La vita lunga delle donneHo assistito dall’inizio al delinearsi di questa riflessione individuale e collettiva sulla vecchiaia di una generazione di donne che, dopo una vita intensa e per tanti versi rivoluzionaria in quel contesto sociale, si trova sulla soglia, nel suo più o meno lento procedere, di quel passaggio dall’essere una “giovane anziana” poi “una grande vecchia”.
Marina Piazza propone “La vita lunga delle donne” (editore Solferino- Milano 2019) sette anni dopo “L’età in più- Narrazione in fogli sparsi” (editore Ghena-Roma 2012). In mezzo decine di incontri con altre donne a Milano alla Libera Università delle donne e a Lugano, che si concludono (almeno per il momento) nel 2018 quando già questo testo stava prendendo forma.
Di questo periodo c’è testimonianza nel libro “Incontrare la vecchiaia- guadagni e perdite Incontri e confronti fra donne”, curato da Marina Piazza, con la collaborazione di Claudia Mantica.
Prima di questo diario “al femminile” personale, ma all’interno di più “voci” c’era stato “Le ragazze di cinquant’anni: amori, lavori, famiglie e nuove libertà” (Mondadori 1999)
L’autrice, studiosa e conoscitrice diretta del mondo delle donne in particolare di quella generazione, nata negli anni ’40, attiva protagonista di oltre quaranta anni di lotte su vari terreni- famiglia, lavoro, pari opportunità, diritti- ha scelto anche di essere testimone e cronista.

Le ragazze negli anni ‘70 sono divenute le donne di una rivoluzione culturale e politica, individuale e collettiva, che ha trasformato il modo di essere e di stare in questa società, di relazionarsi con il mondo circostante, inteso come uomini e istituzioni, legami famigliari, amicali e sentimentali, luoghi di lavoro e di studio.
Ho assistito a questa parte finale della elaborazione di Marina non solo leggendo i libri, ma dialogando con lei su Perlungavita.it, come accade anche questa volta.
Ne ho colto in primo luogo le finalità, raccolte in alcuni messaggi che lancia alle coetanee e a chi si appresta ad entrare in questa fascia d’età: non si deve rimuovere, buttare, nascondere una fase della vita che può essere anche molto lunga. Non ci si deve mimetizzare dietro lo stereotipi della donna vecchia.
Bisogna, insieme, come si è fatto in altri momenti e su altri temi individuali o trasversali, porsi delle domande, interrogarsi rivendicando però che ogni donna vive una sua vecchiaia, che è diversa in primis dalla vecchiaia dell’uomo che ha alle spalle una storia di vita del tutto diversa, poi da quella di ognuna delle altre donne, perché dentro c’è tutto il tempo che ha vissuto, con ciascuno dei momenti che lo hanno riempito. La dimensione soggettiva è un connotato particolare della vecchiaia perché sono venute meno molte delle condizioni che prima erano comuni: lavoro, famiglia, impegni sociali e politici. Però, riemerge la saggista e la studiosa, pur nella consapevolezza che ogni vecchiaia ha la sua identità, occorre reinventare le parole, i linguaggi e con l’esperienza del passato riuscire a lavorare ancora insieme.
Da questa assunzione di realismo dal vissuto individuale Marina s’inoltra nelle diverse sfere del quotidiano, perché nella “vecchiaia si entra in punta di piedi”, quando scatta quel primo avvertimento che ti costringe a fare i conti o con il tuo viso, o con il tuo passo o un episodio (l’emblematica offerta del posto in autobus) o una tua défaillance. Partono a questo punto altri messaggi, considerazioni, consigli.
Ci sono gli impatti dolorosi e/o irritanti con i luoghi comuni sulla donna vecchia: brontolona, acida, insoddisfatta (in tutti i sensi). È in questo momento che serve decidere come affrontare questa nuova condizione, anche se ci sono momenti di rabbia o sprazzi di dolore. Serve allora dotarsi “di un visto di transito” che ognuna assegna a sé stessa.
Da questa autolegittimazione nasce l’altra basilare acquisizione e consapevolezza: si deve essere libere di invecchiare come si vuole, anche se fuori ci saranno pressioni per diventare caregiver, per ritirarsi in buon ordine, per restare entro gli schemi consueti.
I pericoli maggiori arrivano dal nostro interno quando ci accorgiamo delle fragilità, quando si moltiplicano le incertezze, quando il corpo “tradisce” le aspettative.
Suggerisce Marina: non bisogna farsi invischiare dalla paura, ma sapersi ascoltare.
La vita materiale può cambiare in peggio, ma anche in meglio se si sono prese le giuste precauzioni. È il tempo delle perdite, non solo fisiche e cognitive ma anche di amici e amiche, di punti di riferimento anche materiali.
Ci possono però essere anche dei guadagni: la gestione del proprio tempo, i ritmi di vita che si vogliono guadagnare che possono essere incardinati nella lentezza, ma anche la sensazione di disponibilità verso gli altri che si sente di poter offrire.
Poi ci sono due dimensioni su cui si sofferma Marina Piazza: la solitudine e i rapporti sessuali, che possono essere allineati sulla stessa linea, perché entrambi chiedono un’interazione positiva con altri. Non a caso sono anche due capitoli descrittivi, con la sensazione che in realtà siano due aspetti difficili da svelare sia per le donne che si sono incontrate, ma forse anche per l’autrice, che sembra più registrare i racconti che offrire spunti di riflessione, mentre nel capitolo sul morire si sofferma più a lungo forse perché ci possono essere scelte personali da fare.
Alcune considerazioni finali, integrando le sensazioni proiettate dai contenuti con lo stile di scrittura e la struttura editoriale del libro.
In questo filo del tempo che si snoda negli anni appare anche una diversa collocazione dell’autrice. In “L’età in più” la narrazione procede “per fogli sparsi” forse perché erano tanti sassi lanciati nello stagno. Pur nella scrittura in prima persona prevale ancora la studiosa. In questa ultima narrazione, gli incontri con le donne sono nello sfondo, è Marina Piazza che si racconta, anche con le fragilità, le incertezze e le paure, ma anche con ironia, intelligenza e fa della sua cultura, nel senso letterario del termine, un appiglio a cui riferirsi quando non vuole scoprirsi più di tanto.
Di questa sue conoscenze ci rende però partecipi, con una disponibilità di “Note” per ogni capitolo che ti sollecitano a leggere (o rileggere) ciò che viene segnalato, perché credi di capire che quelle citazioni sono tante àncore o boe lanciate per essere libere di invecchiare.
Una ricca bibliografia completa questo “avviso alle naviganti nel mondo della vecchiaia” che Marina vuole lanciare. Grazie, speriamo di farne buon uso.

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