“Anche da vecchie- le donne nella terza e quarta età” di Teresa Bonifacio (FrancoAngeli editore)l’ho trovato in rete dopo una lunga ricerca.
E’ stato stampato nel 2010, come l’altro libro assunto, per ovvie ragioni, a maggiore visibilità, di Loredana Lipparini, “ L’Italia non è un paese per vecchie” ( Feltrinelli editore, 2010) di cui mi occupai nei primi numeri di Perlungavita.it
Cercavo un testo descrittivo che restituisse un quadro a 360 gradi della realtà del paese su questo tema, da cui partire per costruire una prima rete di approfondimenti sulle condizioni di vita e sulla collocazione sociale delle donne vecchie.

Il libro di Loredana Lipparini, come scrissi nel presentarlo, era un “panorama di discriminazioni a ritmo di blog” di difficile lettura, almeno per me e di scarso aiuto, per il mio scopo.
Il libro di Teresa Bonifacio, una psicologa, nasce in altro contesto, con altre finalità e si è rivelato utile ai miei scopi.
“ Anche da vecchie..” è uscito presso Franco Angeli, nei Quaderni diretti da Marina Piazza per Griff-Associazione studi e ricerche sulla famiglia e sulla condizione femminile.
Sono possibili almeno due piani di lettura.
Il primo tiene conto certo di dati non molto aggiornati, risalenti ai primi anni 2000, anche se le tendenze indicate non hanno certo registrati significativi mutamenti in questi ultimi periodi. Sui dai occorre segnalare che solo recentemente, non in tutti data base, nemmeno nel pubblico la raccolta di informazioni distinta per genere, ha archivi storici.
Forse non esistono neppure molte altre informazioni statistiche più recenti, se non disaggregate per settori (penso all’ISTAT e alle ricerche sociali e di genere ad esempio per il progetto BES –Benessere equo solidale).
Il secondo, molto più legato all’attualità, può giovarsi di alcune considerazioni che l’autrice trae dalla sua ricerca, proprio forse per il carattere intersettoriale che riveste.
Da queste vorrei partire, come tanti marcatori su cui avviare un approfondimento.
Il libro si compone di quattro capitoli più l’introduzione, le conclusioni e i capitoli di servizio: bibliografie, un piccolo glossario di termini tecnici e un allegato che mi ha fatto capire di essere sulla strada giusta.
Quattro i titoli dei capitoli: 1. Anziani o anziane?, 2.Vulnerabilità specifiche delle donne anziane, 3. La violenza sugli anziani, 4. Essere donna, essere anziana: nuovi rischi ed opportunità. Poi paragrafi e sotto paragrafi.
Nulla è neutro, dice Bonifacio, tantomeno la vecchiaia, che sempre più si va femminilizzando. Non solo perché le donne vecchie sono in percentuale maggiore, ma perché uno degli stigmi maggiori di questa età risiede nell’immagine corporea, nella perdita di quell’ attrazione fisica che oggi questa società richiede. Che non solo richiede un appagamento visivo, ma a questo collega l’identità e il valore della persona.
L’ageismo, termine dall’inglese “ageism” molto diffuso, almeno tra gli addetti ai lavori, indica la discriminazione per età. Questo prima discriminazione vale per tutti gli anziani.
Poi però ci sono tutte le vulnerabilità specifiche dell’essere donna:
-minore istruzione e quindi minor possibilità di lavoro e di reddito, più rischio di povertà e di isolamento sociale,
-maggior carico di lavoro (sommatoria domestico ed extra domestico),
-più probabilità di disturbi cronici di salute e di trattamenti inadeguati,
-problemi di mobilità (meno donne con patente)
-minore partecipazione nei processi decisionali in difesa dei propri interessi.
Dal progetto dell’Unione Europea MERI, (Mapping Existing Research and Identifyng Knowledge Gaps Concerning The situation of Older Women in Europe (2004) che coinvolse 12 Paesi, tra cui l’Italia, punto di riferimento prezioso per l’autrice, emersero alcuni condizionamenti: eterogeneità del gruppo “donne vecchie”, segregazione generazionale, peso degli stereotipi e delle discriminazioni, marginalizzazioni ( anche per il peso del lavoro di cura). In questa situazione per alcune discriminazione se non anche abusi la maggior assiduità delle donne anziane con la pratica religiosa diventa nello stesso tempo elemento di conforto ma anche di rassegnazione e accettazione.

Se risulta immediato, per i motivi prima accennati (reddito, lavoro etc.) che vi sia una situazione di “femminilizzazione della povertà”, più nascosti altri fattori collaterali: la vedovanza, il ruolo di caregiver (ora più che mai per l’estendersi di malattie croniche invalidanti come le demenze), il minor tempo libero a disposizione, anche per integrazioni di reddito.
La salute è il secondo grande paragrafo di vulnerabilità delle donne vecchie.
L’invecchiamento è “sia un processo biologico sia una costruzione sociale” quindi tutte le disparità prima esaminate pesano anche sulla salute e sull’invecchiamento. L’aspettativa di vita più lunga non garantisce salute, forse unico dato aggiornato e citato.

