I vecchi e il medico di Rosanna Vagge

il blog di Rosanna Vagge

rosanna vaggeE’ fuori di ogni dubbio che il crollo del ponte Morandi ha lasciato una ferita aperta nel mio cuore di genovese.
Quando ero adolescente, lo zio Ercole, macchinista delle Ferrovie dello Stato, amico e collega di mio padre, ci portava con la sua auto che aveva acquistato dopo il pensionamento, ad ammirare la magnificenza del ponte, appena costruito, capace di unire la zona ovest a quella est della città. Eppure non erano certo da poco i disagi che la costruzione dell’opera aveva provocato al suo appartamento, sito ad un piano alto delle cosiddette “case dei ferrovieri”, dove risiedeva con l’anziana madre e due sorelle, entrambi zitelle. Infatti uno degli enormi piloni che sorreggevano il Morandi passava davanti alle finestre di due stanze attigue affacciate sulla via principale ed era talmente vicino che, sporgendoti, lo potevi toccare con una mano. Così la luce penetrava a fatica e la vista del cemento sopra la testa non aveva proprio nulla di spettacolare.

rosanna vaggeHo scritto tante volte su questo argomento, ma ci voglio ritornare perché l’esperienza umana e professionale di vita che inesorabilmente si accresce col moltiplicarsi dei miei capelli bianchi mi obbliga a urlare al mondo che mi circonda, e in particolare a quello sanitario, di contare fino a 10 - almeno fino a 10 - prima di annunciare, per iscritto o verbalmente, nefaste sentenze sulle persone che necessitano del nostro aiuto.
Comprendo che la tendenza attuale sia quella di mettere le mani avanti - non si sa mai cosa possa accadere - e di difendersi da tutto e tutti; comprendo pure che un novantenne pieno di acciacchi abbia più probabilità di lasciare questa terra in tempi brevi rispetto a un baldanzoso giovane, ma, mi chiedo, e parlo come medico, se non si possa trovare un equilibrio tra le possibili e temibili conseguenze di un evento clinico che colpisce una persona cara, tanto più se avanti con gli anni e la fiducia nelle capacità individuali della stessa, affinché, con l’aiuto della scienza e della tecnologia moderna, oltre che degli amici e familiari che le sono accanto possa farcela a recuperare e a ritrovare il proprio benessere.

rosanna vaggeIn famiglia, negli anni della mia fanciullezza, i proverbi, i modi di dire, le metafore erano all’ordine del giorno.
Nonna Rosina diceva spesso “E’ proprio vero che come si nasce si muore” riferendosi alla difficoltà che ognuno di noi ha di cambiare carattere. Era convinta, cioè, che se uno nasceva con qualche caratteristica, nel bene e nel male, se la portasse dietro fino alla morte. Di tanto in tanto, diceva anche “Il buongiorno si vede dal mattino”, attribuendo a questa frase un significato analogo alla precedente. Quando si rivolgeva a noi tre nipoti, di cui io ero la maggiore, enunciando detti di tal fatta, l’espressione del suo volto diventava arcigna, ma sotto sotto era possibile intravedere una certa benevolenza, oltre alla convinzione che non avrebbe smesso di provare a “raddrizzare le zampe ai grilli”.

rosanna vagge“IL VECCHIETTO DOVE LO METTO?” leggo su una locandina del settimanale “Il Levante” di ritorno dal consueto allenamento di corsa. Incomincia ad albeggiare ed io sono sola, avendo già salutato le restanti componenti di quella combriccola, capace di alzarsi alle 5 del mattino, quasi tutti i giorni, e di condividere fatiche e pazzia.
Mi fermo all’istante, anzi mi paralizzo. La stessa domanda ce la ponevamo spesso, anni fa, quando lavoravo in pronto soccorso e vi era la cronica carenza di posti letto a disposizione nei reparti di degenza. Per fortuna, oserei dire, i vecchietti ne avevano di tutte un po’, di patologie, per cui potevano essere ricoverati, quasi indifferentemente, in medicina o in neurologia o in pneumologia o in chirurgia generale, purché si avesse l’accortezza, per evitare ripercussioni “primariali”, di sottolineare alla voce “ ipotesi diagnostica” la malattia più consona al reparto prescelto. Le donne, per fortuna in maggioranza, avevano una chance in più degli uomini, perché, alla disperata, potevano essere collocate in Ginecologia, mentre il reparto di Urologia era dotato di un numero molto ridotto di posti letto.

