rita rambelliChe ci piaccia o no è sempre più chiaro a tutti che quello delle “badanti”, quasi sempre straniere, è un modello che ha colmato un grande vuoto organizzativo da parte delle istituzioni e che si è diffuso a causa anche degli alti costi e insufficienza di posti nelle strutture residenziali.
Risulta però altrettanto evidente che questo modello va ripensato perché il sistema assistenziale basato sulle badanti vede tutto il “peso” sia economico, sia morale che organizzativo, interamente sulle spalle delle famiglie che stanno autonomamente cercando altre soluzioni che se non riducono i costi rispetto alla badante, abbassano almeno lo stress organizzativo (ferie, assenze, festività, ecc.) e questo spiega il dilagare in alcune zone dell’Emilia-Romagna delle case-famiglia.
La sfida oggi quindi è innovare e in particolare migliorare i servizi pubblici che devono essere più veloci, più comodi e sempre più personalizzati.
Accanto alle necessità assistenziali non devono sfuggire all’attenzione i nuovi bisogni legati alla vita sociale, alla necessità di sentirsi attivi ed utili: le persone che mantengono autonomia e capacità di condurre una vita attiva anche a tarda età sono sempre più numerose e ad esse deve essere data l’opportunità di viverla pienamente.
Alcuni Comuni si sono attivati per sperimentare nuove modalità di sostegno alle famiglie, finalizzato a ridurre i costi e nello stesso tempo cercando di dare un aiuto alle persone anziane senza sostituire completamente le loro capacità residue.

L’idea è quella di superare i limiti del modello uno a uno, andando verso soluzioni in cui l’assistenza è condivisa tra più soggetti in proporzione al rispettivo bisogno e favorendo le relazioni tra persone che resterebbero isolate.
Persino il nuovo Contratto collettivo nazionale per i dipendenti dei proprietari di fabbricati prevede, a fianco dei custodi e di altre figure, anche la badante di condominio. E’ stato realizzato una ricerca-azione sul welfare collaborativo chiamato “#WELCO”. Promosso da Irs in partnership con: Cgil, Spi Cgil e Fnp Cisl Lombardia, tre cooperative sociali (Genera, La Cordata e il Melograno), le Acli milanesi e il Comune di Milano.
In relazione ad alcuni progetti realizzati dal Comune di Milano emergono tre principali ostacoli:
• Il primo è legato all’organizzazione. Una figura di questo tipo ha bisogno di essere reclutata, coordinata e presidiata nella sua attività. Chi sostiene questi costi? È molto difficile trovare famiglie disposte a pagare di più una badante se è la stessa che va dai vicini.
• Il secondo ostacolo è legato all’interesse, mediamente basso, ad avere la stessa assistente che serve altri nello stesso palazzo o nella stessa zona. In una indagine svolta su un campione di anziani non autosufficienti in Emilia Romagna, solo il 24 per cento si è dichiarato disponibile a condividere una badante con altre famiglie all’interno del proprio condominio o quartiere (indagine Cergas Bocconi, 2016).
• Il terzo limite è dovuto alla tipologia di bisogni a cui far fronte, che non possono essere particolarmente intensi, in termini di assistenza richiesta. Un’esigenza intensa preclude la possibilità di condividere la badante con altri.
Il rapporto di ricerca è scaricabile su www.qualificare.info
L’idea è che mettendo insieme interessi e bisogni comuni si possano produrre iniziative più efficaci e potenti della somma delle azioni di ciascuno: perché produttrici di legami, fiducia, coesione, e perché benessere individuale e benessere collettivo vivono di intrecci. Questa è la filosofia che sta alla base del progetto “Quasi amici- Badanti di quartiere”, presentato dal consiglio di zona di Savio di Cervia e che l’Amministrazione comunale di Cervia ha approvato e finanziato in questi giorni.
E’ un progetto nato per promuovere il rispetto delle regole del buon vicinato per persone che si trovano in una situazione di particolare fragilità, fornendo loro, tramite un gruppo di volontari, sostegno e aiuto.
Gli obiettivi del progetto sono: sviluppare relazioni solidali fra i cittadini delle comunità, stimolare azioni di buon vicinato, sensibilizzare all’aiuto reciproco, superare l’isolamento, offrire un aiuto nello svolgimento di mansioni quotidiane, coinvolgere nella vita di comunità persone che comunque non si rivolgono ai servizi sociali,
Target di riferimento sono gli anziani over 70 senza rete parentale, che saranno coinvolti da un gruppo di volontari formati per questo compito, attraverso: svolgimento di piccole commissioni, aiuto nel fare la spesa, ritiro/consegna di farmaci, stimolo al ritrovo conviviale con altri anziani, accompagnamento ad occasioni di aggregazione nella comunità, passeggiate all’aria aperta in piccoli gruppi. L’idea è che ogni volontario sia punto di riferimento per più anziani così da risultare l’innesco di una rete di vicinato che faciliti la relazione: non solo anziani in relazione tra loro, ma anche anziani attivi nelle relazioni di vicinato, anziani coinvolti nelle relazioni di comunità.
Il lavoro delle “badanti di quartiere” sarà avviato nei giorni che precedono il Natale, quando distribuiranno i cesti natalizi agli anziani identificati come persone senza rete parentale. In quella occasione cercheranno di capire quali sono le situazioni cui dare maggiore priorità e le tipologie di bisogno evidenziato. Il progetto prevede la formazione di 8 volontari e ad oggi sono già sei, come conferma con soddisfazione il responsabile del progetto Antonio Emiliano Svezia. Il Comune di Cervia ha finanziato il progetto con € 1,000 per i primi acquisti: abbigliamento distintivo per i volontari, cibo e bevande per i momenti conviviali e per i cesti natalizi.
E’ stata anche attivata una raccolta fondi on line di crowdfunding per il progetto
“ Badanti di quartiere” sulla piattaforma Rete del dono.

https://www.retedeldono.it/it/progetti/%C3%A0ps-associazione-pro-loco-savio-di-cervia-ra/badanti-di-quartiere-quasi-amici


Utilizziamo i cookie per garantire le funzionalità del sito e per offrirti una migliore esperienza di navigazione. Continuando ne accetti l'utilizzo.
leggi la Nota Informativa Ok