VOCI DALLA RETE - BUONE PRATICHE

Voci dalla rete - Buone pratiche

Voci dalla rete - Buone pratiche

  • "Groviglio di vipere": l'attualità del libro di François Mauriac

    diana catellaniDa un po’ di tempo, mi sono messa a rileggere i libri che ho nelle varie scaffalature di casa e qualche giorno fa mi è tornato tra le mani “Groviglio di vipere” di F. Mauriac (titolo originale: Le noeud de vipères) pubblicato nel 1932. Il volumetto in mio possesso, con le pagine ormai ingiallite, appartiene alla collana Oscar Mondadori ed è costato 350 lire!!
    È come una lunga lettera che un avvocato di successo, che si sente alla fine dei suoi giorni per una grave angina pectoris, scrive alla moglie con la quale ha avuto sempre un rapporto fatto di incomprensioni reciproche e di ostilità feroce. Quella lettera vuole essere l’ultima occasione per farsi capire, per far conoscere il vero se stesso a colei che gli è vissuta accanto per tanto tempo senza che i loro cuori potessero incontrarsi.
    Così l’avvocato ripercorre la sua vita: era orfano di padre e solo grazie alla sagacia e allo spiccato senso degli affari della madre aveva potuto studiare, conseguire la laurea e diventare poi un avvocato di successo. Le sue umili origini e la successiva ricchezza avevano radicato in lui uno smodato amore per il denaro che lo fa ritenere avaro ed egoista.
    Conosce, quando ormai è ricco e famoso, una bella ragazza di cui si innamora e si sposano. Lui è felice, si sente amato, ma poco dopo le nozze lei, in un momento in cui è in vena di sincerità, gli rivela quale fortuna sia stata per lei averlo incontrato, quando ormai tutti in famiglia disperavano di poterla accasare, visto che era stata lasciata dal suo precedente fidanzato.

  • "Piccoli vagabondi": il romanzo neorealista di Gianni Rodari

    ida accorsi“Piccoli vagabondi” rappresenta un’eccezione nella vasta produzione di Gianni Rodari, il suo primo romanzo d’impostazione neorealista, poco conosciuto e ingiustamente troppo a lungo ignorato.
    È il 1952 quando Gianni Rodari, pubblica per «Il Pioniere», il primo episodio di un racconto a puntate dal titolo Piccoli Vagabondi. Solo successivamente, e cioè nel 1981, la storia venne raccolta in volume da Editori Riuniti, diventando così ufficialmente "romanzo". Si tratta di una scrittura fortemente realistica, non lascia nessun spazio alla fantasia, ma al contrario intende fornire una diagnosi lucida, della realtà e della storia nel momento stesso in cui accade.

  • “STORIA DEL GALLO SEBASTIANO ” ovverosia” IL TREDICESIMO UOVO

    ida accorsi

    [Perché due più due deve sempre far quattro? Non potrebbe far cinque una volta tanto?]
    Un meraviglioso romanzo, una bella storia, un "antico" libro per "nuovi" ragazzi:
    di Ada Gobetti (scritto nel 1940 - che visti i tempi - aveva dovuto pubblicarlo con lo pseudonimo Margutte) una riedizione con le illustrazioni di Ettore Marchesini, la prefazione di Goffredo Fofi, - Roma 2019 Edizioni di Storia e letteratura.
    Storia del gallo Sebastiano è il primo libro scritto da Ada Gobetti dopo la morte di Piero e in pieno regime fascista. Fu l’intercessione di Benedetto Croce, (che l’aveva conosciuta a Napoli quando lei e il giovane Gobetti andarono a trovarlo durante il viaggio di nozze), a propiziarne la pubblicazione, allora con Garzanti.