rosanna vaggeAbbastanza spesso compaiono sui social network immagini di anziani sorridenti che si scambiano effusioni amorose passeggiando in luoghi idilliaci, sottotitolate con frasi sensazionalistiche del tipo: ”Addio alle case di riposo: arriva il cohousing per anziani” (da Eticamente) oppure “Niente più casa di riposo: la nuova tendenza è invecchiare con i propri amici” (da Fabiosa).
Confesso che non posso fare a meno di leggerli, questi articoli, che esordiscono quasi tutti allo stesso modo, sottolineando la catastrofica previsione dell’invecchiamento della popolazione mondiale e l’inevitabile frenesia della società attuale che rende difficoltosa la “gestione” degli anziani, non più risorsa di saggezza ed esperienza, ma solo un peso da sopportare. Ed ecco che, “in questo panorama non proprio luminoso” – cito testuali parole - si fanno strada soluzioni alternative che prendono spunto da modelli realizzati in altri paesi, Danimarca, Olanda, Stati Uniti, persino Giappone.

rosanna vagge“Il concetto di cura non coincide con la terapia e la diagnosi, ma comprende, oltre la parte scientifica, una fetta non misurabile che non può essere descritta che narrandosi. Questa fetta è rappresentata dalle emozioni: sofferenza, paura, speranza, malessere nonostante tutto funzioni”.
Sono frasi che ho annotato in un quaderno nel corso di un seminario sulla medicina narrativa, tematica che mi ha sempre interessato, anche ai tempi in cui lavoravo in ospedale e mi occupavo di malati acuti e critici, tanto è vero che spesso riportavo, a conclusione delle mie relazioni, le frasi tratte dai libri di Giorgio Cosmacini ( ed.Cortina Raffaello) ed in particolare il pensiero espresso nelle diapositive sottostanti.

rosanna vaggeIn una giornata burrascosa, con allerta meteo arancione, nel bel mezzo delle festività Natalizie, non riesco a togliermi dalla mente un triste pensiero: siamo tutti ammalati, se non nel fisico, almeno nella mente. Sì, proprio così, come asserito nella brillante opera teatrale di Jules Romains “Knock ovvero il trionfo della medicina”: il sano è un malato che non sa di esserlo e la salute è uno stato provvisorio che non lascia presagire nulla di buono.
Nel 1923, all’epoca della prima rappresentazione, la pièce fu molto apprezzata, sia per la satira sui medici, sia perché l’autore esportò da oltre Atlantico le prime pubblicità intensive e le applicò alla medicina, sortendo effetti di grande comicità.
Sì, esattamente, l’idea che si potesse mercificare la salute era talmente inconsueta, se non addirittura assurda, da suscitare ilarità.

rosanna vaggeLuciana è arrivata alcuni mesi fa nella casa di riposo. In precedenza aveva frequentato un centro diurno e aveva trascorso un certo periodo in un’altra struttura residenziale, dove non si era trovata bene, sicché la figlia aveva optato per riportarsela a casa.
Impresa pressoché impossibile considerato che Luciana è una settantottenne vivace, gioviale, socievole, ma guai a provare a contraddirla. A ogni richiesta formulata in modo brusco o semplicemente con indifferenza, reagisce malamente e se la prende con tutti e tutto ciò che ha intorno. In un’occasione, di cui non è stato possibile comprendere la causa scatenante, a farne le spese è stata Vittoria, la gatta rossa, che ha avuto un bel da fare a divincolarsi e scappare in giardino. A parte questi brevi episodi, che avvengono comunque più volte nell’arco della giornata, Luciana appare entusiasta della vita, corre incontro alle persone, anche quelle che non ha mai conosciuto, chiede un bacio o un abbraccio, si emoziona di fronte al pianto di un bambino o allo scodinzolare di un cane.

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