ida accorsiDopo decenni di principesse che aspettano il principe azzurro e il suo bacio salvifico, sembra che qualcosa stia cambiando. Persino da Disney se ne sono accorti e qualche anno fa hanno prodotto Frozen, storia animata in cui il personaggio principale, Elsa, è sì una principessa, ma deve imparare a salvarsi da sola e a gestire il proprio potere magico. Ad aiutarla non c’è nessun principe, ma la sorella Anna Frozen.
Un cambiamento abbastanza importante, anche perché era dai tempi di Mulan, la guerriera cinese che si travestiva da uomo per entrare nell’esercito, che un personaggio femminile così “forte” non faceva breccia nei cuori delle piccole spettatrici. Di mezzo c’era stata la principessa Merida di The Brave – Ribelle, il cui successo tuttavia non è paragonabile a quello di Elsa.
Anche nei libri per ragazzi e bambini si sta dando sempre più spazio a storie di personaggi femminili che si salvano da soli. E spesso si riscrivono le storie di figure storiche: regine, principesse, ma anche pittrici, atlete…
Negli Stati Uniti è stato pubblicato l’abbecedario Rad American Women: a ogni lettera corrisponde una donna americana che è entrata nella storia per le proprie gesta.
Si passa dalla musica allo sport, fino ai diritti civili.

Francesca Cavallo ed Elena Favilli, in Italia, con Storie della buonanotte per bambine ribelli, raccontano 100 vite di donne celebri che sostituiscono le principesse delle favole, con racconti di donne che hanno cambiato il mondo, il tutto, illustrato da altrettante artiste straordinarie.
I libri per bambini della famosa autrice Bianca Pitzorno presentano personaggi femminili ben costruiti e pieni di aspirazioni. Da “L’amazzone di Alessandro Magno”, ambientato durante la spedizione del sovrano ellenico verso il Gange, racconta l’incontro tra l’uomo e la regina delle Amazzoni. Ma non solo: affronta anche un tema attualissimo, l’integrazione. Non tutti nel seguito reale sono contenti dei “barbari” che il sovrano ha deciso di portare con sé, sosta dopo sosta. Altra opera storica è “La bambina col falcone”, ambientata durante le Crociate. “Ascolta il mio cuore” e “Diana, Cupido e il Commendatore” sono altri due libri dell’autrice. Amicizia femminile, contrattempi del vivere, piccole avventure e tanta, tantissima indipendenza.
Eva Ibbotson, Britannica di origine austriaca, scrisse tantissimi libri per ragazzi. Miss Strega e Le zie improbabili sono i suoi capolavori. Il primo libro racconta la storia di una strega buona che desidera diventare erede dello stregone più potente, di cui tra l’altro è innamorata. Per riuscire nel suo intento deve sbaragliare le cattivissime concorrenti. le zie. Le zie improbabili è la storia di tre strane vecchiette che vivono su un’isola prendendosi cura di chiunque, un giorno decidono di rapire tre bambini per allevarli. Due di loro sono molto felici e ben presto iniziano a voler bene alle zie, solo uno, viziatissimo, sembra non apprezzare le loro cure…
Roald Dahlmatilda. Matilde, da cui è stato anche tratto l’omonimo film, narra le vicende di una bambina intelligentissima ma incompresa dalla famiglia. La sua unica alleata è una maestra, la signorina Dolcemiele. Proprio grazie al suo potere riesce a liberarsi dei genitori e della Direttrice della scuola che la sottopone a continue angherie.
Louisa May Alcott - Piccole donne. Piccole donne è uno dei libri fondamentali nella biblioteca di una bambina. Le sorelle March sono l’esempio che le ragazze possono perseguire i loro sogni. I limiti dell’opera non mancano, ma sono soprattutto legati all’epoca in cui fu scritta.