  • 1920-2020 - 100 anni di Gianni Rodari

    ida accorsiQuello che doveva essere l'anno delle grandi celebrazioni rodariane ha incontrato sulla sua strada l'inaspettata emergenza mondiale. Mi sono chiesta tante volte in queste settimane: cosa avrebbe detto il Maestro Gianni?? Forse, come aveva fatto di fronte ad altre sciagure e ingiustizie, ne avrebbe preso atto, tenendo in mano la penna e nella mente la speranza. Così, tra chiusure e difficoltà si continua a ricordarlo, e, ognuno come può, a onorarlo.
    Maggiormente in questo momento sento il bisogno di rileggere Rodari il poeta, lo scrittore, il visionario, sempre dalla parte dei ragazzi, che ha regalato al mondo opere indimenticabili e la più bella e rivoluzionaria delle verità: la fantasia ci rende liberi.
    Per lui conversare con i ragazzi era una necessità per capirne i comportamenti e per penetrare nella loro psicologia; un’occasione per ricevere stimoli e collaudare quanto andava scrivendo. Voleva che il suo lavoro nascesse dalla base. Non gli bastava guardare il mondo, desiderava andargli incontro ed entrarci.
    Gli alunni, non conoscendolo di persona, al primo impatto subivano il fascino del personaggio e perdevano la spontaneità, ma Rodari cercava subito di smitizzare facendosi chiamare “Gianni”, poi con battute spiritose, si metteva sul loro stesso piano; creava il bisogno di sapere e aiutava a penetrare concetti profondi con linguaggio comprensibile e coinvolgente. Era un improvvisatore formidabile, un comico nato. Si vantava, con una punta di orgoglio, di assomigliare un po’ a Totò.
    A scuola con Gianni RodariAnche quando raccontava più volte uno stesso fatto o una favola, introduceva varianti compiendo un lavoro sul lavoro.
    Usava espressioni popolari, sfruttava i luoghi comuni, immetteva nella narrazione dati ambientali o ‘rubati’ all’interlocutore, toccando gli argomenti verso i quali gli adolescenti erano più sensibili e interessandosi ai loro vissuti.
    Pur avendo in mente certi obiettivi, operava senza uno schema fisso. Era un maestro in tutti i sensi, stava a scuola con lo spirito dell’allievo che vuole apprendere dagli altri, sapeva ascoltare e dare consigli pratici agli insegnanti, senza per questo considerarsi depositario di verità assolute. Non volendo mai dire una parola conclusiva, era continuamente disponibile alla verifica.
    Insegnava senza imposizioni: scherzando, gareggiando, stuzzicando la curiosità, in quell’atmosfera l’aula diventava un vivace luogo di ricerca, un laboratorio di invenzioni fantastiche.
    Con lui non esistevano problemi di disciplina. Si guadagnava l’autorità e induceva al rispetto delle regole con l’intelligenza, la cultura, la simpatia, l’amicizia, tra le sue finalità vi era quella di rendere i bambini autonomi, sinceri, capaci di pensare in maniera diversa l’uno dall’altro.
    Il suo grande credo era di fare della scuola un momento di vita.
    Educatore, che sentiva la scuola come la sua grande famiglia, è stato tra i più convinti difensori dei diritti dei bambini.
    Dopo tutta questa lunga presentazione, voglio parlare della sua opera più importante la “GRAMMATICA DELLA FANTASIA - Introduzione all’arte di inventare storie” - l’unico suo volume teorico, pubblicato per la prima volta in Italia nel 1973 da Giulio Einaudi Editore
    Nasce ufficialmente a Reggio Emilia (città che Rodari apprezzò molto in quanto le sue scuole accoglievano a braccia aperte lui e le sue idee; frequenti le sue visite in Emilia Romagna) dalla paziente trascrizione a macchina da parte di una stagista di alcuni appunti rimasti a lungo dimenticati. Gli appunti in questione, scritti intorno agli anni 1940, facevano parte della raccolta del "Quaderno della fantasia". Vennero recuperati in seguito a un convegno che si tenne proprio nella città emiliana dal 6 al 10 marzo 1972.
    L'opera si sviluppa in 45 capitoli.
    Nella quarta di copertina della prima edizione, si riportavano queste parole dell'autore:
    "Quello che io sto facendo è di ricercare le "costanti" dei meccanismi fantastici, le leggi non ancora approfondite dell'invenzione, per renderne l'uso accessibile a tutti. Insisto nel dire che, sebbene il Romanticismo l'abbia circondato di mistero e gli abbia creato attorno una specie di culto, il processo creativo è insito nella natura umana ed è quindi, con tutto quel che ne consegue di felicità di esprimersi e di giocare con la fantasia, alla portata di tutti."
    Da questa ricerca, che Rodari ha condotto per molti anni, è nata la Grammatica della fantasia, una proposta concreta che intende rivendicare all'immaginazione lo spazio che deve avere nella vita di ciascuno.
    Tra i tanti capitoli cito quello dell’ L'errore creativo dedicato alle potenzialità creative e pedagogico-didattiche dell'errore. Difatti, secondo Rodari in ogni errore riposa la possibilità di una storia come testimonia l'esempio della scarpina di Cenerentola che invece di essere di pelliccia, per un errore di trascrizione, è diventata una fantastica scarpina di vetro. Come già aveva sostenuto nel suo Libro degli errori, persino l'errore ortografico può offrire lo spunto per ogni sorta di storia dai risvolti comici o anche essere l'occasione per un'istruttiva riflessione come nel caso della parola I-ta-glia, nella quale quella brutta g appare come un eccesso nazionalistico. Molti errori dei bambini, poi, sono in realtà creazioni autonome, utili ad assimilare una realtà sconosciuta. Sono errori che fanno ridere e ridere degli errori, ci fa riflettere Rodari, è già un modo di prenderne le distanze. Inoltre un'unica parola può suggerire innumerevoli errori e quindi innumerevoli storie. Per esempio, dalla parola automobile potrebbe derivare ottomobile, altomobile, ettomobile, autonobile, ecc.
    Pertanto Rodari ritiene che il proverbio "Sbagliando s'impara" dovrebbe essere rimpiazzato da uno nuovo che dica "Sbagliando s'inventa".

