esistere l’innamoramento nel vecchio?
Preciso meglio. Per prima cosa, se avete notato, ho parlato di emozione dettata da un titolo, perché, mio malgrado, non sono riuscita a vedere il breve filmato del regista piacentino, ma, conoscendo la sensibilità e il tatto di Marco nell’affrontare temi strapieni di pregiudizi e ipocrisie, le sole parole “senza peccato” mi fanno commuovere. Fra l’altro il film, la cui proiezione è stata addirittura censurata a Carrara, ha vinto pochi giorni fa il premio “Miglior cortometraggio italiano 2019” con una motivazione accattivante di cui cito uno stralcio: “Marco Toscani ci accompagna nell’universo dei sensi del protagonista con maestria per poi sorprenderci con un finale da grande commedia italiana”. Quale sarà? Mi chiedo, non stando più nella pelle dalla curiosità. Lo vedrò.

ida accorsi“Non giudicare una persona dalla faccia”
«Ognuno dovrebbe ricevere una standing ovation almeno una volta nella vita, perché tutti "vinciamo il mondo".Auggie»
(R. J. Palacio,Wonder, Appendice)

Wonder è il romanzo d'esordio di Raquel Jaramillo, pubblicato nel 2012 (Giunti editore) sotto lo pseudonimo di R. J. Palacio (1) e uscito in Italia nel 2013. È risultato finalista al Premio Andersen 2014.
Il romanzo è ambientato a North River Heights, nel quartiere di Manhattan dove ci sono la casa e la scuola frequentata da August, Il protagonista soprannominato Auggie dove vive con la sua famiglia e la cagnolina Daisy.
È un bambino intelligente, sensibile, divertente e coraggioso, nato con una tremenda deformazione facciale, la sindrome di Treacher-Collins, si trova ad affrontare con coraggio il mondo della scuola, dopo anni di protezione da parte della sua famiglia.

diana catellaniHo rivissuto centinaia di volte quel momento, come fosse una scena al rallenty di un brutto film....
Sto scendendo le scale tenendo in mano della biancheria da stendere....ho ai piedi delle calze un po' larghe e sento la punta del piede destro scivolare di pochissimo fuori dal piano d'appoggio del gradino......in un millesimo di secondo capita il disastro!!! La gamba destra precipita in basso, mentre il piede sinistro è ancora sul gradino e io cado rovinosamente all'indietro. Il mio dolce peso si scarica d'un colpo sulla gamba sinistra, che produce scricchiolii da brivido, per non dire uno schianto....Resto però abbastanza lucida, nonostante il dolore, da tenermi alla ringhiera per non battere la testa....il dolore è lancinante, grido e intanto penso che devo essermi giocata piede e ginocchio....ma subito riesco a constatare che il danno è "solo" alla caviglia ...
Mia figlia e Samuele si precipitano a soccorrermi e a chiamare un'ambulanza, che arriva prontamente. Il dolore è fortissimo, ma temo di più gli effetti devastanti che gli antidolorifici hanno su di me...e quindi accetto solo un po' di gas esilarante...
Al Pronto soccorso (sono le tre del pomeriggio) ogni tanto arriva un dottore o un infermiere che mi chiede i miei dati e il racconto dell'accaduto, prende nota e se ne va.... Mia figlia fa da interprete, dato che io ho imparato a dire qualche frase, ma notoriamente non capisco un acca quando parlano gli inglesi.

ida accorsi“C'era una volta...
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome Mastr’Antonio, se non che, tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura

