rita rambelliDopo i tristi episodi di cronaca che hanno interessato due strutture per anziani di Parma, dove sono stati riscontrati abusi e maltrattamenti sugli ospiti, sono partite una serie di richieste, anche da parte dei sindacati dei pensionati, per sollecitare la Regione Emilia-romagna ad intervenire sulla revisione dei requisiti necessari per aprire le strutture private per anziani (Case famiglia) e per aumentare i controlli sul loro corretto funzionamento.

Nella nostra regione esistono 563 strutture per 2561 posti, il 68% per anziani e il 32% per disabili e quindi si tratta di una realtà importante sia sul piano economico che sul piano dell’occupazione e della realtà sociale. L’abuso sugli anziani è definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come “un’azione singola, o ripetuta, o una mancanza di un’azione appropriata, che avviene all’interno di qualsiasi relazione in cui si sviluppa un’aspettativa di fiducia e che causa danno o dolore alla persona anziana”.
L’abuso sugli anziani spesso non è notato ed è raramente denunciato. Può essere intenzionale o meno, e riguarda non solo l’abuso fisico, ma anche quello psicologico ed emotivo, sessuale, finanziario, farmaceutico, nonché la negligenza. Anche la negazione dei diritti civili, la discriminazione e i pregiudizi a causa dell’età avanzata sono considerati forme di abuso sugli anziani. A differenza degli abusi finanziari e sessuali che sono sempre intenzionali, l’abuso non intenzionale spesso deriva da una mancanza di comprensione delle esigenze e dei sentimenti dell’anziano e dalla difficoltà, da parte di chi assiste l’anziano, di conciliare le esigenze e i desideri di quest’ultimo con le proprie esigenze personali e professionali.
Nonostante le enormi differenze da un paese all’altro dell’Unione Europea per quanto riguarda l’assistenza agli anziani o ai disabili, la maggior parte degli anziani non autosufficienti sono ancora seguiti da caregiver informali (per es. parenti, amici, vicini, “badanti”). I caregiver informali spesso vanno incontro ad un rischio elevato di esaurimento e di esclusione sociale a causa del carico fisico e psicologico che grava su di essi. Anche i caregiver professionisti sono sottoposti ad enormi pressioni e non sempre ricevono una formazione e un sostegno che diano loro la possibilità di eseguire in buone condizioni il loro lavoro. Le azioni atte a contrastare l’abuso, quindi, devono affrontare le esigenze dei caregiver e le difficoltà affrontate da tutti coloro - caregiver formali e informali - che dedicano una parte significativa delle loro vite agli anziani non autosufficienti, poiché le loro esigenze e le sfide che affrontano costituiscono importanti fattori di rischio. È necessario proteggere tutte le persone che diventano dipendenti dagli altri per le loro esigenze quotidiane e permettere loro di vivere una vita dignitosa fino al termine della loro esistenza, così come occorre adottare misure atte a proteggere sia i caregiver formali che quelli informali, offrendo loro condizioni lavorative e di vita dignitose, e riconoscendo e apprezzando l’enorme contributo che rendono alla comunità.
Con la legge regionale 28 marzo 2014 n. 2 “Norme per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare (persona che presta volontariamente cure e assistenza)”, l’ Emilia Romagna riconosce, prima fra le regioni italiane, il ruolo sociale del caregiver familiare. Nella nostra regione i caregiver sono 289mila, in prevalenza donne (55%), alcune molto giovani (13mila fra i 15 ed i 24 anni) e spesso impegnate ad assistere più di una persona, per lo più nella combinazione bambini ed anziani. Con questa legge si intende fornire formazione e supporto alle attività di assistenza prestate gratuitamente da familiari ed amici a persone non autosufficienti, mettendo a loro disposizione alcuni servizi. Tra le novità più importanti: formazione al lavoro di accudimento, supporto psicologico, guide sui servizi, prestazioni sanitarie a domicilio, accordi con le associazioni imprenditoriali per una maggiore flessibilità nell’orario di lavoro, accordi con compagnie assicurative per la copertura degli infortuni. La legge propone infine anche l’istituzione del caregiver day, un giorno per dar voce alle tante persone invisibili che scelgono di condividere una parte della loro vita con chi perde autonomie e relazioni, da celebrarsi ogni anno l'ultimo sabato di maggio, con la collaborazione degli enti locali e delle Aziende sanitarie, valorizzando la partecipazione del terzo settore, dei sindacati dei lavoratori e dei pensionati e delle associazioni datoriali. Il limite di questa norma è la mancanza di fondi stanziati a sostegno delle iniziative stesse, che restano a carico degli organizzatori.
Nel 2010 è stata scritta, la “Carta Europea dei diritti e delle responsabilità degli anziani bisognosi di assistenza e di cure a lungo termine” per stabilire una struttura comune di riferimento da adottare in tutta l’Unione Europea per promuovere il benessere e la dignità delle persone anziane non autosufficienti.
L’obiettivo è sostenere gli 80 milioni di cittadini europei anziani o con disabilità, per garantire loro l’esercizio dei diritti fondamentali e la partecipazione attiva alla vita pubblica e all’economia dell’Ue, su una base di uguaglianza con gli altri. Attraverso la consultazione, la Commissione Ue intende raccogliere opinioni e pareri sui risultati conseguiti finora, sulle difficoltà che si trovano ad affrontare le persone con disabilità e sul modo in cui l’Ue dovrebbe gestirle. I cittadini anziani o con disabilità spesso devono affrontare ostacoli che impediscono loro di partecipare pienamente a tutti gli aspetti della vita su base di uguaglianza con gli altri. Nel suo impegno di eliminare queste barriere e migliorare la qualità vita, l'UE è diventata una parte della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. La Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità “ Convention on the Rights of Persons with Disabilities “ ( in sigla CRPD) è uno strumento concreto che consente di combattere le discriminazioni e le violazioni dei diritti umani.
L'Assemblea delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità nel dicembre 2006 e attraverso i suoi 50 articoli, indica la strada che gli Stati del mondo devono percorrere per garantire i diritti di uguaglianza e di inclusione sociale di tutti i cittadini con disabilità.
Il 24 febbraio 2009 il Parlamento italiano ha ratificato la Convenzione, che è diventata legge dello Stato.

A cinque anni dal lancio della strategia europea sulla disabilità 2010-2020, la Commissione Ue ha deciso di valutare l’impatto delle misure attuate finora,
attraverso una consultazione pubblica, che si è chiusa il 18 marzo 2016, a cui potevano contribuire sia i cittadini, che le organizzazioni, pubbliche amministrazioni, imprese, università e tutte le altre parti interessate.
I risultati di questa importante consultazione pubblica saranno utilizzati per valutare i progressi compiuti nell'ambito della strategia europea sulla disabilità 2010-2020 e per individuare le lacune da affrontare a livello europeo per garantire lo sviluppo del progetto verso la piena ed equa partecipazione delle persone con disabilità nella vita sociale.

Per maggiori informazioni:
http://www.unric.org/html/italian/pdf/Convenzione-disabili-ONU.pdf
https://ec.europa.eu/eusurvey/runner/c29a28c8-9a4b-cada-17ba-f81c55580c51

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