rita rambelliRimini, 4 aprile 2016 – “In quella struttura per anziani alcuni degenti vengono maltrattati». La segnalazione è finita in Procura al tribunale di Rimini che ha subito aperto un’inchiesta. A finire nel mirino degli inquirenti sono due dipendenti di una casa di riposo del riminese ritenuti responsabili di una serie di soprusi nei confronti degli anziani ospiti. E' stata la stessa responsabile della struttura, convenzionata con l’Ausl Romagna, che dopo aver raccolto alcune voci su come gli anziani, tutti non autosufficienti, sarebbero stati oggetto di maltrattamenti oltre che beffeggiati e trattati a male parole ad informare la Procura.


E’ di alcuni giorni fa anche la notizia di sette arresti a Parma per maltrattamenti ad anziani in una casa di riposo della zona, ‘immortalati’ dalle telecamere installate dalla Polizia. C'è il rischio che possano sembrare scene già viste. Episodi già raccontati. In genere c'è sempre un video che testimonia quanto accaduto, e a volte le immagini diffuse sul web si confondono nella nostra mente, perché i casi ormai sono tanti, troppi. Ma a rileggerli tutti assieme il quadro che se ne trae è fosco e terribile. Nel 2014 in Molise sono stati arrestati medico e infermieri per maltrattamenti, nel 2015 a Palermo sono state chiuse due case di riposo dove gli anziani venivano legati alle sedie e picchiati ma è' successo ancora a Nuoro, Genova, Anzio e poi a Salerno. A Roma è stata scoperta una casa di cura lager in cui gli anziani venivano regolarmente picchiati e costretti a prendere medicinali scaduti e a Vercelli immagini terribili documentano le violenze su anziani e disabili terminate con 18 arresti e la chiusura della struttura. Solo negli ultimi due anni sono decine i casi scoperti. Si potrebbe dire: sono episodi isolati e infatti vengono scoperti tutti. Ma è realmente così? Quanti altri restano nell'ombra? E' una domanda lecita e problematica, soprattutto se si decide di applicare anche al campo dei maltrattamenti degli anziani nelle case di riposo il concetto che vale per molti altri reati. E' noto, ad esempio, che le statistiche sul consumo di sostanze stupefacenti si basino sui quantitativi dei sequestri: quando questi aumentano significa che c'è molta più droga in circolazione.

Certo i maltrattamenti nei confronti di inermi anziani o disabili nelle strutture che dovrebbero proteggerli e tutelarli suscitano un'indignazione particolare nell'opinione pubblica, ma l'allarme sociale che ne traiamo è ancora basso, quasi che non si volesse scoperchiare un vaso di pandora: aprire una riflessione seria sul fatto che l'istituzionalizzazione non è sinonimo di protezione, quanto mai di benessere. Per non parlare dei costi sociali che impone e che risultano sempre più insostenibili in una società che invecchia. Per una volta di più che economia e civiltà potrebbero incontrarsi. Ma sarebbe necessario da un lato comprendere il più possibile le motivazioni alla base di tali violenze e dall’altro lato elaborare delle proposte efficaci per contrastarle. In un disegno di legge presentato dalla ministra Lorenzin, fermo da due anni in Senato, si prevede l’aggravante per chi commette reati all’interno delle strutture socio-sanitarie, aumentando di un terzo la pena per gli autori di gesti senza dubbio ripugnanti. Strutture aperte alle famiglie e albo degli educatori professionali, sono le due idee lanciate da Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas, meno strutture, più domiciliarità, che in Italia, è ancora molto carente. Sono molto interessanti i risultati della ricerca “L’eccellenza sostenibile nel nuovo welfare. Modelli di risposta top standard ai bisogni delle persone non autosufficienti”, realizzata dal Censis in collaborazione con la fondazione Generali.
Dalla ricerca emerge che: “Il 65% dei giovani non teme l’invecchiamento: perché lo considera un fatto naturale (53%) o perché pensa che invecchiando si migliora (12%). A far paura è la perdita di autonomia. Pensando alla propria vecchiaia, il 43% degli italiani giovani e adulti teme l’insorgere di malattie, il 41% la non autosufficienza. Il 54% degli anziani fa coincidere la soglia di accesso alla vecchiaia proprio con la perdita dell’autosufficienza, il 29% con la morte del coniuge e il 24% con il pensionamento”.
Il modello di assistenza agli anziani non autosufficienti prevalente è contraddistinto dall’essere ancora nella propria casa, accuditi dai familiari o da una badante. Le badanti sono più di 700.000 (di cui 361.500 regolarmente registrate presso l’Inps con almeno un contributo versato nell’anno) e costano 9 miliardi di euro all’anno alle famiglie.
Finora il modello ha funzionato, per il futuro però potrebbe non essere più un servizio “low cost”.
Del resto sono 120.000 le persone non autosufficienti che hanno dovuto rinunciare alla badante per motivi economici. Infatti per molti l’impegno economico è diventato insostenibile: 333.000 famiglie hanno utilizzato tutti i risparmi per pagare l’assistenza a un anziano non autosufficiente, 190.000 famiglie hanno dovuto vendere l’abitazione (spesso la nuda proprietà) per trovare le risorse necessarie, 152.000 famiglie si sono indebitate per pagare l’assistenza. E sono oltre 909.000 le reti familiari che si “autotassano” per pagare l’assistenza del familiare non autosufficiente.
E anche quando si ricorre alla badante, l’85% degli italiani sottolinea che è comunque necessario un massiccio impegno dei familiari per coprire giorni di riposo, festivi, ferie.
Per quanto riguarda le residenze per anziani (case di riposo e simili), non piacciono agli italiani.
Sono ospiti di strutture residenziali 200.000 anziani non autosufficienti, mentre 2,5 milioni vivono in famiglia, in casa propria o di parenti. Le residenze per anziani non piacciono perché sono solo parcheggi per vecchi che provocano malinconia. Ma 4,7 milioni di anziani sarebbero favorevoli ad andare in residenze se la loro qualità migliorasse. Dovrebbe essere sviluppata notevolmente l’assistenza domiciliare e dovrebbero essere maggiori anche i contributi economici per l’assistenza agli anziani. Sono consapevole che sarebbero necessarie risorse finanziarie consistenti e crescenti, in considerazione del costante aumento dell’invecchiamento della popolazione, ma occorre trovare il modo per reperire tali risorse perché effettivamente il peso economico per gli anziani e per le loro famiglie è considerevole e per molti sarà difficilmente sostenibile in futuro, quindi non si può restare fermi, perché non è sufficiente stupirsi e indignarsi, ma occorre lavorare per diffondere nuove idee e sviluppare nuovi progetti.

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