rita rambelliHo incontrato Dario Fo per la prima volta a Milano qualche mese dopo aver ricevuto il Premio Nobel per la letteratura, il
9 ottobre del 1997, per parlargli della campagna di informazione sulla donazione di organi che stava per essere avviata in Emilia-Romagna, della quale lui e Franca furono tra i primi convinti testimonial. In quella occasione mi regalò, come fosse un bene prezioso, quella che lui definì “la nostra più bella foto insieme” con i loro autografi, autorizzandomi ad utilizzarla per la campagna di informazione regionale e da cui ricavammo con la loro collaborazione, un bellissimo manifesto.

Manifesto 1998 dario fo e franca rame Persona affabile e sorridente, dalla personalità incontenibile, amava definirsi il 'giullare della cultura italiana’, dando a questo termine il significato più alto che quest’arte ha avuto nell’arte popolare. Ci ha lasciato a 90 anni dopo averne passati 70 nel teatro, che ha dominato da re, reinventando la satira, la comicità con oltre cento commedie, racconti, romanzi biografici, saggi, e da attore, scrittore, autore di canzoni, ma anche pittore, regista, scenografo, saggista, politico: un talento rinascimentale che ha fatto di Dario Fo il più grande e famoso artista italiano dei tempi moderni.
"Con Franca abbiamo vissuto tre volte più degli altri", diceva ripercorrendo la loro vita straordinaria. Tra i luoghi che più amava però c’era la Romagna, in particolare Cesenatico, “È il luogo dove tutto ha avuto inizio”, diceva Dario Fo della sua casa di Sala, frazione di campagna, dove la gente andava e veniva, artisti, cantanti e amici paesani, insieme a Franca e Jacopo allora bambino.
Fo ha trascorso a Cesenatico praticamente ogni estate della sua vita perché la città, da luogo di villeggiatura, è presto diventata luogo di creazione: “Ho trovato una popolazione che mi dice di sì, che mi dà spazi, aiuto, sostegno ed entusiasmo. Qui ho trascorso ogni estate con Franca, qui ho scritto tutti i miei spettacoli”.
Sempre attento a restituire affetto alla città che lo aveva accolto e di cui è diventato cittadino onorario nel 1994, Dario Fo ha collaborato attivamente alla realizzazione
di progetti originali per quel territorio, come le “Tende al Mare”, una mostra a cielo aperto che ogni anno porta sulla sabbia, impresse su vere e proprie tende parasole, le opere di artisti affermati, giovani pittori e allievi delle accademie d’arte fino a quest’ultima estate, quando con immutato entusiasmo Fo ha regalato alla città di Cesenatico una mostra piena di allegria e di colori dedicata a Charles Darwin. Un universo fantastico di dipinti, sculture, pupazzi, sagome, bassorilievi e figure intagliate che raccontano l’origine delle specie. Del resto per Dario Fo la Romagna era soprattutto una rete di relazioni, un luogo ospitale e d’amicizia che l’ha accompagnato per tutta la vita. “Qui la gente è molto più curiosa che altrove, vuole conoscere, sapere - raccontava -. I romagnoli sono simpatici, se ti fai un amico qui lo tieni per anni, ci sono persone che conosco da quando ero bambino e sono miei amici da sempre”.
Dario Fo ha amato molto anche Ravenna e come per tutte le cose che si amano voleva aiutare i ravennati a capire meglio il valore e la storia della loro città.
la vera storia di ravennaDario Fo e Franca Rame ricevettero la cittadinanza onoraria di Ravenna il 4 novembre del 1999 in occasione della presentazione del volume "La vera storia di Ravenna" (edito da Panini), illustrato con tavole realizzate da Fo con il concorso di docenti e studenti dell'Accademia di Belle Arti di Ravenna, insegnanti e scolari di tre scuole elementari che rafforzarono il suo legame con la città sia sotto il profilo artistico che sociale. In questo libro esprime fino in fondo il suo pensiero sui cittadini ravennati e come si fa nei confronti dei figli, da un lato si rimproverano : “ Non ho mai conosciuto abitanti così poco orgogliosi dei monumenti e dei tesori d’arte davanti ai quali si trovano a transitare ogni giorno: li diresti passanti occasionali che hanno problemi più seri per la testa, altro che esaltarsi per le meraviglie che hanno sotto casa” ma dall’altra si premiano per accrescere la loro autostima: "Ravenna può esibire avvenimenti e situazioni uniche e irripetibili, tali da far schiattare di meraviglia ogni abitante di questo mondo".
Il 29 maggio 2013 segna il "più grande dolore della mia vita. Franca Rame se n'è andata tra le mie braccia". Al funerale, farà commuovere la folla immensa, urlando un disperato "Ciaooooo". Negli ultimi anni usava dire che sentiva la sua presenza e il suo aiuto e a chi gli chiedeva se questo era il segno di una sua conversione al soprannaturale, ironico e lucido rispondeva: "Io credo nella logica. Ma una volta di là, spero di essere sorpreso".
Negli ultimi tempi era diventato impaziente di fare, scrivere, parlare, dipingere. Si ubriacava di impegni, lavorava fino a stordirsi, come volesse bruciare il tempo. Ci ha lasciato il 13 ottobre con l'energia e la carica con cui vissuto: "Se mi dovesse capitare qualcosa, dite che ho fatto di tutto per campare" !
Ciao Dario!!

 

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