Mille parole per l'eguaglianza

Marzo è per antonomasia il mese in cui la Festa dell’8 marzo induce a riflettere sulle conquiste di questi oltre settanta anni di lotte per l’emancipazione, i diritti e la libertà delle donne.
Quest’anno purtroppo in Italia e nel mondo un vento di restaurazione e arretramento, un terribile coagulo di tutte le spinte più retrive contro le donne e più in generale i“diversi”, sta suscitando indignazione e preoccupazione.
Non si fermano i femminicidi: nel 2018 sono state uccise 121 donne. Al momento in cui scrivo, metà marzo, sono già 15 le morti violente dall’inizio dell’anno, un dato in continuo tragico aggiornamento.
Lo scenario è un film degli orrori: dai femminicidi quasi sempre da parte di persone con cui esiste o esisteva una relazione, agli stupri e alle violenze sessuali, ai maltrattamenti nei luoghi di cura e assistenza, alla riproposizione delle “case chiuse”.

Cinque articoli selezionati sui giornali di febbraio.
Due sono di “cronaca”: scoperta l’ennesima casa-lager per anziani, nell’Appennino Bolognese; il presidente Mattarella grazia due anziani ultra ottantenni che avevano ucciso la moglie con demenza ( il terzo ottuagenario graziato aveva ucciso il figlio tossicodipendente).
Tre sono di varia classificazione, sul nostro futuro prossimo, molto prossimo.
La prima. In Giappone gli anziani soli e poveri compiono qualche piccolo crimine per poter andare in prigione dove cibo e cure sono garantiti, anche con un certo confort, anche se hai l’Alzheimer.

Sempre più spesso appaiono sui giornali notizie di abusi e violenze su anziani non autosufficienti, all’interno di appartamenti -perché non si possono chiamare servizi!- allestiti “clandestinamente”.
Sono definiti come “case famiglie”, spazi alloggiativi che pur citati tra i servizi socioassistenziali hanno una fisionomia approssimativa. Non sono previste autorizzazioni peri funzionamento ma solo una semplice comunicazione di avvio dell’attività al Comune di ubicazione, lasciata nei fatti alla volontà del gestore.
Ciascun Comune si è dotato o avrebbe dovuto farlo, di un regolamento in cui prevedere i documenti necessari, i requisiti e le modalità di funzionamento e gestione, le forme di controllo e di vigilanza.

Può essere vero che parlare di vecchi soli, di nonne che aiutano i nipoti autistici, di anziani colpiti da demenza in questa contingenza economica e politica, può essere una non-notizia.
È però, pure vero che gli ultimi a veder riconosciuti diritti e opportunità rischiano di più nelle crisi perché depauperati di supporti specie per il decrescere delle risorse pubbliche.
Rischiano di più perché si stanno impoverendo le reti di solidarietà, si abbassa il livello di accettazione del diverso, qualunque sia la diversità rilevata.
Per paradosso, per non confrontarsi con la diversità s’individua “l’untore”, il portatore di disgrazie, in primis, in un “vaccino”, chiamato in causa come responsabile, che sostituisce “l’ira degli dei”, ovviamente scatenata dai pro vaccino.
Tutte le patologie, tra cui l’autismo, che ancora non hanno avuto una soluzione dalla scienza sarebbero da attribuite ad un “entità” manipolata da forze occulte, da qualcosa /qualcuno non controllabile, come le divinità antiche.

Si sono conclusi i diversi programmi promossi in settembre per ricordare Alzheimer e demenze.
Forse eventi e confronti si sono ridotti, anche nelle realtà più attive e hanno prevalso iniziative ludiche o mirate su tecniche e proposte di cura e aiuto come “marchi proprietari”.
Le aziende farmaceutiche abbandonano la ricerca,  il Piano nazionale demenze è nel limbo, la legge sui caregiver è affossata, le  risorse degli enti pubblici territoriali al lumicino: lo scenario futuro è incerto.

a) La parola del Festival della Filosofia 2019 di Modena sarà “persona, una categoria di lunga durata della cultura europea, fondamento dell’autonomia individuale e dei diritti umani. Sempre immersa in una rete di reciprocità, alla persona si riconduce il principio di dignità, sia nel campo sociale e politico (come per esempio nel caso del lavoro), sia nelle questioni bioetiche di inizio e fine vita. Si indagherà anche il modo in cui l’essere persone passi attraverso il riconoscimento e la messa in scena del sé, in cui si esprime la soggettività di ciascuno” (Comunicato del Comitato scientifico).
“…il concetto di persona- completa Remo Bodei, Presidente del Comitato - è una piattaforma che regge l’umano, dall’aspetto biologico ai suoi diritti, partendo dalla stessa costituzione”.

Doveva essere un aggiornamento di Perlungavita.it in sintonia con le “ferie d’agosto”: presentazione di qualche libro ed eventuali annunci di eventi sui temi della vecchiaia e della cura.
Poi ci sono state iniziative su alcuni temi che, parlando di vecchiaia, di prevenzione, ritengo basilari: i diritti degli anziani, nel più ampio quadro dei diritti più deboli, la costruzione di reti e di comunità solidali in cui i vecchi sono partecipi e protagonisti attivi, la declinazione di un’idea dell’invecchiare bene non legata solo ai paradigmi della salute fisica, psichica, cognitiva propria della sfera sanitaria, la disparità di trattamento e di cura nei confronti delle donne rispetto agli uomini, che si accentua con la vecchiaia e la non autosufficienza.

Nelle  "Mille parole "di aprile annotavo alcune riflessioni: gli anziani sono spaventati da mille malattie, in primo luogo la demenza. La maggioranza di loro scruta e interpreta ogni mutamento nelle loro prestazioni quotidiane, come un avviso di morbo di Alzheimer.
Come e da chi gli anziani sono informati sul tema “demenza”?
Quali sono le domande a cui non ricevono risposta o che hanno coraggio di porre? Quali sono, in una società che invecchia le condizioni culturali e ambientali, oltre che sociali, di cui il sistema nel suo complesso si deve fare carico? È sufficiente una città “amica” della demenza o serve una comunità informata?

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