letterapianosa“Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza“. Sandro Pertini

Il 31 gennaio abbiamo eletto Sergio Mattarella, dodicesimo Presidente della Repubblica Italia e io credo sia di buon auspicio ricordare in questi giorni quello che è stato il Presidente della Repubblica più amato da tutti. Sandro Pertini, che moriva a Roma il 24 febbraio 1990. Sono passati 25 anni ma è ancora vivo nella nostra memoria.

E’ stato un Presidente forte, carismatico, spesso burbero, ma sempre apprezzato per il suo modo di fare schietto e ironico, per l’onestà intellettuale e per la sua costante presenza nella vita pubblica italiana, sia nelle situazioni piacevoli che nei momenti più difficili. Pertini ha inaugurando un nuovo modo di rapportarsi con i cittadini, con uno stile diretto e amichevole («amici carissimi, non fate solo domande pertinenti, ma anche impertinenti»). La sua schiettezza e la sua pragmaticità si rifletterono anche nella sua azione politica e istituzionale, che lo facevano apparire come un Presidente che puntava alla concretezza, rifiutando compromessi e imponendosi con il suo rigore morale. Sobrio e umile, Pertini fu tra i presidenti che scelsero di non abitare nel Palazzo del Quirinale e mantenne la propria residenza nel suo appartamento romano, una mansarda di 35 m² che si affacciava sulla Fontana di Trevi. La sua vita politica fu interamente dedicata alla lotta per la giustizia sociale e alla difesa della democrazia. I suoi discorsi, i suoi interventi, la sua vita e il suo esempio restano pietre miliari per un ideale politico che oggi – nel momento in cui dovremmo farne più tesoro – sembra essersi perduto nel nulla, corroso dal virus della spettacolarizzazione televisiva che tutto assolve e dissolve nel credo dell’apparenza a caro prezzo per tutti noi. L’essenza del grande insegnamento di Pertini è : “Nella vita a volte è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza“.
Era nato il 25 settembre 1896 a Stella, in provincia di Savona, quarto di cinque figli. Compie i primi studi presso il collegio salesiano di Varazze e frequenta il liceo a Savona, quindi si iscrive all’università di Genova dove si avvicina ai socialisti e all’ambiente operaio ligure. Chiamato alle armi nel 1915, rifiuta di partecipare al corso ufficiali; gli viene comunque imposto nel 1917 il grado di tenente e, alla testa di una compagnia di mitraglieri, si distingue sul fronte della Bainsizza e viene decorato con la medaglia d’argento al valore militare. Militante socialista dal 1918 nella sezione di Savona, nel 1921 è tra i delegati al congresso di Livorno che sancisce la nascita del Partito Comunista d’Italia, e nel 1922 aderisce al Partito socialista unitario aderendo alla corrente di Filippo Turati. Si laurea a Modena in giurisprudenza nel 1923 e in scienze politiche e sociali nel 1924.
Pertini si distinse per la sua dura opposizione al fascismo, per il quale subì diverse condanne. Il 31 ottobre 1926, dopo un’aggressione squadrista particolarmente violenta, fu condannato a cinque anni di confino. Abbandonò Savona per Milano e per sfuggire alla cattura si rifugiò a Parigi e poi a Nizza, dove installò una stazione radio clandestina dalla quale effettuava trasmissioni antifasciste. Scoperto dalla gendarmeria locale, venne condannato a una breve pena. Rientrato in Italia clandestinamente nel 1929, fu arrestato e nuovamente processato dal tribunale speciale per la difesa dello Stato e condannato a 11 anni di reclusione; dopo un anno di detenzione sull’isola di Santo Stefano, a causa delle precarie condizioni di salute fu trasferito nella casa penale di Turi, dove incontrò Antonio Gramsci: “ A Turi ncontrai Gramsci, scrive, in un angolo del cortile dove coltivava unìaiuola di fiori; era piccolo di statura con due gobbe: una davanti e una dietro. Mi avvicinai a lui, mi presentai, gli affermai che venivo da Santo Stefano e che ero onoratodi conoscerlo. Gli davo del Lei e lo chiamavo onorevole Gramsci. Lui si mise a ridere, dicendomi: “Perché mi dai del Lei?siamo antifascisti, vittime del Tribunale speciale tutti e due.
Da allora diventammo buoni amici. Parlavamo a lungo insieme anche perché era stato isolato dai suoi. ……le mie proteste costrinsero il direttore del carcere di Turi a concedere a Gramsci alcuni quaderni, delle matite, un tavolinoe una sedia. Così poterono nascere i Quaderni dal carcere.”

