Marzo è per antonomasia il mese in cui la Festa dell’8 marzo induce a riflettere sulle conquiste di questi oltre settanta anni di lotte per l’emancipazione, i diritti e la libertà delle donne.
Quest’anno purtroppo in Italia e nel mondo un vento di restaurazione e arretramento, un terribile coagulo di tutte le spinte più retrive contro le donne e più in generale i“diversi”, sta suscitando indignazione e preoccupazione.
Non si fermano i femminicidi: nel 2018 sono state uccise 121 donne. Al momento in cui scrivo, metà marzo, sono già 15 le morti violente dall’inizio dell’anno, un dato in continuo tragico aggiornamento.
Lo scenario è un film degli orrori: dai femminicidi quasi sempre da parte di persone con cui esiste o esisteva una relazione, agli stupri e alle violenze sessuali, ai maltrattamenti nei luoghi di cura e assistenza, alla riproposizione delle “case chiuse”.

Questa realtà si accompagna- pur in presenza di normative per tutelare le donne abusate- alla riduzione delle pene, se non anche assoluzioni, per le motivazioni adottate dai collegi giudicanti a salvaguardia non delle vittime ma a giustificazione degli autori dei reati.
Il Congresso delle famiglie che si svolge a fine marzo a Verona è forse- nelle esternazioni fatte e nelle posizioni assunte in più occasioni da promotori, relatori e partecipanti- sintesi esplicita di questa regressione, di questo attacco ai diritti e alle liberta conquistate dalle donne.
Niente pare salvarsi: dalle norme sull’interruzione di gravidanza, al divorzio, dal riconoscimento delle diverse identità sessuali, alla tutela economica della donna quando soggetto più debole nelle cause di separazione. Anzi tutte le proposte che saranno presentate in quel consesso mirano a costringere la donna a restare in famiglia, anche se questa unione non può più essere considerata tale, dedicandosi alla crescita dei figli e a favorire la carriera del marito.
Se queste sono le manifestazioni più eclatanti deve esserci anche la consapevolezza che c’è tutta una palude molte estesa e profonda che fa da acqua di coltura per discriminazioni più profonde e camuffate, incardinate nella cultura vigente: diritti negati nel lavoro e nella società, condizioni di sottomissione economica, psicologica, di ricatti continui usando come arma i figli, ricerche e protocolli di cura per la salute che non adottano la differenza di genere come elemento non eludibile, solo per citarne alcune.
Quando queste diseguaglianze rientrano nel fenomeno più ampio dell’ageismo, si amplificano perché la donna anziana spesso sola e non tutelata ha meno risorse e autonomie economiche, culturali, relazionali, decisionali avendo vissuto tutta una vita in sottomissione. Perché la tanto “invidiata” maggior speranza di vita delle donne si traduce spesso in un calvario.
Interessante quanto emerge da una rilevazione dell’Osservatorio Sociale Regionale, in collaborazione con AUSER, nel Decimo Rapporto sulla violenza di genere in Toscana, sulla violenza verso le donne anziane
Dei 108 femminicidi compiuti in Toscana dal 2006 al 2017 in 45 casi hanno riguardato donne sopra i sessanta anni, ma le donne anziane in minima parte accedono ai Centri Antiviolenza. Sono state oltre 500 le donne intervistate. Purtroppo il 26,8 % indica una qualche possibile giustificazione alla violenza (gelosia, stress psicologico).
Ogni tanto compare una notizia, un trafiletto ad una colonna: picchia la madre per avere i soldi per i divertimenti, oppure per il gioco, oppure per la droga. 
Ed ancora: vecchie picchiate e maltrattate nei luoghi di ricovero, più o meno legali, donne anziane dementi abusate da coloro che se ne dovevano prendere cura. 
Quasi quotidianamente si legge di truffe, raggiri e furti a danno di donne anziane, che vivono sole in anonimi condomini, la cui solitudine diventa esca e terreno di azione dei malviventi. 
PLV tramite i suoi collaboratori e collaboratrici ha parlato delle discriminazioni verso le donne anziane in più occasioni, denunciando maltrattamenti fisici e psichici, cure e assistenza non adeguate se non anche pericolose, diritti non rispettati. Lo fa in questo numero e continuerà a farlo anche in seguito, cogliendo ogni circostanza e argomento che possa diffondere conoscenza e consapevolezza in merito. 
C’è tanto da scavare e fare emergere. Sono poche le informazioni in merito. Cito alcuni temi a mio avviso decisivi per difendere quell’identità e quei diritti individuali che, irrinunciabili per tutti, per le donne anziane sono spesso miraggi lontani:
a) Il rispetto della propria volontà nella scelta dell’amministratore di sostegno, del testamento biologico, del luogo ove continuare a vivere, avendone anche le possibilità materiali.
b) Aver garantite cure sanitarie, farmacologiche, assistenziali appropriate per le proprie condizioni di salute di cui il genere è indicatore essenziale.
c) Aver riconosciuta, anche nelle condizioni di salute più deteriorate il diritto al rispetto della propria dignità.
L’educazione al rispetto delle differenze e delle identità deve superare secoli di discriminazioni e abusi. In questo mese di marzo, volevo presentare un libro di Maria Attanasio “La ragazza di Marsiglia” che si è portato appresso un testo precedente di Enzo e Nicola Ciconte “Il ministro e le sue mogli”. Le recensioni sono diventate la cronaca di soprusi, umiliazioni e violazione dei diritti di una donna, perpetrati dal 1854 al 1878 da tutto un apparato statale, professionale e sociale a favore del marito potente politico per assicurargli impunità e vantaggi. La ragazza di Marsiglia è Rosalie Montmasson e il marito Francesco Crispi. Ieri come oggi, oggi come ieri.
Ritorno alla ricorrenza che citavo all’inizio.
Mi piace celebrare l’8 marzo e mi piace la mimosa. Non capisco tutta la carica iconoclasta contro questa ricorrenza e i suoi simboli, come se fossero di impedimento a nuove conquiste. Mai dimenticare quanto simboli e ricorrenze abbiano la forza di catalizzare ricordi e identità di milioni di donne per le quali l’8 marzo era ed è sì una festa, ma anche un bilancio e un progetto. In questa data, nel corso degli anni, milioni di donne sono scese in piazza e sono sfilate con le mimose in mano. 
Dati i tempi, diventa urgente riappropriarsi da parte di ognuno- uomini e donne, giovani e vecchi-dello spirito di queste battaglie per non lasciare nessuno indietro. È una battaglia tutta da combattere e forse anche molto aspra. Mai niente è acquisito per sempre e servono idee e azioni per convincere e coinvolgere.

 


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