Novità (o quasi) George, di Alex Gino, racconta la storia di un bambino che dentro di sé si sente Melissa. Quando a scuola si preparano per mettere in scena “La tela di Carlotta”, George vorrebbe interpretare il ruolo di Carlotta, ma gli insegnanti e i compagni di scuola non vogliono accettare che un maschietto si cali nella parte di un personaggio femminile. Belle, astute e coraggiose è la collana che edizioni EL ha dedicato alle bambine speciali, quelle che non si fermano davanti a nessun ostacolo. I volumi sono scritti da Beatrice Masini e illustrati da Desideria Guicciardini.
Anche Rodari riscrive le fiabe tradizionali, prendiamo per esempio Cenerentola (fiaba su cui Rodari lavora molto). Nella fiaba di Perrault, che ha avuto grande diffusione, la protagonista viene descritta come ubbidiente, subordinata al mortificante lavoro casalingo, senza ribellarsi perfino di fronte agli insulti. Bella e nobile certo ma umile e sottomessa.
La scelta di Rodari di riscrivere Cenerentola è proprio per mettere in evidenza i paradossi. Mentre nella tradizione Cenerentola è apprezzata in quanto docile, per Rodari questa docilità è il sintomo della debolezza di carattere di segno negativo. Nel racconto Rodari pone alcune questioni relative agli equilibri del rapporto di coppia: propone una compagna, non una domestica, elimina del tutto l’elemento magico e fa compiere alla sua Cenerentola - Delfina un gesto di trasgressione rispetto al modello di ragazza obbediente. È Delfina stessa che prende l’iniziativa di indossare l’abito da sera di una cliente della lavanderia senza averne il permesso ed esce persino dal negozio indossando l’abito. E non contento, riscrive anche la conclusione della fiaba, totalmente diversa da quella nota e conosciuta.
La Cenerentola di Rodari è una donna emancipata, lavoratrice, che decide di aprire un’attività tutta sua e che si trova su un piano di parità rispetto al marito, parità definita tra le altre cose anche dal fatto che anche lui non è un nobile, ma un lavoratore.(1)(2)
La riscrittura di Cenerentola prevede anche una versione con un protagonista maschile: il ragazzo Carlo è lo stalliere del conte Cenerentolis padre di Guido e Anna. Il conte e i suoi figlioli decidono per le vacanze di fare il giro del mondo con il loro yacht, Carlo con l’aiuto del mozzo di bordo sale clandestinamente sulla barca. Segue un naufragio su un’isola selvaggia dove Carlo si rivela prezioso grazie a un accendino a gas che egli regala allo stregone degli indigeni. Carlo viene venerato come il dio del fuoco ecc. 

DELFINA AL BALLO
C’era una volta, a Modena, la lavanderia a secco della signora Eulalia Borghetti, una vedova che viveva con due figliole, Sofronia e Bibiana, e teneva con sé anche una nipote povera, Delfina.
La teneva per carità, s’intende. A Delfina non era mai permesso di dimenticarlo. Una rozza vestaglia grigia era la sua uniforme, tanto nei giorni feriali che in quelli festivi. E mai una volta all’Opera, lei, o a teatro, o al ballo. E guai se si arrischiava a gettare un’occhiata fuori dalla vetrina del negozio.
“Delfina, hai finito di contare le gambe dei cani?” le domandava la zia Eulalia con una voce che faceva accapponare la pelle. Anche quella sera Delfina era rimasta sola. La zia e le cugine, in pompa magna, si erano recate al gran ballo per l’elezione del Presidente della Repubblica di Venere.
Un razzo dalla coda infuocata le aveva portate sul lontano pianeta. Altri razzi, a centinaia, s’incrociavano nel cielo della città, affondavano nello spazio con il loro carico di abiti da sera, di gioielli, di signore e signorine che cicalavano gioiosamente.
“Stasera, lassù, ci saranno tutte le bellezze della Via Lattea” sospirava Delfina, guardando per aria. “Chissà che vestiti! Chissà che musica! Dicono che sarà lanciato un ballo nuovo. Ed io qua, a finire di stirare il vestito della signora Foglietti”.
delfina al ballo3 001Questo vestito era un’autentica meraviglia: nero, tutto ricamato d’oro e d’argento, pareva una notte stellata. Ma la signora Foglietti non poteva portarlo, al ballo su Venere, perché l’aveva già portato una volta, quando era stato eletto l’altro presidente.