    ^^^
    L'AUTONOBILE
    Pareva una macchina
    precisa a tante altre,
    invece, ecco qua,
    si scopre che è un'autoNobile.
    Sarà marchesa, contessa,
    baronessa,
    chissà.
    Dallo stato delle gomme,
    dalla ruggine della carrozzeria
    sospetto che si tratti
    di una nobiltà
    decaduta alquanto.
    Non dubito che ai suoi bei giorni
    sia stata ricevuta
    a corte, con la meglio aristocrazia;
    che abbia avuto dame di compagnia,
    il maggiordomo, l'ancella
    il lacchè,
    Sarà stata anche bella
    il giorno delle nozze..
    Ma adesso l'aspetta lo sfasciacarrozze.
    Tuttavia, tuttavia,
    è sempre un'autoNobile:
    lo puoi vedere dalle buone maniere,
    dalle maniglie fini e affusolate
    dalle povere portiere sgangherate.

  • Anziani in vacanza. Il turismo non ha età

    rita rambelliA me piace molto viaggiare e non ritengo che essere considerati “turisti” sia un problema di età perché sempre più persone pensano che l’età della pensione sia proprio il momento ideale per viaggiare e vedere tutte le bellezze naturali ed artistiche che esistono nel mondo. La vita si è allungata ed anche le caratteristiche e le esigenze delle persone. Il sistema turistico italiano è consapevole dell’importanza che può costituire il turismo della Terza Età, ma spesso gli “anziani” sono considerai ancora solo dei riempitivi per i periodi della bassa stagione, ma non li si considera un target privilegiato ed in molti casi in grado di spendere. In generale si ritiene che gli anziani siano più “vecchi” di quanto loro realmente non siano o non sentano di essere. Le ricerche più recenti hanno sfatato molti dei miti legati alla terza età e in particolare occorre prendere atto che gli anziani:
    • non vogliono essere considerati persone non attive, deluse e sole,
    • né vogliono essere considerati persone che sono a pieno titolo membri della società,
    • non vogliono essere chiamati vecchi, o pensionati, ma sottolineano una sostanziale continuità con la stagione di vita precedente,
    • non possono essere incasellati in un gruppo unico, perché sono piuttosto un aggregato di esigenze eterogenee,
    • amano riconoscersi individualmente, desiderano proposte e servizi personalizzati, e non vogliono essere ghettizzati.

