Cinque domande a...

Cinque domande a...

andrea fabboAndrea Fabbo- Medico geriatra, direttore della UOC di Geriatria- Disturbi Cognitivi e Demenze della AUSL di Modena- Referente per il Progetto Demenze della RER nell’ambito del Servizio Assistenza Territoriale- Tutor e docente della scuola di specializzazione in Geriatria e docente a contratto di psicogeriatria per il corso di laurea in Terapia Occupazionale dell’Università di Modena e Reggio Emilia

Riprendo il colloquio avvenuto su PLV sul tema delle demenze. All’ultima domanda che le avevo posto, quella personale, le chiedevo come uomo e come geriatra cosa avrebbe voluto, per sé o per un famigliare se affetti da demenza e rispose “Vorrei poi, quando sarò anziano e forse “demente” (nessuno di noi è completamente immune dalla possibilità di diventarlo) essere messo nelle condizioni di poter scegliere o quanto meno di essere considerato come una persona che ancora può contribuire, a suo modo e con quello che può, alla vita della società. Per fare questo dobbiamo pensare a un nuovo welfare, al modello della “Dementia Friendly Community” più che alla costruzione di villaggi o luoghi dedicati che hanno sì un’attenzione alla tema, ma che comunque si configurano come spazi “chiusi” e poco attinenti alla vita quotidiana”. Ricominciamo da qui per parlare dell’accordo raggiunto in sede di Conferenza unificata sulle “Linee d’indirizzo nazionali per la costruzione di Comunità amiche delle persone con demenza” licenziate il 20 febbraio ( in seguito “Linee d’indirizzo”, N.d.R.)? Quale percorso dal Piano Nazionale Demenze del 2015 sino all’adozione di questo accordo?

walther orsiWalther Orsi- sociologo, formatore, saggista. Si è interessato di politica sociale, sociologia delle organizzazioni socio-sanitarie, sociologia della salute, prevenzione del disagio giovanile, promozione della salute nei processi di invecchiamento

Due anni fa è stato proponente/redattore e ora coordinatore, sempre come volontario, del progetto “Buone pratiche sociali” inserito all’interno dell’Associazione nazionale Cittadinanzattiva, nella sua diramazione regionale in Emilia-Romagna. Prima di entrare nelle finalità del progetto e nelle azioni individuate e praticate pongo la prima domanda: cosa sono le “Buone pratiche sociali”, cosa hanno in comune e cosa le differenzia dalle diverse attività che le organizzazioni di volontariato promuovono sul territorio regionale e nazionale. Perché questo diverso livello di partecipazione?

viola ardoneViola Ardone- Insegnante, autrice di romanzi e di manuali per la scuola, racconti in collaborazione con i ragazzi dell'Istituto Penale Minorile di Nisida nell’ambito di un progetto di scrittura

Il suo libro “Il treno dei bambini” (Einaudi editore) link riprende un grande iniziativa di solidarietà tra Nord e Sud, organizzata dalle donne dell’UDI, del Partito Comunista dell’Emilia Romagna, da organizzazioni e tanti comitati locali, negli anni tra il 1945 e il 1952. Come raccontato nel libro di Giovanni Rinaldi “Il treno della felicità”  e nel documentario “Pasta nera” di Alessandro Piva, (https://www.youtube.com/watch?v=v5zph62IdCY) premiato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2012, decine di migliaia di bambini delle famiglie più disagiate e colpite dalla guerra -forse centomila- del Sud d’Italia, furono accolti in famiglie dell’Emilia Romagna e vi rimasero anche per due anni. La prima domanda è molto diretta: ci può raccontare come ne è venuta conoscenza e perché a distanza di tanti anni è stata attratta da questa storia tanto da scriverne un libro?
La storia dei bambini dei treni era stata documentata, tra gli altri, da Rinaldi e Piva, però non era stata mai narrata in un romanzo. Quando ho scoperto questa vicenda, attraverso i racconti di un testimone, ne sono rimasta rapita ed ho subito intuito che non era solo del fatto storico che volevo scrivere ma delle storie umane che in quella avventura erano racchiuse. La cornice del romanzo è quindi storica ma le voci, le situazioni, i sentimenti e la trama sono opera di fantasia.

alessandro rosinaAlessandro Rosina- Docente universitario e saggista. Studia le trasformazioni demografiche, i mutamenti  sociali, la diffusione di comportamenti innovativi.

