Vecchiaia CesterPoco più di cento pagine, stampate con un bel carattere tipografico, chiaro e pulito-adatto a chi deve sempre sistemare gli occhiali, cercare la fonte di luce, non affaticarsi la vista- in cui si intrecciano le conoscenze professionali del geriatra e del “principiante della vecchiaia”, nella figura dell’autore, Alberto Cester.
Perché Alberto Cester è uno stimato geriatra e riabilitatore, operante nel Servizio Sanitario Nazionale da decenni, che nello scrivere questo libro si sdoppia: è il professionista che, da amico, (perché questo è lo stile) racconta come prepararsi alla vecchiaia, poi c’è l’uomo che si sente sulla soglia dell’invecchiamento e si guarda allo specchio, dentro e fuori, nel corpo e nella mente e si sofferma sul suo modo di entrare in questa nuova dimensione della vita.
Conosco Alberto da decenni, da quando iniziai ad occuparmi di anziani e me ne parlò un caro comune amico, prematuramente scomparso.

Alberto ha scritto testi scientifici e pubblicazioni diverse su temi geriatrici e riabilitativi. “Vecchiaia per principianti” è una sorta di lettera amichevole, una riflessione, non un libro di geriatria, come precisa, inviata da uno che si considera un principiante a chi si sente sulla soglia della vecchiaia, perché non sarà l’età anagrafica a dire quando inizia.
Ci sono tanti tipi di età: cronologica, biologica, percepita perché la vita è per sé stessa un continuo cambiamento che non avviene con una velocità uguale per tutti i vari segmenti del nostro corpo, del nostro cervello, della nostra psicologia e tanto meno per ogni individuo.
Per questo bisogna imparare ad accettarsi, con i cambiamenti che intervengono perché l’invecchiamento, nelle sue manifestazioni può far paura, ma oggi che è una fase che può essere molto lunga, serve una “serena consapevolezza”.
Nel suo primo intermezzo da “principiante” si mette allo specchio e osserva il suo corpo di 64 anni, ma vuole anche scrutarsi all’interno, per capire come si sente. E conclude che occorre impiegare bene il tempo, non soffermarsi sulle minuzie, ma impegnarsi nelle cose di valore e vedere positivo.
Con questa predisposizione sono affrontati anche gli altri cambiamenti che la vecchiaia comporta: l’invecchiamento fisico, in primo luogo, in tutte le sue manifestazioni.
Cester affronta questo, come gli altri temi, con una sensibilità e un’attenzione, oggi ancora sconosciuta, alla differenza di genere tra uomini e donne, anche e forse soprattutto in questa fase della vita.
La vecchiaia cambia in maniera diversa il corpo maschile e femminile, perché alcune funzioni essenziali come quella riproduttiva, si modificano e per la donna cessano di funzionare, con importanti ripercussioni sul corpo e sulla psiche.
Anche in questo contesto Cester non smette di sottolineare che l’invecchiamento è un percorso del tutto individuale, che ognuno si costruisce nel corso dell’intera vita.
Da questa unicità emergono i lati positivi dell’invecchiamento, anche se saranno condizionati dal livello di diseguaglianze, che ogni persona ha dovuto affrontare. Perché le diseguaglianze sociali, economiche, relazionali influenzeranno il mantenimento e pure l’arricchimento delle capacità intellettive e creative, che non sarà la vecchiaia a impedirle o ridurle, ma le opportunità e le difese che abbiamo potuto e voluto fare delle stesse.
Qui s’inserisce un altro ritratto allo specchio del “principiante”, che analizza quali sono i miglioramenti che l’età ( non ancora vecchiaia!) gli ha portato: una capacità maggiore di mediazione, un apparire più frequente di sentimenti compassionevoli, perché si vive meglio se ci si offre anche agli altri, la scoperta di abitudini non solo finalizzate al lavoro: la scrittura in primis.
Non può mancare il capitolo sulla malattia (cronica e non) e su come affrontarla, ma ancora una volta Alberto inserisce accanto alla esperienza di medico, la sua personale, raccontando nell’intermezzo quanto l’accompagnamento alla morte della madre, nella sua dolorosità e pesantezza, lo abbia cambiato, ma sia stato anche una grande occasione di apprendimento.
L’ultimo capitolo affronta un tema oggi drammatico per i vecchi, una grave epidemia: la solitudine. Spesso subita dagli anziani, è un grave fattore di rischio forse più che le patologie tradizionali, perché per questa malattia non c’è un farmaco. C’è però un farmaco che noi stessi, dice Alberto, possiamo costruire: arricchire la nostra vita grazie alle vite degli altri.

 

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