Lamore che duraSe mi si chiedesse a chi vorrei assomigliare tra le varie figure femminili che Lidia Ravera ci propone nei suoi libri non avrei dubbi: Emma, la protagonista di “L’amore che dura” l’ultimo romanzo pubblicato (2019-editore Bompiani).
Ho letto il libro tutto d’un fiato, aiutata dalla struttura narrativa e dalla attrattiva dei protagonisti
Non mi aveva convinto Costanza, la protagonista di “Terzo tempo” (qui) e avevo espresso le mie perplessità sia nell’intervista con l’autrice, sia nella presentazione del libro. Elisabetta de “Gli Scaduti”(qui) scompariva, con il marito in quell’ angosciante racconto di rottamazione.
Avevo ammirato Iris di “Piangi pure”,(qui) una figura poetica di un tempo passato, ma che con i suoi 79 anni non ti chiedeva di misurarti, ma solo di sperare di avere la stessa vita a quella età.

Credo che “L’amore che dura” sia stato per la scrittrice un campo di prova ma anche un viatico nella sua etimologia latina “provvista per il viaggio” per la avventura che Lidia Ravera ha iniziato, dando contenuti e spessore alla collana “Terzo tempo” per l’editore Giunti.
Il racconto si snoda dagli anni ’70 sino al 2016, dai sedici agli ultra cinquanta anni dei protagonisti: Emma e Carlo. Si innamorarono da adolescenti, si sposarono, poi nel 1996 si separarono: Carlo regista parte per New York alla ricerca del successo e della ricchezza e Emma sceglie di stare con i suoi figli “per finta”, gli alunni di una scuola di periferia dove insegna.
Il divorzio dieci anni dopo, quando entrambi hanno intrecciato nuovi rapporti anche sentimentali.
Poi nel 2016 Carlo torna a Roma sulla scia del successo del suo film, che racconta proprio dell’amore adolescenziale che hanno vissuto assieme e che Emma, pentendosene successivamente, stronca in una recensione in una rivista “Ottobre” sopravvissuta alla creatività degli anni 70.
Programmano un incontro veloce all’aeroporto a cui entrambi si preparano con stati d’animo altalenanti, ma per Emma pare essere venuta l’occasione di confessare a Carlo una sua scelta di 20 anni prima, al momento della separazione, che non le ha mai confessato e per cui prova un acuto rimorso.
Un incidente proprio all’aeroporto blocca e altera tutto il programma che ognuno di loro si era fatto e tutto viene rimesso in discussione.
La narrazione è come sempre agile, “fotografica”, forse assume il ritmo dei testi scritti da Lidia Ravera per il teatro, il cinema e la televisione. Alimenta un’atmosfera di suspense, perché non ci dice se non dopo centinaia di pagine, qual è il segreto che Emma deve svelare a Carlo e che l’incidente impedisce. Forse però si può quasi indovinare.
Mentre leggi ti immedesimi, forse perché sei donna, nei pensieri, nei ricordi, in tutti i dubbi e gli interrogativi che Emma porta dentro di sé.
Ma Emma non è una persona insicura, incerta. Tutte le scelte compiute sono state consapevoli, con una barra sempre puntata ad essere sé stessa, a mantenere le promesse fatte a sé e agli altri, a non diventare pedina o comprimaria della vita altri.
Tranne per quel avvenimento taciuto, ha intrecciato con gli altri rapporti sinceri, ha offerto aiuto e disponibilità, ha sempre evitato di giudicare i comportamenti altrui, costruendosi attorno una rete solida di amicizie e apprezzamenti.
Il romanzo pone un interrogativo, richiamato in tutte le sinossi che si leggono, anche nella seconda di copertina: l’amore tra due persone può resistere anche quando si sono fatte scelte di abbandono, quando i rari incontri succedutosi negli anni sono stati più turbolenti che amicali, quando ognuno ha costruito la propria vita non per caso, ma per perseguire traguardi diversi? Ognuno darà la sua risposta, in base alle esperienze e alle scelte fatte, ai rapporti umani e personali che si sono intrecciati con quelli sentimentali.
Torno all’inizio.
Emma è una donna vera e viva, che commette errori e non se li nasconde, anche quando non riesce/ non vuole porvi rimedio. Ha una sua precisa identità, che si esprime in classe, quando rifiuta la cattedra e quando si porta a casa un’allieva in difficoltà.
Non gioca sulla sua bellezza che tutti ammirano, né sulla sua esperienza e cultura.
È lei sempre, quando s’innamora, quando fa l’amore, quando deve affrontare colloqui incresciosi.
Insomma confrontarsi con lei è una bella sfida, ma ravviva esperienze e sensazioni passate.
PS. Un plauso alla coerenza editoriale per la versione cartacea “senza barriere”: un carattere tipografico accessibile per lettori e lettrici oversixty, con occhiali bifocali. A proposito quanti saranno i lettori/uomini?

 

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