Forse fu anche a causa di questa amicizia che nel 1932 fu trasferito al sanatorio giudiziario di Pianosa, un luogo non di cura ma un vero inferno dove la sua tubercolosi si aggravò ulteriormente portandolo in fin di vita. Nonostante tutto nel 1933 rifiutò di chiedere la grazia che era già stata presentata alle autorità dalla madre e scrisse una lettera al Presidente del Tribunale speciale di Pianosa:

23 febbraio 1933
“ La comunicazione che mia madre ha presentato, domanda di grazia in mio favore,
mi umilia profondamente. Non mi associo, quindi, a simile domanda, perché sento che macchierei la mia fede politica, che più di ogni cosa, della mia stessa vita, mi preme.” Il recluso politico SANDRO PERTINI

Pertini sosteneva:
“ L’uomo che ha una cultura deve più degli altri essere fedele ai principi della libertà, perché se la cultura non crea una coscienza civica, non serve a nulla, è nozionismo, allora tanto vale andare a un quiz televisivo ….…. ma spesso a rifiutare la domanda di grazia erano dei quasi analfabeti e questo è veramente da ricordare. Il mio pensiero torna spesso a questi compagni di galera che ricordo con affetto e ammirazione.”
Nel 1935 venne inviato al confino, prima a Ponza, poi nel 1940 a Ventotene, dove incontrò, tra gli altri, Pietro Secchia, Altiero Spinelli, Umberto Terracini, Ernesto Rossi. Liberato nel 1943, poco dopo l’8 settembre, partecipò alla difesa di Roma. Entrò in clandestinità, ma venne arrestato a Roma nell’ottobre dello stesso anno dalle SS e condannato a morte; riuscì però a fuggire da Regina Coeli insieme a Giuseppe Saragat, grazie all’azione dei partigiani dei Gruppi di azione patriottica. Tra i massimi dirigenti militari dei Comitato di liberazione nazionale (CLN), guidò la liberazione di Milano del 1945 e il 25 aprile in un messaggio radiofonico chiamò la popolazione all’insurrezione: “Cittadini, lavoratori, sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”. Per le sue attività durante la Resistenza, e in particolare per la difesa di Roma e le insurrezioni di Firenze e Milano, venne insignito della medaglia d’oro al valore militare. Conclusa la lotta armata, si dedicò alla vita politica e al giornalismo. Divenne segretario del Partito socialista nel 1945. Nell’Italia repubblicana fu senatore per la prima legislatura e poi deputato, consecutivamente, dal 1953 al 1976. L’8 luglio 1978 Pertini divenne il settimo Presidente della Repubblica Italiana dopo una votazione parlamentare in cui ottenne la più ampia maggioranza della storia italiana (al sedicesimo scrutinio con 832 voti su 995). Ricordiamo alcune sue affermazioni dell’ 11giugno 1985 a Strasburgo,disse:
“L’Italia deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano per la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire”
“ Bisogna che sia assicurato il lavoro ad ogni cittadino, la disoccupazione è un male tremendo che porta alla disperazione. Questo, chi vi parla, lo può dire per personale esperienza acquisita quando in esilio ho dovuto fare l’operaio per vivere onestamente. La disoccupazione giovanile deve soprattutto preoccuparci se non vogliamo che migliaia di giovani, privi di lavoro, diventino degli emarginati nella società, vadano alla deriva e, disperati, si facciano strumenti dei violenti o diventino succubi di corruttori senza scrupoli”.
Mai come oggi queste parole dovrebbero farci pensare e le passiamo in eredità al nuovo Presidente con tanti auguri di Buon lavoro !!!

 

Biografia
Lista articoli