rosanna vaggeÈ una provocazione? Questo titolo, intendo? Perché mai mi è venuto in mente di scrivere qualcosa sui “fattori umani del medico” ? Forse sono diversi da quelli dell’operaio, dell’avvocato, del contadino, del giornalista? Sicuramente no, non sono diversi, ma presentano caratteristiche specifiche, sottili, recondite, sottese da una sorta di “modus vivendi” che si potrebbe definire di “categoria”, accomunando gli esseri umani a seconda delle loro attività lavorative. Differenze apparentemente inavvertibili, certamente misconosciute, subdole e ingannevoli, capaci di condizionare il proprio e l’altrui comportamento. Quindi, fattori umani a tutti gli effetti. Ovviamente mi riferisco a quanto mi compete, cioè al rapporto professionale tra medico e paziente medico.
È noto che quando c’è un medico di mezzo, succedono le cose più strane. Talvolta si tratta di una serie infinita di banali inconvenienti, altre volte di complicanze gravi, capaci di alterare se non sconvolgere l’intero percorso di cura con ovvie ripercussioni sulla guarigione o sul recupero .È noto che quando capita un collega sotto le nostre grinfie, che sia per una banale febbre, o per un intervento chirurgico complicato, è necessario sempre e comunque incrociare le dita o toccare ferro o appellarsi a chi ha più voce in capitolo sul famigerato destino.

diana catellaniSono a Londra e si sta avvicinando il Natale. Quest'anno trascorrerò qui le prossime feste, perché mia figlia, avendo cambiato lavoro di recente, non può prendersi tante ferie, inoltre Samuele deve affrontare una serie di esami, una delle tante di cui è costellata la sua ancora breve, ma intensa carriera scolastica.
A quali criteri pedagogici si ispira una scuola che sottopone a continui stress i ragazzi?
La prima preoccupazione degli insegnanti all'inizio di ogni ciclo scolastico sembra quello di schedare gli alunni, dividendoli in tre gruppi a seconda del rendimento. Ogni gruppo viene sottoposto a programmi diversificati, ma poi al momento degli esami le prove sono uguali per tutti, per cui quelli che per tutto l'anno si sono cimentati con test di alta difficoltà si trovano facilitati nel superamento dell'esame, mentre gli altri si trovano di fronte a richieste cui non sono abituati e il risultato è facilmente prevedibile.
Attorno a questi esami ruota un colossale giro d'affari, infatti la scuola non assegna compiti per le vacanze, ma si sa che al rientro ci saranno test importanti. Ecco perciò le famiglie alla ricerca affannosa di eserciziari sulle varie discipline, eserciziari per ogni livello di preparazione, che però contengono sempre al loro interno una serie di test totalmente fuori misura rispetto alle capacità dei bambini cui l'eserciziario è destinato, con il risultato che i genitori entrano in ansia: se il loro figlio non riesce a superare quei test allora sarà bocciato!!!! Ed ecco che acquisteranno nuovi libri con un livello più alto di difficoltà e ricorreranno ai tutor, con un costo di 45 sterline all'ora!!!

rosanna vaggeC’era una volta il medico condotto, che girava di casa in casa a far visita ai pazienti nei paesi e nelle città, portando con sé la classica valigetta con tutto il necessario. Era rispettato, amato, a volte intimamente temuto. Ci si aspettava da lui che interpretasse i sintomi, che valutasse i segni attraverso un esame clinico accurato e che fosse presago di quello che sarebbe potuto succedere, insomma che formulasse la sua sentenza che veniva accettata senza ombra di dubbio, sia che lasciasse o meno speranza di vita. Certo, quando possibile, il medico erogava anche terapie, ma questo aspetto prescrittivo passava in secondo piano rispetto alla diagnosi ed alla prognosi.
Credo che la mentalità di allora confidasse molto sulle intrinseche capacità di guarigione delle persone, per cui il medico poneva l’accento più sui comportamenti, come il riposo e l’alimentazione, utili per superare il periodo di defaillance piuttosto che sui pochi farmaci allora disponibili, farmaci che venivano riservati ai casi clinici più impegnativi.
Solo di tanto in tanto il medico ricorreva alla diagnostica strumentale, limitata generalmente all’esecuzione di una radiografia del torace o dell’addome e raramente, e dopo accordi telefonici con i medici ospedalieri, richiedeva il ricovero sulla base della sola valutazione clinica. Insomma si assumeva le sue responsabilità utilizzando i mezzi allora in suo possesso. L’atteggiamento era di tipo paternalistico, il sapere medico veniva calato dall’alto e al paziente non restava che affidarsi a lui, ma il clima era indubbiamente rassicurante. D’altra parte sapere che “si è fatto tutto il possibile”, indipendentemente dall’esito talvolta infausto, non è cosa da poco e questo era il messaggio che un buon dottore riusciva a trasmettere. 

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