Libri

Riccarda e lAlzheimerNon è facilmente riassumibile il libro di Riccarda Bianco “IL NEMICO INVISIBILE ovvero IO E L’ALZHEIMER” (edizioni Nuova Gutemberg- Lanciano 2019), perché si entra, e si vorrebbe in punta di piedi, in una storia intima, in un cassetto di ricordi e tenerezze su cui l’Alzheimer sta stendendo una colata di lava. Sotto la lava però i ricordi e i gesti mantengono la loro forma.
È una raccolta di pagine del diario che Riccarda ha riempito assistendo il marito Adolfo malato di Alzheimer, per sette anni nella loro abitazione e per i successivi cinque anni in una Casa di Riposo.
Alla fine, oltre a tanti piccoli camei di vita vissuta prima e dopo la malattia, mi sono rimaste tre parole: emozioni, amore, strategie.
Se dalle prime pagine si coglie l’angoscia e la domanda continua sul perché è arrivato il nemico invisibile, questo “mostro” che disintegra le persone, in seguito Riccarda ricerca e sembra trovare una sua chiave di accesso a quell’universo sconosciuto di sensazioni, ansie e paure che abita un malato d’Alzheimer per aprire una porta, spesso solo un pertugio, per tenere accesa una fiammella o ravvivarla quando sembra scomparire.

Vecchiaia CesterPoco più di cento pagine, stampate con un bel carattere tipografico, chiaro e pulito-adatto a chi deve sempre sistemare gli occhiali, cercare la fonte di luce, non affaticarsi la vista- in cui si intrecciano le conoscenze professionali del geriatra e del “principiante della vecchiaia”, nella figura dell’autore, Alberto Cester.
Perché Alberto Cester è uno stimato geriatra e riabilitatore, operante nel Servizio Sanitario Nazionale da decenni, che nello scrivere questo libro si sdoppia: è il professionista che, da amico, (perché questo è lo stile) racconta come prepararsi alla vecchiaia, poi c’è l’uomo che si sente sulla soglia dell’invecchiamento e si guarda allo specchio, dentro e fuori, nel corpo e nella mente e si sofferma sul suo modo di entrare in questa nuova dimensione della vita.
Conosco Alberto da decenni, da quando iniziai ad occuparmi di anziani e me ne parlò un caro comune amico, prematuramente scomparso.

La vita lunga delle donneHo assistito dall’inizio al delinearsi di questa riflessione individuale e collettiva sulla vecchiaia di una generazione di donne che, dopo una vita intensa e per tanti versi rivoluzionaria in quel contesto sociale, si trova sulla soglia, nel suo più o meno lento procedere, di quel passaggio dall’essere una “giovane anziana” poi “una grande vecchia”.
Marina Piazza propone “La vita lunga delle donne” (editore Solferino- Milano 2019) sette anni dopo “L’età in più- Narrazione in fogli sparsi” (editore Ghena-Roma 2012). In mezzo decine di incontri con altre donne a Milano alla Libera Università delle donne e a Lugano, che si concludono (almeno per il momento) nel 2018 quando già questo testo stava prendendo forma.
Di questo periodo c’è testimonianza nel libro “Incontrare la vecchiaia- guadagni e perdite Incontri e confronti fra donne”, curato da Marina Piazza, con la collaborazione di Claudia Mantica.
Prima di questo diario “al femminile” personale, ma all’interno di più “voci” c’era stato “Le ragazze di cinquant’anni: amori, lavori, famiglie e nuove libertà” (Mondadori 1999)
L’autrice, studiosa e conoscitrice diretta del mondo delle donne in particolare di quella generazione, nata negli anni ’40, attiva protagonista di oltre quaranta anni di lotte su vari terreni- famiglia, lavoro, pari opportunità, diritti- ha scelto anche di essere testimone e cronista.

Filosofia per i professionisti della curaHo ripreso in mano, a distanza di qualche anno, il libro di Roberta Sala “Filosofia per i professionisti della cura”, (Editore Carocci Faber-2014) per cercare di orientarmi su alcuni interrogativi che la lettura di “Immortali” mi ha suscitato.
Con la velocità delle ricerche e delle scoperte scientifiche, con le conoscenze acquisite negli ultimi decenni anche in territori inesplorati dell’uomo e della sua vita, con l’intreccio formatosi tra dati, ricerca, finanza sembra improrogabile il confronto per una cornice etica che metta al centro sempre l’uomo e sappia valutare i risultati della ricerca, ma anche gli eventuali limiti.
I professionisti della cura non sono più solo coloro che immaginiamo con un camice bianco, magari attorno ad un letto con paziente disteso, ma in senso traslato pure tutti quegli studiosi e ricercatori- biologi e psicologi, ingegneri e fisici, chimici e informatici- impegnati nella ricerca della longevità. Per tutti questi, in maniera diretta e indiretta, in una fase iniziale, intermedia o finale si proporranno degli interrogativi sull’eticità del loro lavoro e sulle conseguenze, nonché sulle scelte da compiere.

