diana catellaniFra pochi giorni saremo chiamati a votare per il rinnovamento del Parlamento europeo in un clima di grande sfiducia verso le istituzioni comunitarie e verso lo stesso progetto di Unione. Nella prospettiva del voto, ho seguito molte conferenze e letto libri su questo tema e qui riporto una breve sintesi di quanto ho recepito sul tema Europa.
Sono passati molti anni da quando la costruzione dell’Europa Unita ha mosso i primi passi e da allora molte cose sono cambiate: le democrazie occidentali oggi sono in crisi per la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni, per la distanza tra cittadini e “palazzo”, per il nazionalismo che rialza la testa, per il populismo che pare dilagare in vari paesi europei e per la paura indotta dall’ immigrazione.
A tutto questo si aggiungono: gli effetti di una lunga crisi economica che ha portato un notevole aumento della disoccupazione soprattutto giovanile; il terremoto “Brexit” che ha prodotto effetti deleteri anche senza essere diventato realtà (è rimasto allo stato di solo annuncio); l’isolazionismo degli USA; l’egoismo di certi stati membri che intendono la UE solo come bancomat da cui attingere risorse, ma poi si ritraggono quando si richiede la loro solidarietà…. Questi fattori di disgregazione sono amplificati da una classe politica che in genere tiene più in considerazione la possibilità di essere rieletta che non il bene dei propri cittadini.
In questo stato di cose, una propaganda manovrata ad hoc, induce la gente a individuare nell’Europa, che pure ha commesso molti errori, la responsabile di tutti i mali. ….. Ma molto più spesso sono i singoli stati col loro miope egoismo a ostacolare l’efficacia delle direttive europee….

bandiera europeaOra, detto ciò, l’Europa parrebbe la proverbiale casa costruita sulla sabbia, ma per affrontare le sfide del mondo di oggi (clima, terrorismo, immigrazione, inquinamento ….) non c’è altra via da seguire che unire le forze per consolidare le fondamenta della casa comune guardando al futuro e alle giovani generazioni, ma per procedere a questa “rifondazione” è bene ricordare come e perché è cominciato il processo di unificazione.
C’erano inizialmente sei paesi, poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, che intendevano prevenire lo scoppio di altri conflitti sanguinosi, costati milioni di morti , eliminando i motivi economici di contrasto, che sono sempre all’ origine di ogni conflitto.
Le basi dell’ Europa unita furono gettate da cinque uomini, cinque grandi statisti, che sapevano guardare al futuro: Adenauer, Schumann, De Gasperi, Monnet, Churchill. Appartenevano a paesi che erano sempre stati su fronti opposti nelle infinite guerre di cui è disseminata la storia europea, ma seppero guardarsi negli occhi e stringersi le mani per costruire nuove possibilità di pace e di collaborazione.
Man mano che la prima comunità si allargava, aumentavano anche i campi di collaborazione e cambiavano le sigle : prima ci fu la CECA (1951-per carbone e acciaio), poi CEE ed EURATOM (1957 – eliminazione dazi doganali , agricoltura, commercio, energia atomica),e nel 1993 con il trattato di Maastricht nacque l’ UNIONE EUROPEA – UE .
Nel frattempo si unirono ai sei paesi fondatori, anche Grecia, Spagna , Portogallo, Paesi Scandinavi, Danimarca e infine i paesi dell’ex blocco sovietico. Ora l’UE è formata da 28 paesi, in molti dei quali circola una moneta comune: l’euro. Nel 2009 si arrivò alla formulazione della CARTA FONDAMENTALE DEI DIRITTI.
L’ UE ha avuto importanti conseguenze positive su tutti i cittadini europei, che ora possono circolare liberamente da un paese all’ altro, ma risente ancora di aspetti negativi derivanti soprattutto dalla reticenza dei vari stati a cedere parte della propria sovranità a favore di istituzioni comuni più forti, ma è questa la meta cui si deve tendere.
Cosa dovrebbe fare il nuovo Parlamento europeo dopo il 26 maggio? (mentre fino ad ora ho riportato il risultato di letture e di relazioni seguite in diverse occasioni, quelle che seguono sono mie riflessioni)
La prima cosa cui si dovrebbe ovviare, a mio parere, è eliminare le condizioni attuali che inducono le imprese italiane a migrare verso altri paesi dell’Unione per pagare meno tasse e per pagare salari più bassi: perché non stabilire regole salariali comuni e un regime fiscale comune per le imprese?
Credo che se ne avvantaggerebbero i nostri giovani che troverebbero lavoro più facilmente e anche i lavoratori che oggi sono costretti, in altri paesi, a lavorare per pochi euro al giorno.
Altro problema che paralizza qualunque iniziativa è quello per cui ogni proposta deve essere approvata all’unanimità: sui temi più importanti non ci si può far bloccare dai piccoli, miopi egoismi di qualche paese, deve bastare la maggioranza, magari la maggioranza qualificata …. poi tutti si devono attenere alle decisioni prese dagli organi rappresentativi, pena la sospensione dell’erogazione di fondi comunitari.
Sono certamente molti altri i problemi da affrontare, ma se si riuscisse a risolvere questi citati qui sopra si potrebbero fare progressi strepitosi.


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