I vecchi e il medico di Rosanna Vagge

I vecchi e il medico di Rosanna Vagge

il blog di Rosanna Vagge

rosanna vaggeNell’articolo del mese scorso ho parlato di come i media tendano a pubblicizzare gli effetti benefici di pratiche sanitarie a soli scopi economici utilizzando la parola prevenzione, oggi tanto amata, come si usa, o meglio si usava, lo specchietto per le allodole.
Lungi da me l’intenzione di essere noiosa o, ancor peggio, polemica, ma ritengo fondamentale insistere su questo argomento per avvertire i cittadini che quando si tratta di salute è facile cadere nel trabocchetto e lasciarsi attrarre da ciò che ci viene presentato come lusinghiero rischiando di tralasciare, a scapito del buon senso, ciò che è davvero utile e soprattutto possibile fare in ogni diversa situazione.
L’articolo a cui mi ispiro è intitolato “Prevenire è meglio che curare: ecco come aiutare gli anziani” e la presentazione è la seguente: “Gli over65sono soggetti a cadute che possono anche invalidare, ma la tecnologia opera in loro soccorso”.
Il sentirmi parte in causa aggiunge forza alla mia testardaggine e, siccome, oltre ad appartenere alla categoria degli over 65, sono pure reduce da due cadute, a distanza di un mese l’una dall’altra, a seguito delle quali ho riportato, nella prima, una frattura costale, tutto sommato poco invalidante e, nella seconda, una frattura del malleolo esterno della caviglia, ben più limitante la mia autonomia di espressione corporea, mi comprenderete se a leggere certi articoli mi si accappona la pelle.

rosanna vaggeSono sempre stata attratta dal significato dei detti e proverbi che in famiglia venivano citati frequentemente, soprattutto da nonna Rosina, forse, penso ora in età ben più matura, per il fascino che suscita in me il sapere antico, basato sul buonsenso e sull’esperienza.
“Prevenire è meglio che curare” è senza dubbio tra i detti più popolari e, oserei dire, di una attualità sorprendente dal momento che viviamo in una società perseguitata e, talvolta ahimè paralizzata, dal rischio per qualunque cosa, al punto che la frase risulta tra le più gettonate negli slogan televisivi e negli articoli delle riviste di ogni genere. D’altra parte è pressoché impossibile non essere d’accordo su un concetto generale così realistico, espresso con un linguaggio chiaro e inconfutabile.

rosanna vaggeDopo la sentenza della Corte Costituzionale sull’aiuto al suicidio, i giornali hanno comunicato la notizia utilizzando parole e titoli molto variabili per intonazioni, dai più sobri ai più apocalittici, nel tentativo di trovare motivazioni per schierarsi da una o dall’altra parte.
Differente l’articolo intitolato “Una scelta di libertà sotto stretta sorveglianza”, pubblicato sul quotidiano Il Secolo XIX venerdì 27 settembre 2019 a firma Luisella Battaglia, docente di Filosofia Morale e Bioetica presso l’università di Genova e Napoli e Direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Bioetica, articolo che mi ha offerto molti spunti di riflessione, essendo l’autrice capace di analizzare la questione per “le sue implicazioni tra la sfera della politica e quella della vita, tra polis e bios” e porsi una serie di domande di una complessità straordinaria.

rosanna vaggeAnche quest’anno sono stata invitata ai corsi di cultura di Chiavari in qualità di docente e il titolo che mi è stato proposto per la prima lezione ,”Nonni e nipoti oggi: una relazione speciale di crescita reciproca”, tocca una tematica che mi sta particolarmente a cuore, sia perché sono orgogliosa di essere nonna per ben tre volte, sia per il fatto che mi piacciono i vecchi e i grandi vecchi, capaci di sorprendermi ogni giorno per quello che sanno trasmettere.
Non credo proprio che qualcuno possa nutrire dubbi sul fatto che nonni e nipoti o più in generale vecchi e bambini, siano in grado di sviluppare una relazione speciale di crescita, ma oggi, con il cambiamento demografico e la crisi economica e morale che coinvolge la società intera e sovverte la struttura delle famiglie, è ancora possibile investire risorse affinché questa relazione sia mantenuta, se non implementata? È una domanda che mi desta grande preoccupazione.