Sempre da MERI indicazioni preziose, ancor più perché più volte confermate: le donne anziane soffrono di disturbi diversi o un forme diverse, hanno una percezione più negativa rispetto agli uomini delle proprie condizioni di salute ( anche per il gap culturale), però ricorrono di più a visite mediche e trattamenti sanitari, le anziane disabili sono quasi il doppio degli anziani; le donne soffrono più di depressione.
Dal capitolo salute estraggo un tema: il dolore.
Su questo viene riportato nel testo un elenco di tutte le sindromi dolorose in cui c’è una variabilità nell’incidenza, nella sintomatologia e nel trattamento. Le donne hanno maggior probabilità degli uomini di riferire dolore acuto e cronico e usano più spesso farmaci antidolorifici. Anche nel dolore non ci sono solo parametri medici ma variabili sociale: età, appartenenza etnica e sociale, stato d’animo, credenze, strategie di coping. Certamente la differenza iniziale- l’apparato riproduttivo è stato oggetto di studi particolari, ma non così le differenze nell’apparato digerente o delle vie della sensibilità .
Ancora una volta, dice Teresa Bonifacio, in medicina come in psicologia si prendono ad esempio il soggetti più facile su cui condurre ricerche: uomini, giovani adulti, di sesso maschile, di razza bianca.
Riporto un’ultima osservazione in questo capitolo: la multiscriminazione che si concentra nella donna vecchia. Perché è donna, vecchia, ma può essere disabile dalla nascita o eventi successivi, può avere orientamenti sessuali diversi. Ognuna di queste variabili o più di una possono essere anche del maschio. Se si innestano su una condizione iniziale già svantaggiata le ricadute negative si moltiplicano esponenzialmente.
Il terzo capitolo “la violenza sugli anziani” già sei anni fa si presentava con drammaticità. Solo oggi forse, anche per le casse di risonanza mediatiche, assume il carattere dell’urgenza e della gravità. Riprendo alcune considerazioni su questo tema, tratte dal libro.
Abusi e maltrattamenti non sono problemi privati, ma di salute pubblica, anche se c’è riluttanza ancora oggi da parte delle istituzioni a prenderne atto per definire un programma. Così come, senza negare la presenza anche di abusi e maltrattamenti di donne sugli uomini, il rapporto uomo vs donna è preponderante tanto che, anche nel linguaggio scientifico e dei media, gli abusi sull’anziano in realtà vengono definiti in inglese, dove nacque la prima ricerca , come “granny battering” cioè “violenza contro le nonne” , confermando la caratteristica di genere. Ancora una volta il fenomeno, come gli altri esaminati ha una forte valenza sociale perché cambia in relazione al genere, ma anche al paese, alla religione, al livello culturale, all’età delle vittime. Sono riportati alcuni esempi di paesi come la Cina e il Giappone, noti per il rispetto manifestato per gli anziani anche nei termini lessicali o nei comportamenti ossequiosi, quando dai dati emersi la realtà non si differenza poi da altri paesi.
Se però gli abusi domestici sono quasi nascosti, le donne anziane sono sempre descritte come “vittime”, di violenze da estranei, anche nell’esasperazione dei media, tale da influenzare la percezione del rischio come solo proveniente dagli estranei. Conseguenza ancora una volta l’aumento delle barriere psicologiche a cui segue emarginazione, solitudine e abbandono.
Per le donne la violenza domestica non scompare al compimento dei 65 anni, se prima esisteva, quindi sussiste oltre i 65, ma si può instaurare all’interno di una nuova relazione. Spesso i figli e le nuore proseguono la violenza agita dal padre, ma dice Teresa Bonifacio, non esistono servizi per le donne anziane ma neppure una formazione specifica per gli operatori.
Infine sul tema ultimo dato: il rapporto / donna anziana/ religione/spiritualità. Nel caso di maltrattamenti in famiglia i religiosi invitano quasi sempre a sopportare per salvaguardare l’unità famigliare e non risultano dall’indagine casi in cui abbiano incoraggiato l’accesso ad un servizio sociale o di tutela.
Salto il capitolo 4. Essere donna, essere anziana: nuovi rischi e opportunità, perché sarà l’autrice a presentarlo, per giungere ad alcune conclusioni tratte da Teresa Bonifacio.
La prima, partendo anche da uno riflessione di Marina Piazza, parla di un mutamento in atto, da un’ottica di genere a un’ottica di generazione, perché l’ingresso delle donne del baby boomers, oggi sulla soglia della vecchiaia, porterà un mutamento nella condizione delle donne vecchie. Sarà una prima “generazione di massa” della storia italiana, ma anche una generazione senza modelli. Ci saranno mutamenti anche in quello spazio magmatico dell’immagine e della comunicazione. Bisognerà cominciare a fidarsi delle risorse delle donne anche in tarda età al grido di “Fun, friendship, freedom e fulfillment” “ gioco , amicizia, libertà, realizzazione”.
Conclude Teresa Bonifaci “.. Le specificità dell’invecchiare femminile sono legate non tanto all’invecchiamento di per se’, quanto al fardello di vulnerabilità- o forse meglio dire di “svantaggi cumulativi- che a noi donne viene consegnato sin dalla nascita e che ci portiamo dietro tutta la vita” sino ad essere invisibili. In fondo come tutte le volte che si parla di anziani e di donne le ricerche sono condotte da non anziani senza coinvolgimento degli stessi, tanto meno delle donne.
Tutto sembra tendere avoler ridurre e annullare i problemi.
La giornata del 1 ottobre, dedicata dall’ONU alle persone anziane, in Italia e in tanti altri paesi si è sterilizzata nella “giornata dei nonni” che niente ha a che fare con l’obiettivo iniziale di promuovere “una società per tutte le età”.
Una piccola delizia finale nell’allegato del libro. Ho trovato la presentazione dell’Associazione inglese “ Red Hat Society” (RHS) (Società del Cappello rosso) , che compare spesso nella pagina Facebook di Per Lunga Vita e la poesia “ Warning” di Jenny Joseph del 1961, più volte da me pubblicata.

 

anche da vecchie


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