Iniziamo dal titolo di un suo libro: “Il futuro non invecchia”  per una riflessione sulla società italiana, proiettata in un futuro con un’alta percentuale di “anziani”, dai giovani anziani ai grandi anziani.
Riprendo, sperando di avere ben inteso, alcuni concetti o valutazioni riportati nel suo saggio: a) non è possibile fermarsi nell’evoluzione del mondo e tornare indietro perché comporterebbe rinnegare le conquiste che hanno sconfitto la mortalità infantile e prolungato la vita; b) le persone invecchiano, ma vivono anche più a lungo (in buona salute), la popolazione evolve continuamente ma, in un’analisi statistica, può anche ringiovanire; c) ad un certo punto la popolazione si riequilibrerà e trionferà la longevità. Cosa significa questo e cosa succederà poi?

giuseppe fioraniGiuseppe Fiorani- Membro del C.A.P.P. (Centro Analisi Politiche Pubbliche) dell’Università di Modena e Reggio Emilia; già professore a contratto di Economia Industriale; ricercatore economico free-lance sui temi di economia del territorio e dei distretti industriali, del mercato del lavoro; direttore di valutazione di programmi e progetti europei a livello nazionale e internazionale 

L’esperienza di “Ca’ nostra”, cohousing per anziani con demenza inaugurata tre anni fa a Modena a ridosso del Centro storico, è stata raccontata da perlungavita.it sin dalla presentazione del progetto nel 2013, al momento dell’apertura e ad un anno dall’inaugurazione ( e rinviamo a quegli articoli qui e qui).
Nel 2018 però Ca’ Nostra è stata oggetto di una ricerca, commissionata dal Centro Servizi Volontariato, al Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche dell’Università di Modena e Reggio Emilia sui vantaggi economici e sociali di questa ipotesi d’intervento per gli anziani con demenza, i cui risultati hanno indotto i soggetti interessati a proporre un’altra cohousing in un altro quartiere.
Della ricerca e del Rapporto conclusivo lei è stato responsabile ed estensore, avvalendosi del contributo dei diversi attori coinvolti in rappresentanza di enti, associazioni e famigliari.

marina piazzaMarina Piazza- Sociologa, ha svolto attività di ricerca e formazione sui mutamenti nelle soggettività femminili e le trasformazioni in ambiti lavorativi e famigliari. È  stata Presidente della commissione nazionale Pari opportunità e successivamente impegnata per la nascita di Comitati pari opportunità nel settore pubblico e privato.

Sin dall’inizio della lettura di “La vita lunga delle donne” si ha immediatamente la percezione che due piani continuamente s’intrecciano e si incontrano: le esperienze, le conquiste e anche gli insuccessi delle donne in questi 50 anni e, nello stesso spazio, la vita, le gioie e le perdite di Marina, la narratrice. Il libro/saggio si arresta davanti alla narrazione personale, anche se non autobiografica. Una scelta letteraria o un percorso obbligato?
Sì, i due piani continuamente si intrecciano attorno ai temi che mi sono apparsi più rilevanti e che danno il titolo ai vari capitoli. Perché il libro è stato un procedere per tappe, prima una serie di letture e riflessioni per orientarmi in questo territorio mai abitato e pensato come inabitabile, poi la decisione di scrivere un libro (L’età in più) sulla mia esperienza, partendo dall’ipotesi delle diversità delle possibili vecchiaie, riconoscendo l’impossibilità di un modello standard, e quindi io parlavo della mia. Poi, durante le varie presentazioni, ho cominciato a capire che poteva essere interessante e utile mettere a fuoco sia le diversità sia il filo che lega le diverse esperienze.

silvana quadrino Silvana Quadrino- Psicologa, pedagogista, psicoterapeuta. Formatrice ad orientamento sistemico. 

Cominciamo da dove ci eravamo lasciate con il suo libro “Ascolti, dottore” (qui) con il quale- spiegava- voleva dare risposta ad una domanda: il paziente ha la possibilità che il tempo del medico...venga usato bene e in modo utile per lui?
In questo suo nuovo libro “Il dialogo e la cura-Le parole tra medico e paziente” (qui) a quale domanda vuole rispondere o meglio quale scopo si prefigge?
L’incontro fra medico e paziente continua ad essere difficile, ed è paradossale, perché l’ obiettivo a cui tendono entrambi è lo stesso: la migliore salute del paziente, o meglio la ricerca del maggior benessere possibile per lui. Nel libro “Ascolti dottore” invitavo i pazienti a diventare più attivi e più consapevoli nella relazione con il loro medico, a partire da una maggiore competenza di comunicazione. Ma è evidente che il medico deve a sua volta avere delle competenze di comunicazione: deve sapere ascoltare, deve sapere far emergere quello che il paziente “sa” della sua malattia e dei suoi sintomi ma non sa di saperlo; a volte, ad esempio, il paziente non sa cosa è più utile dire e raccontare al medico, e rischia di parlare troppo senza aggiungere elementi veramente significativi.

lidia raveraLidia Ravera-  scrittrice, sceneggiatrice, autrice di opere, commedie musicali,  canzoni e racconti, drammi radiofonic. Dal suo libro "Piangi pure " è stato tratto uno spettacolo teatrale" Nuda propietà"  con Lella Costa e Paolo Calabresi, regia di Emanuela Giordano. Dirige "Terzo tempo" per l'editore Giunti, una collana di romanzi d'amore per le ultrasessantenni.

Dalla pubblicazione nel 2013, dopo decine di volumi di contenuto vario, di un suo primo libro “ Piangi pure” con protagonisti persone “in età”, ultrasessantenni (a cui sono seguiti “Gli scaduti”, “Terzo tempo” e recentemente “ L’amore che dura”), oggi cura una collana per la casa editrice Giunti che prende il titolo dal suo libro “Terzo tempo”, con già due titoli sugli scaffali.

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