  • Claudia: la mia esperienza come caregiver

    Claudia Ferrari“Non riesco più a riconoscere i volti delle persone, per me sono tutti uguali” mi dice Gianni con l’aria angosciata. Allora io gli chiedo “Anche il mio viso non riconosci? ““No, il tuo no e qualsiasi cosa succeda io il tuo viso lo riconoscerò sempre, e se non lo riconoscerò guardandoti lo riconoscerò toccandoti”
    Questo è Gianni, che mi sorprende sempre. Un’ondata di emozione mi avvolge. Lo abbraccio, nascondendo il volto sulla sua spalla per non far vedere le lacrime sul mio viso.
    Gianni è mio marito, ha 77 anni, siamo sposati da quasi cinquanta ed è malato di Alzheimer da quasi nove anni.
    Io sono la sua caregiver a tempo pieno.
    Quando eravamo giovani lui diceva sempre che da vecchi mi avrebbe protetta e si sarebbe preso cura di me. Nel rapporto di coppia lui era sempre stato il più forte e sembrava naturale che lo fosse anche da vecchio. Ma il destino ha rimescolato le carte ed è toccato a me occuparmi di lui. Non ero preparata per questo compito, ho imparato sul campo e non sapevo se ce l’avrei fatta.
    Ero la donna più impaziente dell’universo e ho imparato l’arte della pazienza così come tante altre cose. Per amore si cambia e si impara.
    Gianni è molto fragile e ha bisogno del mio appoggio costante e della mia supervisione in tutte le azioni della vita quotidiana. Nel suo ambiente è orientato nello spazio ma non nel tempo, la memoria a breve è completamente bruciata ed è lentissimo in tutte le sue azioni, anche nel parlare, ma è rimasto vigile e cosciente di quello che succede a lui e intorno a lui, è ancora curioso della vita ed è come se la sua sensibilità si sia accentuata.
    La malattia è andata avanti molto lentamente, non so se per qualche misteriosa alchimia o se ciò è dovuto al fatto che in tutti questi anni l’ho inondato di stimoli e l’ho ricolmato di amore e di attenzioni. Lo porto sempre con me, dappertutto, parlo con lui in continuazione, gli racconto quello che succede nel territorio, a livello nazionale e internazionale e pretendo che mi dia la sua opinione.
    Ho letto da qualche parte che il lavoro di cura è un lavoro di mani, di cuore e di cervello. È vero e devi sapere di volta in volta a cosa aggrapparti perché le situazioni sono sempre diverse. Se sbagli un approccio te ne accorgi subito perché loro regrediscono cognitivamente e allora cambi strategia. Nel mio caso posso dire di aver molto seguito la ragione del cuore e credo sia stata una scelta vincente.
    Un ruolo importante ha sicuramente avuto anche il contesto in cui viviamo, il fatto che non ci siamo rinchiusi in noi stessi ma ci siamo aperti al mondo, e poi il suo carattere tenace e combattivo e la sua passione per la scrittura.
    Nei primi anni della malattia, quando i ricordi non erano ancora scomparsi, ha scritto la sua autobiografia, per non dimenticare. Con il suo primo libro, Gianni ha scoperto quella che lui definisce “la magia della scrittura”. È vero che gli è sempre piaciuto scrivere, ma ora è stato qualcosa di diverso, un innamoramento vero e proprio e come tutti gli innamorati lui ci si è buttato a capofitto. La scrittura è stata per lui come un balsamo che gli ha dato serenità e ha alleviato le sue ansie e le sue paure. Da qui un secondo libro “In viaggio con l’Alzheimer” nonostante siano aumentate le difficoltà perché non riesce più a tenere la biro in mano, la biro gli sfugge dalle dita e non può più scrivere. Il Sig. Alzheimer, come Gianni chiama la malattia, sta lavorando con un’arma in più: il tempo, quel tempo che scorrendo, accelera la patologia.
    Ma Gianni è tenace e con l’aiuto di una bravissima educatrice, abbiamo trovato il modo di procedere mettendo da parte ancora una volta il Sig. Alzheimer.
    Che altro dire? Io non sono più giovane, il lavoro di cura è pesante, il futuro incerto, sono molto stanca e qualche volta molto triste ma mai depressa. La tristezza mi passa parlando con gli amici, osservando la natura: abitiamo in campagna e attorno a noi c’è un paesaggio splendido, ascoltando la musica, cosa che piace molto anche a Gianni e cucinando cose buonissime. Quando la sera appoggio la testa sul cuscino, mi addormento serena perché so che durante il giorno ho fatto tutto quello che potevo per rendergli la vita migliore e accettabile. Mi bastano il suo sorriso ed il suo sguardo dolcissimo per darmi la forza di andare avanti ed affrontare un nuovo giorno. E poi, voglio essere ottimista, esiste anche la ricerca. Chissà, magari domani, tra una settimana, tra un mese o tra un anno, in qualche angolo del mondo verrà messo a punto un farmaco che rallenterà definitivamente questa malattia. Perché non crederci?