ImmortaliHo acquistato “Immortali” di Nicola Palmarini (Egea edizioni, giugno 2019) con alcune perplessità, perché il sottotitolo “Economia per nuovi highlander” mi richiamava le campagne pubblicitarie per acquisire nuove fasce di consumatori da parte delle multinazionali di creme di bellezza o integratori alimentari o abbigliamento per crociere.
La seconda di copertina sembra anticipare questi contenuti con qualche accenno agli stereotipi.
Alla fine la curiosità ha prevalso, anche per alcuni interrogativi che mi sorgono sulle attuali politiche (o assenza di politiche) a fronte dell’andamento demografico dell’Italia.
Il libro offre diversi piani di lettura.

Qualcuno crede di essere il solo a ragionare, di saper parlare e capire come nessun altro. Ebbene, persone così, se le apri, sono vuote. Sofocle

ferdinando schiavoChe ci fanno insieme Andrea Camilleri, Carlo Verdone e i 50 anni di Woodstock, l’attrice americana Gwyneth Paltrow e infine Tom Nichols, americano anche lui, professore di National Security Affairs all’US Naval War College di Newport e cattedra alla Harvard Extension School ed autore del libro La conoscenza e i suoi nemici. L'era dell'incompetenza e i rischi per la democrazia?
Fanno semplicemente parte delle mie letture di questa estate ancora in corso, ed in comune hanno… la mia faziosità. Anzi, chiamiamola pure “bias di conferma”: descrive la tendenza a cercare solo informazioni che confermano ciò in cui crediamo, ad accettare soltanto fatti che rafforzino le spiegazioni che preferiamo e a scartare i dati che mettono in discussione ciò che già accettiamo come verità. È la definizione che appare sul libro di Tom Nichols, il quale aggiunge di suo pugno che… “tutti lo facciamo”.
Gli altri di questa estate.

Il dialogo e la cura2019 07 08 alle 19.59.26Mi sono seduta dalla stessa parte, sulla stessa sedia per leggere “Il dialogo e la cura- Le parole tra medici e pazienti”, (Il pensiero scientifico editore, 2019) e per preparare l’intervista (qui) all’autrice Silvana Quadrino.
Potevo solo vestire i panni di una paziente, che assiste ai dialoghi tra la formatrice e i medici, tra i medici e i malati, tra i medici, i malati e i famigliari.
Alla fine tutti, poco o molto, per malanni di stagione o malattie importanti, per sé stessi o per un famigliare abbiamo incrociato un medico, abbiamo dialogato o cercato di farlo, abbiamo tratto delle impressioni o dei giudizi da quei colloqui.
Perché, come dice Quadrino, la comunicazione medico/paziente è un intervento professionale, in cui due diverse entità e identità si parlano, il medico ha di fronte “l’altro che è un altro”.
Come si pone nei confronti di questi? Con distacco o con generosità? Perché l’altro è un insieme di organi e parole, ma anche di storie vissute, di emozioni e di sentimenti e di ricordi, che sono parte integrate del passato ma anche del presente e del futuro con la malattia protagonista. Questa sua esperienza s’incontra con quella del medico.
Perché un dialogo è definito da una conversazione a due o più voci e da un ascolto, non formale ma interessato da parte di tutti gli attori in scena. C’è un altro soggetto, infatti, che entra nella cura in questi nostri tempi: il famigliare, deputato per ruolo e/o per necessità a prendersi cura del paziente.

la ragazza con gli occhi di cartaC’è stato un trailer atipico, su carta, per l’esordio di Teresa Battaglia, la commissaria con l’Alzheimer, prima di comparire in “Fiori sopra l’inferno” (2018).
L’ho ritrovata in un racconto breve dell’autrice, Ilaria Tuti, “La ragazza dagli occhi di carta” pubblicato nel 2015 da Nero Press Edizioni, disponibile in ebook. Ci sono gli stessi protagonisti, (il commissario e la sua squadra) con qualche contraddizione temporale rispetto alla pubblicazione del libro successivo, gli stessi luoghi, il tema ricorrente della violenza sulle donne che Teresa conosce in prima persona, un intreccio tra realtà quotidiane ed avvenimenti, tra l’horror e fantascientifico.

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