Mille parole per l'eguaglianza

Chiuso un anno, il 2017, chiusa una legislatura 2013-2018, da dove si riparte, per andare dove?
Si può fare un piccolo bilancio dell’anno trascorso, ma anche individuare alcuni nodi del welfare, con attenzione alla condizione degli anziani, che, se non risolti, renderanno sempre più difficile la vita loro e dei famigliari.
Le conquiste più significative sono state ottenute nell’area dei diritti civili con alcune leggi importanti: sulle unioni civili e le convivenze (n. 76/2016), sul “Dopo di noi” (n.112/2016), sul Consenso informato e il testamento biologico (n. 219/2017).
Includo in questo elenco, come promemoria per una futura legge, il Fondo pari a 60 milioni di euro per tre anni, in favore di chi assiste familiari disabili e anziani inserito nella Legge di Bilancio 2018, con un aggancio alle  legge quadro sull'assistenza ai disabili  n.104/92).

L’ultima nota di fine anno in “Mille parole”, non può non partire dall’approvazione della legge sul testamento biologico, ovvero la norma in materia di Disposizioni anticipate e di consenso informato. Altri contributi qualificati riprendono su PLV i contenuti specifici e l’iter civile, politico e parlamentare durato decenni.
Qui però, seguendo la traccia di tutti gli apporti raccolti nel corso di questi anni sul tema, vorrei solo inserirla come una vittoria di valori e principi che collimano con gli scopi e la filosofia che PLV ha adottato sin dall’inizio, parlando di diritti, di uguaglianza, di “idee, azioni e servizi per meglio vivere vecchiaia, disabilità e cronicità” come recita la nostra copertina.
Perché questa legge sancisce un diritto, una libertà di scelta, un principio di uguaglianza tra chi si può permettere una morte dignitosa in Svizzera e chi è solo in un letto di ospedale o di una RSA. Tanto più sei solo, anziano e fragile, tanto più hai bisogni di costruirti una rete di protezione che fino all’ultimo salvaguardi la tua dignità, le tue scelte personali.

Una parola ha accompagnato, quasi in sordina, attività e incontri di questi ultimi mesi: formazione. Formazione è richiesta per gli operatori della cura, formazione per i caregiver, formazione per i MMG, formazione per tutte le persone sempre, ma è chiesta quasi sottovoce perché si sa che la formazione è la prima voce su cui ricadono i tagli di spesa, con una miopia ormai irrecuperabile.
Il ricorrere di questa sottolineatura, in molteplici situazioni, è indissolubile dal suo presupposto: il lavoro, sia che esso sia volontario (o ritenuto tale sempre) come per i careviger, sia che rappresenti un’occupazione professionale.

Del vincitore del Premio Nobel dell’Economia 2017 Richard Thaler, di cui non conoscevo neppure l’esistenza, mi hanno colpito nelle motivazioni per l’assegnazione due suoi concetti: uno che gli economisti devono ricordare che di fronte a loro ci sono degli uomini, su cui ricadranno le loro conclusioni e l’altro che, a volte, una spintarella gentile, piccoli aiuti (nudge) possono aiutare un comportamento umano più che tante regole e informazioni. Questi due spunti mi accompagnano su due temi ricorrenti in questo aggiornamento: l’assistenza alle persone con Alzheimer e l’utilizzo delle innovazioni tecnologiche.

Settembre mese dell’Alzheimer, è occasione per fare il punto sullo stato della cura: ricerca, assistenza, prospettive per le persone con demenza.
È condiviso e acquisito un concetto di cura che considera la persona nel suo insieme, ponendo attenzione non solo ai sintomi della malattia, ma anche alle sue possibilità, poche o tante che siano, di poter aspirare al massimo della qualità di vita possibile.
Sono tante le esperienze presentate, da seguire nel loro sviluppo.
C'è un filo comune negli indirizzi teorici proposti che si concentrano sul comportamento delle persone con patologie dementigene, all’esterno nella comunità e nella città e all’interno dei loro luoghi di vita, come una delle manifestazioni della malattia con cui misurarsi.

Si chiamano “buone pratiche”. Sono i risultati di un agire nei vari campi delle attività umane per migliorare la realtà.
Spesso si consolidano in quel luogo, in quel servizio, tra quei cittadini e/o quegli operatori, proseguono nel corso degli anni.
Le buone pratiche connotano tutto il sistema di welfare. C’è uno sforzo da parte di soggetti diversi, dagli Enti pubblici alle Fondazioni, dai Centri culturali alle Associazioni di diversa natura, alle Università a raccoglierle.

Il 15 giugno è stata la giornata mondiale, proclamata dall’OMS, (qui) contro gli abusi sulle persone anziane.
Il 16% delle persone oltre i 60 anni ha subito un abuso: psicologico (11,6%), finanziario (6,8%), trascuratezza (4,2%), fisico (2,6%) o sessuale (0,9%). Tutti questi abusi hanno una ricaduta sullo stato di salute, fisica e psichica.
Non se ne parla molto anche se i 140 milioni di vittime odierne si calcola che saliranno a oltre 320 milioni nel 2050, in parallelo alla crescita degli ultrasessantenni.
C’è un abuso, che non è neppure considerato come tale, di cui si parla ancor meno: le diseguaglianze nelle cure per la salute per questa fascia di persone, rispetto al resto della popolazione.

Accoglienza, inclusione, integrazione. E ancora: curiosità, desiderio, progetto oppure rifiuto, isolamento, solitudine.
Sullo sfondo la marcia di Milano contro razzismo e discriminazione “ Insieme senza muri”.
Cosa c’entra tutto questo con la vecchiaia?
È stata una successione di collegamenti, a ruota libera, casuali, tra sollecitazioni provenienti dalle notizie (la manifestazione di Milano), da attività in corso (lettura dei due libri di Massimo Ammaniti e Tahar Ben Jelloun) da riflessioni e da interrogativi su una sensazione di inadeguatezza degli attuali parametri e strumenti (nelle mie conoscenze) per dare concretezza a un’idea di qualità di vita e benessere per i vecchi, sia che siano nella propria casa sia che accedano a qualche servizio di cura.

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