Libri

Raccontarsi, esporsi, ricordare serve a metterci in contatto con le persone, a fare pace con periodi della propria vita, a scavare  al nostro interno. Sono voci, quelle che  si esprimono, che hanno qualche possibilità in più di entrare  in contatto con gli altri.

Nel proporre  questa riflessione non recensione, su un libro, fuori dal contesto di conoscenze specifiche in materia e dai temi di PLV, come  Ripensando il capitalismo –la crisi economica e il futuro della sinistra  di Salvatore Biasco, edizione Luiss University Press servono alcune premesse. Nelle recensioni apparse si parla di diseguaglianze/eguaglianze, di azione statale, di azione pubblica, di narrazione.

copertinaIl libro di Daniela Spiaggiari è molto ben “annunciato” dal suo titolo ma soprattutto dal suo sottotitolo.

Potrei dire che questo libretto di Federico Rampini è inizialmente un po' una delusione, poi recupera nel lungo periodo, ma su un'altra  sponda. L'interrogativo, anche come formulazione di copertina è accattivante, ma i capitoli dedicati sono  una piccola parte  del libro e, più che portare argomentazioni sulla necessità di Stato sociale, anche per favorire lo sviluppo, porta esempi.

A volte è difficile decidere di prendere in mano un libro che parla dell’Alzheimer, raccontato da un familiare, 

altPer una felice coincidenza sono usciti in Italia due  libri  altin questi ultime settimaneIl sale della vita di Francoise Heritier (edizione Rizzoli) (a sinistra) e La città delle illusioni di Ursula Le Guin ( a destra), ristampa dell’editore Gargoyle di un libro uscito in USA nel 1967.

 

La banda degli invisibili è un libro che parla della quarta età, di anziani che si ribellano a un sistema che è fondato sul principio dell’esclusione e che premia solo i più forti e i più ricchi.

I quattro anziani protagonisti del romanzo vivono con la pensione minima,

altSono trecento chilometri di gallerie, raccontano oltre mille anni di storia della Francia e di Parigi, sono di pietra calcare, di gesso. Il nome romano di Parigi Lutetia deriverebbe da Lucotecian (greco leucotes) biancore perché le sue case erano costruite di gesso.

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