  • Coronavirus, insegnaci la solidarietà!

    rosanna vaggePurtroppo sì, è successo, ed ora brancoliamo al buio in piena pandemia.
    Si potevano scegliere strategie migliori, applicare da subito il modello coreano o quello cinese, fare tamponi a tappeto, reperire in tempo utile i dispositivi di protezione individuale, applicare misure di isolamento più restrittive, ma l’unica realtà è che “siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa” per utilizzare le parole di Papa Francesco durante la sua preghiera.
    Ed ora navighiamo al buio, tutti sulla stessa barca, in balia del vento, della pioggia scrosciante e delle onde alte parecchi metri e piangiamo i nostri morti che, ad oggi, 4 aprile 2020, in Italia, hanno raggiunto il drammatico numero di 15362, purtroppo destinato a salire.

  • Essere nonni oggi

    rosanna vaggeAnche quest’anno sono stata invitata ai corsi di cultura di Chiavari in qualità di docente e il titolo che mi è stato proposto per la prima lezione ,”Nonni e nipoti oggi: una relazione speciale di crescita reciproca”, tocca una tematica che mi sta particolarmente a cuore, sia perché sono orgogliosa di essere nonna per ben tre volte, sia per il fatto che mi piacciono i vecchi e i grandi vecchi, capaci di sorprendermi ogni giorno per quello che sanno trasmettere.
    Non credo proprio che qualcuno possa nutrire dubbi sul fatto che nonni e nipoti o più in generale vecchi e bambini, siano in grado di sviluppare una relazione speciale di crescita, ma oggi, con il cambiamento demografico e la crisi economica e morale che coinvolge la società intera e sovverte la struttura delle famiglie, è ancora possibile investire risorse affinché questa relazione sia mantenuta, se non implementata? È una domanda che mi desta grande preoccupazione.

