Manteniamo, come “promemoria” iniziale, l’interrogativo, sempre più preoccupante, che ricorre in tutte queste mie note: i vecchi dove li metto?
È una campagna elettorale continua che ha avuto un inizio lontano nel tempo e non si sa quando mai finirà- con tutte le scadenze previste anche quest’anno- che condiziona ogni azione di governo, a livello nazionale e regionale, dalle leggi ai Documenti di programmazione economica finanziaria (DEF), dagli investimenti (quei pochi che ci sono) ai progetti.
Dei vecchi però non si parla mai, se non per sottrarre dalle loro pensioni i contributi per rispettare le promesse elettorali.

Tanti però s’interrogano in merito, perché i vecchi esistono, aumentano, sono parte di questa realtà, assorbendone i lati positivi e negativi.
Hanno desideri da esaudire, interessi da coltivare, mansioni e compiti da svolgere per sé e per gli altri.
Nel frattempo però accumulano acciacchi, malattie, condizioni di non autosufficienza, i loro caregiver sono all’estremo e sempre più soli, mentre le risposte si riducono in termini numerici e anche in varietà di offerta.
Diventa sempre più urgente, come scritto più volte, sorvegliare e controllare il funzionamento dei servizi esistenti, attivare le forme di prevenzione idonee per ritardare l’insorgere di patologie invalidanti, garantire ai vecchi l’esercizio degli stessi diritti goduti dal resto della popolazione.Ci sono, in questo variegato panorama italiano, esperienze e sperimentazioni, ricerche e risultati interessanti, condotti anche con spirito pioneristico, che non appaiono con il dovuto risalto nei siti dedicati e spesso paludati che si occupano di welfare. Sono molto carenti i luoghi d’incontro tra tutte le figure coinvolte in cui è possibile confrontarsi, arricchirsi individualmente e professionalmente. La competenza delle Regioni in materia di programmazione e servizi socioassistenziali ha frammentato il settore, dalla legislazione alle modalità di gestione e, aspetto ancor più grave, nella tutela degli anziani. Non riesco ad immaginare cosa può succedere se, come e quando verrà attuato quel disegno di maggiore autonomia di alcune Regioni.In questo scenario risulta ancor più urgente che un minimo comune denominatore di qualità dei servizi sia ricercato e attuato da tutti i soggetti coinvolti: gli anziani in primis, (perché non devono essere solo destinatari ma attori principali come singoli e come cittadini), i caregiver, i professionisti, i volontari, ma anche soggetti istituzionali non dedicati e privati “puri”, impegnando ai vari livelli le istituzioni pubbliche interessate.Più volte, su PLV, si è parlato della tutela della salute degli anziani con cure appropriate in termini di prevenzione, nursing, esami, farmaci anche nel fine vita con un’attenzione alla medicina di genere, perché in questo campo la discriminazione non comporti ulteriori danni all’integrità fisica e psichica delle donne. Serve in un percorso di approfondimento coinvolgere professionisti di discipline diverse, spesso ignorate dalle pratiche mediche adottate per gli anziani e le anziane. Una seconda traccia dovrebbe ricercare e indagare azioni, servizi, interventi per delineare un welfare per gli anziani, definito non solo da strutture residenziali, in qualsiasi modo siano chiamate, ma da una flessibilità di offerta in grado di soddisfare il più possibile i bisogni e le attese dei vecchi e dei caregiver. Occorre porsi alcune domande a cui anche il welfare aziendale o il secondo welfare dovrebbero porre attenzione nella loro programmazione.La scarsità di risorse pubbliche in che modo può trovare un bilanciamento in interventi di altri soggetti? Quei contesti assistenziali, con i diversi livelli d’integrazione- poco attuata a dire il vero- proposti anni fa (assistenza domiciliare, servizi sanitari territoriali, comunità alloggio, centri diurni, case di riposo, RSA) sono adeguati alla realtà attuale, sia come risposta alla domanda sia come sostenibilità futura non solo economica del sistema? La molteplicità dei soggetti coinvolti – vecchi, caregiver, volontariato, soggetti privati, Fondazioni, Enti locali, Stato quale ruolo assolvono e quale controllo richiedono al servizio pubblico, titolare di questa funzione di tutela dei cittadini?Un terzo ambito è forse propedeutico ai due sopracitati: quanto serve un cambiamento culturale per prepararsi alla vecchiaia, per dialogare con gli anziani, per vivere questa fase storica in cui la presenza di persone in età avanzata è sempre più visibile nel mondo circostante, per strada, al mercato, nelle sale d’attesa?Prepararsi alla vecchiaia serve non per accettare un futuro inevitabile, ma per viverlo in modo soddisfacente. La pedagogia della vecchiaia, che è già stato oggetto di interviste e di articoli su PLV è materia su cui soffermarsi, di cui apprendere motivazioni e necessità, perché un vecchio non è identificabile con una patologia. È un individuo che ha davanti non un tempo residuale da vivere, da riempire con finte occupazioni, ma un numero indefinito di anni che richiedono di analizzare i propri attrezzi di vita, riposizionare interessi e capacità, costruirsi nuovi programmi e obiettivi. Forse anche le numerose associazioni che impegnano anziani o ad essi si rivolgono potrebbero dare e ricevere un grande contributo in questa prospettivaQuanto sopra descritto è il contesto in cui si inseriscono i contenuti di PLV, con l’aiuto insostituibile e decisivo di tutti coloro che hanno scritto e scrivono su questo piccolo spazio.Condivido con i lettori queste riflessioni che accompagnano la programmazione a grandi linee dei prossimi aggiornamenti di PLV. Sarei molto soddisfatta se su questa traccia riuscissi a realizzarne se non tutto almeno una quota consistente. Non avendo scelto di fare aggiornamenti monotematici, si rischia anche di dare messaggi confusi e non chiarire le scelte e le mete. C’è bisogno di confronto, in un momento in cui le poche certezze rimaste ( o almeno qualcosa che assomiglia loro) stanno in cima (valori, etica, ideali) e alla fine (comportamenti individuali, scelte quotidiane, modi di fare) per trovare il filo conduttore e la coerenza nel “che fare” che coinvolge le persone nella vita pubblica, sociale, professionale, politica. Si sa (forse) cosa vorremmo, si sa cosa non faremo mai e cosa saremmo disposti a fare. È difficile costruire la strada che unisce, per sapere cosa fare oggi e domani- il come, il quando, con chi- per non sentirsi impotenti di fronte ad un mondo molto difficile e ingiusto, spesso crudele.Anche perché nel frattempo i vecchi aumentano e non c’è una società preparata

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