Delfina, quasi senza pensarci, si tolse la vestaglia grigia e indossò l’abito ricamato. Fece due o tre passi di danza, fantasticando e fu sulla porta della lavanderia.
La strada era deserta. Sempre così, quando c’era una gran festa su qualche pianeta…Qua e là, lungo i marciapiedi, sostavano alcune astronavi tipo famiglia. Una aveva la portiera posteriore semiaperta. Delfina spiò nell’interno: non c’era nessuno. Si infilò silenziosamente nel razzo, sprofondando nel sedile. Come ci si stava comodi! Ah, partire, così, andarsene a spasso senza meta fra le stelle, vagabondare senza doveri, senza zie arcigne, senza cugine pettegole, senza clienti pignole… “Possibile che non ci sia posto, nel cosmo, vasto com’è, per una piccola orfanella?”
In quel momento si udì un suono di voci, di passi, la portiera anteriore del missile si aprì, una coppia piuttosto anziana si accomodò nei sedili, davanti a Delfina, a pochi decimetri da lei, che scivolò sul pavimento con batticuore.
“Mio Dio, proprio la signora Foglietti! Se mi vede col suo vestito…”
Erano i signori Foglietti, e anche loro si recavano al gran ballo. Ma la signora Foglietti diceva al marito: “Non facciamo troppo tardi però. A mezzanotte in punto torniamo, perché domattina presto voglio andare a Sassuolo a comprare le uova fresche”.
Il signor Foglietti brontolò una risposta incomprensibile. Egli stava accendendo una sigaretta. Alla luce del cerino premette un tasto, il razzo a fotoni spiccò un balzo alla velocità della luce e prima che il signor Foglietti spegnesse il cerino, erano belli e arrivati sul pianeta Venere.
Delfina aspettò che uscissero dall’astronave e che si allontanassero; quindi uscì a sua volta.
“Che faccio qui? Tanto vale che vada anch’io alla festa. Ci sarà tanta gente, la signora Foglietti non mi vedrà di certo”.
E così fece. Andò alla festa. Il Palazzo della Presidenza brillava di un milione di luci, da un milione di finestre. Dentro era un’enorme sala rotonda, con al centro il palco per l’ orchestra, e anche il palco era rotondo, ed era tanto grande che avrebbe contenuto comodamente la piazza San Pietro di Roma. Migliaia di persone danzavano allegramente il nuovo ballo, detto il “saturn”.
“Signorina, permette?” Un giovane, alto, elegante, si rivolgeva proprio a lei, a Delfina, con un sorriso e un inchino. “Veramente, io…Ecco, sono appena arrivata, non conosco ancora il “saturn”.
“Ma è facilissimo, venga glielo insegno io. Somiglia un po’ a quel ballo che ballavano i nostri bisnonni. Se lo ricorda? Quello che chiamavano il surf …”
“Ah, sì. Mia zia dice che era un bel ballo. Lei è per i balli di una volta, dice che erano più gentili, più composti… - Lei è una terrestre, vero?” “Si! Di Modena. E lei è un venusiano, si vede dai capelli verdi”.
“Ma anche lei ha una bellissima cosa verde. Anzi, proprio verde-venere…i suoi occhi”.
“I miei occhi? Le mie cugine dicono sempre che ho gli occhi troppo piccoli”.
Ballarono quel ballo, e un altro e altri cinque. Quel giovane si comportava come che avesse scommesso di ballare soltanto con lei. Delfina era un po’ meravigliata. A un certo punto poi, ebbe la strana sensazione che tutti la guardassero, sia mentre ballava, sia quando il giovane le porgeva un’aranciata con la cannuccia.
“Forse il vestito mi fa qualche difetto, - pensava preoccupata. – Pazienza mi diverto lo stesso e se volete guardarmi, guardatemi”.
Alle undici la musica cessò e dagli autoparlanti, in tutte le lingue della Via Lattea, si diffuse l’annuncio che di lì a qualche momento il Presidente di Venere avrebbe premiato la più bella della festa.
