diana catellaniSi avvicinava il centenario della fine della Grande Guerra e per questa ricorrenza il gruppo culturale cui appartengo aveva previsto di organizzare un evento che ricordasse a tutti come la pace non sia un bene così scontato.
Volevamo rievocare i tempi in cui le cartoline di precetto seminavano periodicamente il panico nelle famiglie, che si vedevano strappare i propri figli con la prospettiva di non vederli più tornare.
Ma quale evento poteva essere più efficace? Abbiamo deciso alla fine che si poteva organizzare una mostra di foto, cimeli, documenti, lettere di soldati di entrambe le guerre mondiali che hanno insanguinato il secolo scorso e di intitolarla “Mai più la guerra…”.

Diana Guerra 2Molte persone hanno aderito al nostro invito mettendoci a disposizione i loro ricordi di famiglia. Tra i documenti pervenuti, c’era un DVD di foto scattate sul fronte della Grande Guerra da un reporter, Attilio Prevost, divenuto poi sindaco di un paese vicino.
Da questo DVD ha preso il via un lavoro di scelta ed elaborazione delle immagini per costruire un video, in cui abbiamo assemblato anche foto e documenti preventivamente scannerizzati. Il montaggio delle immagini, raggruppate per temi, ci ha consentito di fare un excursus sulla vita dei soldati in trincea, sulle battaglie, sul ruolo delle donne, sugli effetti rovinosi della guerra per finire con il ricordo dei ragazzi della nostra zona che non sono mai ritornati dal fronte. Il racconto veniva inframmezzato da citazioni di poesie scritte al fronte, da brani di lettere di particolare intensità, mentre i canti della Grande Guerra facevano da sottofondo musicale. E’ stato un lavoro lungo, che mi ha impegnata per buona parte dell’estate e nel quale ho avuto la collaborazione di un’amica e delle sue nipoti, che mi hanno dischiuso i segreti di Power Point.
Durante le nostre ricerche, avevamo avuto modo di contattare un collezionista di cimeli provenienti dai campi di battaglia della prima Guerra Mondiale, il quale ha messo a disposizione per la nostra mostra un prezioso e ricchissimo tesoro di oggetti d’epoca raccolti in anni e anni di appassionata ricerca.
Diana Guerra 1Per coinvolgere i visitatori abbiamo pensato di distribuire loro dei cartellini con la scritta: Dedicato a… Su di essi ognuno era invitato a scrivere il nome di un nonno, di un bisnonno, di un parente o conoscente morto durante la guerra o una riflessione su quanto aveva visto; il cartellino doveva poi essere messo dentro a una boccia di vetro contenente un proiettile, per poter alla fine seppellire quel simbolo di guerra con tanti pensieri di pace. .. Le dediche più semplici sono state quelle dei bambini delle classi elementari, che hanno mostrato grande interesse e viva partecipazione.
Tra le dediche più commoventi, quella di una signora che ricordava il suo papà ritornato dalla guerra, ma diverso da prima … o quella che ricordava una bisnonna che ha salvato il proprio figlio durante un bombardamento… e tante altre che esprimevano gratitudine ai ragazzi del ’99 e a tutti i giovani che non sono più tornati a casa.
L’itinerario della mostra terminava con l’angolo dedicato alla Seconda Guerra Mondiale e alla sua tragica conclusione con il lancio della bomba atomica e lì accanto campeggiava la colomba della pace di Picasso con la scritta “Mai più la guerra…”
Agli scolari che sono venuti a visitare la mostra, abbiamo cercato di far capire quanto siano fortunati a vivere in un’Europa finalmente pacificata, dopo secoli di guerre continue.
E’ stato un lavoro lungo e faticoso, ma l’apprezzamento e la commozione dei visitatori lo hanno ampiamente ricompensato.

 

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