la ragazza con gli occhi di cartaC’è stato un trailer atipico, su carta, per l’esordio di Teresa Battaglia, la commissaria con l’Alzheimer, prima di comparire in “Fiori sopra l’inferno” (2018).
L’ho ritrovata in un racconto breve dell’autrice, Ilaria Tuti, “La ragazza dagli occhi di carta” pubblicato nel 2015 da Nero Press Edizioni, disponibile in ebook. Ci sono gli stessi protagonisti, (il commissario e la sua squadra) con qualche contraddizione temporale rispetto alla pubblicazione del libro successivo, gli stessi luoghi, il tema ricorrente della violenza sulle donne che Teresa conosce in prima persona, un intreccio tra realtà quotidiane ed avvenimenti, tra l’horror e fantascientifico.

Ci sono tutti gli stratagemmi e i trucchi che Teresa Battaglia adotta per combattere la perdita di memoria (indispensabile anche per iniettarsi l’insulina salva vita) e per non far sapere agli altri del suo incubo: la devastazione che il morbo d’Alzheimer sta producendo nel suo cervello.
Appaiono le figure della tradizioni popolari, come i Krampus, che ritroveremo ne “Fiori”, i paesaggi delle Alpi, al confine tra Italia, Slovenia, Austria, le giovani donne, il mistero della pazzia che aleggia sempre in questi libri, assumendo origini ed espressioni diverse, perché la pazzia non è catalogabile in un unico schema, la presenza di sangue, che non è mai quello che dovrebbe essere.
Una trama veloce: un uomo giovane, in stato evidente di choc, si aggira per le montagne, senza documenti, ricoperto di sangue e con una mano, appena mozzata nello zaino.
Il sangue non è forse il suo, la mano di una donna giovane sembra ancora palpitare.
Chi è, da dove viene, di quale tragedia è stato autore e/o testimone?
Perché gli occhi sono coperti con la carta, perché come in “Ninfa” gli occhi potevano parlare, o perché un viso senza l’espressione degli occhi perde la sua identità umana, diventa un pupazzo?
Teresa e i suoi uomini ricostruiscono la sua vita e la sua storia, intuiscono che non tutto si è concluso con il suo arresto, che, come in “Fiori” bisogna intervenire velocemente per salvare vite umane. Come in “Ninfa” chi muove o ha mosso i fili sono ancora le donne e il commissario, che ha vissuto direttamente certi drammi, sa sempre con sensibilità e compassione raggiugere la verità, senza voler mai giudicare.
In altre parole “La ragazza dagli occhi di carta” forse è stato il promemoria e il programma di lavoro di Ilaria per le sue opere successive, ma anche un test sul gradimento dei lettori.

 

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