“Beata lei, - pensò Delfina. – Ma non sarà ora che scappi? No, no, ho ancora tempo. Però bisogna per forza che torni sulla terra con l’astronave dei signori Foglietti. Mi nasconderò sul sedile di dietro, come ho fatto all’andata”.
Mentre rifletteva su queste cose, due signori in alta uniforme le si avvicinarono, le presero sorridendo un braccio ciascuno e l’accompagnarono verso il palco. Intorno a lei scoppiavano gli applausi e allagavano in cerchio fino alle pareti e alla cupola dell’immenso salone.
“Che succede, adesso?” si domanda Delfina, smarrita. Successe che la fecero salire sul palco; una voce annunciò che era lei, proprio lei la regina della festa interplanetaria.
delfina al ballo4 001“E ora il Presidente di Venere consegnerà alla signorina un anello con una pietra del colore dei suoi occhi”. Il Presidente di Venere? Lui, il giovanotto con cui aveva ballato tutta la sera? Delfina non voleva credere ai suoi occhi. Ma era lui, non c’era da sbagliare. Il suo sorriso era gentile e affettuoso. Le dita le tremavano, mentre il Presidente stava per infilarle l’anello… E a un tratto gli occhi le corsero al suo orologino da polso: un minuto a mezzanotte! L’astronave! I signori Foglietti! La terra!
Delfina si scosse come se una vespa l’avesse punta. Lasciò cadere l’anello e con un grido si precipitò a fendere la calca; fuggì fuori dal palazzo, balzò su un aerotassì e si fece portare al cosmodromo… Meno male, la piccola utilitaria spaziale dei signori Foglietti era ancora là. Forse, prima di venir via dal castello, avevano voluto assistere alla premiazione della reginetta. Meno male…Delfina scivolò al suo posto e attese.
“Strano, - diceva qualche minuto dopo la signora Foglietti al marito, mentre si accingevano al volo di ritorno- Quella ragazza che ha ballato tutta la sera con il Presidente, quella che hanno perfino premiato”…
“Ebbene?” - borbottò il signor Foglietti. “Non ti pare che avesse indosso un vestito uguale al mio? Sai quello nero ricamato d’oro e d’argento…” “Eh, andiamo…”-“Se non sapessi che il vestito si trova in lavanderia, ti assicuro che …” “Eh, andiamo, - ripeté il signor Foglietti. – A credere a te, l’intero sistema solare è abitato soltanto da donne che vogliono copiare i tuoi vestiti”.
Il signor Foglietti accese un’altra sigaretta. E furono sulla Terra prima che egli potesse buttar fuori la prima nuvoletta di fumo.
“Delfina, se tu sapessi! Delfina, se avessi visto!”
Sofronia e Bibiana, che si erano alzate solo per l’ora di pranzo, non la finivano più di raccontare. E Delfina zitta. Anche la zia Eulalia era in vena di chiacchiere.
“Ho visto il Presidente da qui a lì, non era più lontano di quella porta. Ho quasi ballato con lui.
“Mamma! – protestò Bibiana – “Non ho detto che ho ballato, ma quasi ballato: non è la stessa cosa, ma è stato ugualmente emozionante”.
Nel pomeriggio tutta Modena è a rumore. Ambasciatori del pianeta Venere stanno battendo la città, strada per strada, casa per casa, per una missione straordinaria.
“Cosa fanno? Cosa cercano? - “Figuratevi! Dicono che la reginetta della festa, quella che è scappata a mezzanotte, era una di Modena”. – “E il nome? Il nome? Come si chiamava?”
Nella confusione si erano dimenticati di domandarglielo. Adesso la cercano, perché il Presidente la vuole sposare. Gli ambasciatori giravano con l’anello, confrontavano il colore della pietra con gli occhi delle ragazze e si disperavano di non trovarli mai uguali.
“Quella vi ha ingannati! – diceva la gente. – Sulla terra nessuno ha gli occhi color verde-venere: non era una terrestre, quella là! - “Era una terrestre, era di Modena”, insistevano gli ambasciatori.
Le ragazze correvano a provarsi l’anello.
