diana catellaniSono interminabili le sere di novembre: il buio arriva prestissimo e, dopo aver preparato la cena (si fa per dire, molto spesso apro il frigo alle 19 e tiro fuori qualcosa di veloce, o termino ciò che mi è avanzato a mezzogiorno e consumo il mio lauto pasto guardando il programma preserale), mi restano da riempire 4/5 ore di solitudine, dato che, andando a letto presto, finirei poi con lo svegliarmi nel cuore della notte senza poter più riaddormentarmi.
Mi sono di grande aiuto il computer, che mi permette di collegarmi coi miei figli lontani o con gli amici reali e virtuali tramite i social-network, e la televisione.
Da quando sono sola però non riesco più a seguire i talk-show che parlano di politica: mi innervosisco e non c’è nessuno con cui dividere la mia rabbia e la mia indignazione. Per questo preferisco sintonizzarmi sui canali che trasmettono vecchi film.
Controllo prima di tutto il cast: la presenza di grandi attori è sempre una garanzia; poi leggo la trama: scarto senz’altro i film dalla comicità troppo facile, i film western, il genere horror e la fantascienza. Amo le storie vere o verosimili, che parlano di situazioni contemporanee o storiche e mi piacciono i gialli. Detto questo si può ben capire che, avendo una normalissima antenna e nessuna pay-tv, la rosa delle possibili scelte è molto ristretta.

Tuttavia capita non di rado di trovare pellicole dignitose, che possono offrire il modo di passare piacevolmente un paio d’ore. E’ quello che è successo qualche sera fa, quando, facendo un lungo zapping, ho visto che stava per cominciare "A spasso nel bosco", un film tratto da un romanzo autobiografico di Bill Bryson e interpretato da Robert Redford e Nick Nolte.
-Wow! – mi son detta – bel colpo! Due grandi attori che ho sempre ammirato per la loro bravura e anche per il loro aspetto: erano due gran bei giovanotti…-
E mi sono predisposta alla visione del film, di cui racconto ora brevemente la trama.
Bill Bryson è uno scrittore in crisi che, nonostante l’opposizione della moglie, decide di percorrere il sentiero dei Monti Appalachi (3500 Km.) per provare nuove emozioni a contatto con la natura e forse per provare a se stesso di non essere "finito" come uomo e come scrittore.
Suo compagno di viaggio è un vecchio amico di gioventù che non rivedeva da anni. Nel cammino, i due incontrano viaggiatori intrepidi, animali selvatici e difficoltà di vario genere, che superano insieme. Il silenzio dei boschi, la bellezza della natura in cui sono immersi, li inducono a ricordare gli anni passati e le avventure vissute insieme e a raccontarsi le rispettive vicende personali, con la confidenza che si può avere solo con chi ha diviso con te gli anni della gioventù.
A un certo punto cadono in un burrone e si credono spacciati: non riusciranno mai a risalire la parete ripida che li sovrasta... è il momento per riconoscere i propri errori, per mettersi a nudo, per riflettere sulla immensità del cielo e dell'universo e sulla piccolezza di noi esseri umani, che spesso dimentichiamo di essere solo un granello di sabbia sperduto nel cosmo.
L'incidente pone fine alle velleità di terminare l’itinerario programmato, le cui difficoltà sono troppo superiori alle forze di due vecchi, ma il cammino percorso insieme non è stato inutile: ha rinsaldato un'amicizia e ha fatto apprezzare ad ognuno dei due protagonisti quanto di bello e di buono la vita continua a concedere loro.
Mentre guardavo il film, mi sono trovata a pensare.
Spesso capita, a causa delle nostre scelte, di perdere lungo la strada amicizie che hanno segnato e accompagnato la nostra giovinezza, con le quali abbiamo condiviso i primi passi nella vita e alle quali ci sentivamo legati strettamente. Poi trasferimenti, lavoro, impegni familiari, nuove relazioni sociali ti portano a perdere i contatti con quelle persone, ma, se hai la fortuna di rincontrarle, trovi subito il modo di riallacciare il dialogo sospeso per anni, ma ancora vivo dentro di te.
Ho pensato anche che, come nel film, quando ti ritrovi in situazioni estreme, allora tutto si ridimensiona: ciò che ti sembrava di capitale importanza, la carriera, i soldi, il lavoro, si rivela quasi insignificante e apprezzi le piccole grandi cose che fanno bella la vita. Visti a distanza di tempo anche gli eventi che hai vissuto con angoscia o con dispiacere, ritornano alla mente più sfumati, ti suscitano tenerezza, ti fanno quasi sorridere.
Presa da questi pensieri, forse non sono stata troppo attenta agli aspetti tecnico-artistici della pellicola e per questo, nonostante le recensioni non entusiasmanti degli addetti ai lavori, questo film a me è piaciuto: l'ironia di tante situazioni e l'autoironia dei due personaggi mi ha fatto passare una serata piacevole. Certo rivedere Redford e Nolte invecchiati ti fa riandare col pensiero alla loro immagine di quando erano giovani, belli e aitanti e questo ti mette un po' di malinconia, perché è inevitabile pensare che il tempo ha prodotto anche su di te gli stessi guasti (se non peggiori) che ha compiuto su tali campioni della specie umana.
Finito il film, come ogni sera, ho dato un’occhiata ai notiziari della notte e sono andata a letto per leggere o rileggere qualche buon libro, la compagnia più preziosa nelle lunghe notti d’inverno.

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