rosanna vagge“Ti va di raccontarmi qualcosa della tua vita?” Chiedo a Pietro, seduto nel giardino della casa di riposo in un punto dove le correnti d’aria, incrociandosi, offrono un po’ di sollievo alla calura estiva.
“Certamente, mi fa piacere” mi risponde sorridendo e così mi sistemo accanto a lui, con in mano la scheda narrativa ancora intonsa.
Gli chiedo della sua famiglia di origine e Pietro, senza alcuna esitazione parla del padre Giacomo e della mamma Palmira, entrambi contadini, gran lavoratori, che , oltre l’orto e gli ulivi, accudivano anche tre vacche. Anche lui ha fatto il contadino e, nel poco tempo che gli rimaneva, persino lavorando di notte, ha aiutato amici e parenti a costruire case. Precisa che è un lavoro duro, soprattutto la raccolta delle olive e la produzione dell’olio, ma che la madre era sempre pronta a portare nei campi qualcosa da mangiare, come fagioli o zucchini bolliti, insieme ad un bel bicchiere di vino, e questo era davvero confortevole. Poi, puntando il dito indice verso di me e guardandomi fisso negli occhi, sentenzia con orgoglio: “Non si poteva dire: oggi non lavoro, altrimenti l’olio andava tutto in malora”.

rosanna vagge“Dare vita agli anni” è il titolo di una conferenza realizzata nell’ambito del patto di sussidiarietà 2018-19 e precisamente del progetto della Regione Liguria “Ogni stagione porta i suoi frutti”, dedicato alle persone over sessanta e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Sarò relatrice insieme all’antropologo Antonio Guerci, professore emerito dell’Università di Genova.
Ebbene, non appena Antonietta, preziosa collaboratrice del progetto, suggerì questo titolo, lo accolsi con grande entusiasmo, certa che avrei potuto trasmettere quanto di mia conoscenza al fine di aiutare le persone a vivere meglio l’avanzare degli anni, in sinergia con la relazione di apertura dell’autorevole amico antropologo. Non avrei mai pensato che la semplice frase “dare vita agli anni” scatenasse in me una raffica di domande , di dubbi, di pensieri confusi e persino contrastanti.

rosanna vaggeLa frase “Herrare umanun est, perseverare autem diabolicum”, leggo su Wikipedia, è attribuita a Lucio Anneo Seneca, detto il vecchio, padre dell’omonimo e più famoso filosofo che siamo soliti chiamare semplicemente Seneca. Che sia giusta o no questa attribuzione, poco importa, ma mi fa sorridere l’idea che una citazione così veritiera, inerente i fattori umani, chiara e profonda nel suo significato, sia stata pronunciata da un signore soprannominato “il vecchio”. Mi fa sorridere, amaramente, perché è proprio nella cura dei vecchi, che noi, cosiddetti professionisti della salute degli anni 2000, persistiamo nel compiere errori, a fronte di ogni evidenza, che ci fanno passare dall’umano al diabolico.

rosanna vaggeLa Liguria è tra le regioni più vecchie d’Italia con una percentuale di popolazione maggiore di 80 anni del 9,2% rispetto al 6,7% del dato nazionale.
Come si evince dalle diapositive sottostanti tratte dalla relazione dell’antropologo Antonio Guerci dal titolo “Anziani ieri, oggi , altrove”, anche gli ultranovantenni sono in numero considerevole e persino si contano al 2015, 844 ultracentenari, di cui ben 732 donne. D’altra parte è ben noto che noi donne la facciamo da padrone sull’aspettativa di vita, sopravvivendo più a lungo degli uomini. Sopravvivendo, proprio così, perché la vita sana, senza disabilità o malattie gravi si sta riducendo al punto che dal 2004 al 2008 si è addirittura dimezzata mentre gli appartenenti al sesso maschile sono stati meno sfortunati.

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