“Signorina, ma lei ha gli occhi blu!” - “Cosa vuol dire? Io ho gli occhi cangianti: ieri sera potevo anche averli del colore che dite voi. Se l’anello mi va bene, vuol dire che sono io quella che cercate. “Ecco, proviamo. No l’anello non le va bene, Ha visto?
Arrivarono anche nei pressi della lavanderia a secco. La signora Borghetti e le figliole corsero fuori a informarsi, lasciando Delfina a preparare la cena. E mentre quelle erano fuori, ecco che entra la signora Foglietti. Delfina impallidisce: “È qua per il vestito! Chissà che scenata mi farà”, “Cara – disse la signora Foglietti, gentilmente, “te l’hanno detto?“
“Che cosa, signora?” – “Ma del vestito! Credevo che se ne fossero accorte. Sai che la reginetta della festa indossava un vestito uguale al mio, proprio quello che vi ho dato da pulire la settimana scorsa?”.
“Io non so, io non so nulla”. – “Hm… il vestito è qui?” - “Eccolo signora”.
La signora Foglietti lo esaminò con attenzione, lo voltò sotto e sopra, lo annusò, chissà perché.
“Hm… “- fece ancora.- “Tutto spiegazzato, stropicciato…come mai?” – “Domani lo prepareremo, - disse in fretta Delfina… - “Cosa? – strillò in quel momento la signora Eulalia, rientrando. – Cosa? Quel vestito è stato lavato e stirato proprio ieri! Cosa sono queste storie?”
“Andiamo male”, pensò Delfina impallidendo. Gli ambasciatori scelsero proprio quel momento per affacciarsi al negozio. Delfina li scambiò per due guardie che venissero per arrestarla, e svenne…
Quando rinvenne, si trovò seduta sulla migliore sedia del negozio, e intorno a lei ambasciatori, cugine, zii, clienti e una gran folla, dentro e fuori della lavanderia, tutti in estasi, tutti in attesa che aprisse bocca.
“Guardate! Ecco gli occhi color verde-venere” gridarono gli ambasciatori.
“Ed ecco il vestito che indossava” strillò trionfante la signora Foglietti.
“Io… - balbettò Delfina, - io…non l’ho fatto apposta”. “Cara, ma cosa dici? Quel vestito è tuo. Che onore per Modena! Presidentessa di Venere, la nostra Delfina! Ah, come hai fatto presto a far carriera…
E giù applausi, grida di evviva, canti, e la banda sul marciapiede.
Quella sera stessa Delfina partì per Venere dove sposò il giovane Presidente. Il quale, come tutti i presidenti di Venere, rimase in carica una settimana, poi tornò a fare il suo lavoro, che era quello di addetto a un distributore di carburanti fotonici per astronavi. Delfina aprì su Venere una lavanderia nuova di zecca. I giovani sposi fecero affari d’oro.
Anche perché la signora Foglietti e molte altre signore di Modena, da quel giorno in poi, si servirono da lei anziché dalla signora Borghetti. Arrivavano con la loro astronave, fresche fresche, portando su Venere le ultime novità della Terra e, qualche volta, anche i saluti di Bibiana e Sofronia e una mezza dozzina di uova comprate a Sassuolo o a Gaggio di Piano.(3)
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Note

(1) Appunti contenuti nei "Giochi nell'URSS scritti da Rodari nel 1983 di pubblicazione postuma,  citati nel volume "Una savia Bambina" Gianni Rodari e i modelli femminili  Ed. Settenove pag 48  
(2) Gianni Rodari - Grammatica della fantasia pag.67)
(3)Gianni Rodari - Delfina al ballo, da Gip nel televisore e altre storie in orbita. La favola in orbita, uscì per la prima volta presso l’editore Mursia nel 1962; nel 1967 fu arricchita da altre storie in orbita comparse sul Corriere dei Piccoli fra il 1965 e il 1967. Dal 2005 il volume è stato pubblicato da Einaudi Ragazzi con illustrazioni di Giulia Bracesco autrice delle due illustrazioni riportate nel testo


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