  • Favola d'amore- Le trasformazioni di Pictor di Hermann Hesse

    ida accorsiUna favola d'amore gaia e luminosa, dove parola e disegno si fondono come uomo e donna, come sole e luna, a raccontare il paradiso del perenne rinnovamento. Una favola nata nell’autunno del 1922, appena pochi mesi dopo la fine della stesura di Siddharta. Hermann Hesse stesso ne parlò come di una fantasia orientale-occidentale, una seria parafrasi del mistero della vita , ma allo stesso tempo accessibile alla lettura infantile come una gioiosa favola. Una storia scritta e illustrata dallo stesso autore che per molto tempo non è stata edita, ma della quale lui stesso realizzava copie manoscritte che vendeva a bibliofili e amici in un momento in cui la situazione economica non era delle più floride e che continuò in seguito a riprodurre per aiutare gli scrittori in difficoltà. Questa versione del manoscritto è quella che concordemente viene considerata la più riuscita. La copia fu regalata a Ruth Wenger – all’epoca un’amica e poi futura moglie di Hesse – per la Pasqua del 1923. L’amore perciò non è solo nel titolo, ma anche in tutta l’opera.
    "Tra la mia pittura e la mia poesia non c’è discrepanza, cerco sempre la verità poetica, non quella naturalista.”

  • Gianni Zanotti: la scrittura e mia moglie le mie armi per combattere l'Alzheimer

    Gianni Zanotti

    Gianni Zanotti- fotografo, operaio metalmeccanico, sindacalista, assessore poi ha incontrato l'Alzheimer

    Ho letto i suoi due libri: uno cartaceo “La storia testarda e forse improbabile di un uomo in pensione- Racconto autobiografico” (Carmignani editrice -progetto Doc) e sempre con lo stesso editore un e-book “In viaggio con l’Alzheimer”. Nel primo c’è davvero la sua autobiografia-partendo dal paesino della Romagna dove è nato, sino al suo pensionamento, passando attraverso lavori diversi: da fotografo a operaio alla Innocenti e sindacalista a tempo pieno e poi assessore nel piccolo paese nell’Oltrepò Pavese. Poi l’ultimo capitolo quando incrocia il suo nemico, l’Alzheimer e la battaglia ancora aperta di cui parla nell’e-book.
    Più volte richiama la scrittura e la sua funzione demiurgica per metter in ordine i pensieri, trasferirli dalla sua mente e dal suo cuore, ad un piano d’incontro con gli altri. Compito che ritiene necessario e stimolante, anche e soprattutto in presenza dell’Alzheimer. Perché questa attrazione e questo compito assegnato al raccontare e al raccontarsi, in forma scritta?
    Scrivere, oltre che leggere, è una passione che mi porto dietro fin da bambino. Alle scuole elementari e alle medie le mie insegnanti leggevano sempre i miei temi in classe.
    Con la malattia, la scrittura sopperiva alla difficoltà della parola, parola che era stata in passato lo strumento principale del mio lavoro e rappresentava quindi un modo nuovo di comunicazione. Nello stesso tempo mi sono accorto che lo scrivere mi ha aiutato a ricordare. Tanti episodi del mio passato mi sono tornati in mente con un foglio bianco davanti e una biro in mano. Metterli su carta, nero su bianco, ha fatto sì che non andassero persi. Sapevo che, prima o poi, sarebbe arrivato il momento in cui avrei scordato.
    Quindi raccontare e raccontarmi per non dimenticare e come testimonianza del mio vissuto, passato e presente, da trasmettere e condividere con gli altri. La consapevolezza di sapere e poter scrivere ha fatto sì che mi tenessi sempre impegnato, sentendo che stavo facendo qualcosa di utile e interessante per me e per gli altri. Scrivere è stato un argine contro l’avanzare della malattia.

    Questa sua “dipendenza” dalla parola scritta ha fatto sì che, a fronte delle difficoltà che l’avanzare della malattia poneva all’esercizio manuale con la sua “biro”, pur di procedere ha cercato altri strumenti e altri appoggi per tradurre i suoi pensieri: registrare le sue parole con modalità diverse, cercare chi poteva aiutarlo a dare corpo e logica ai suoi pensieri. Come è stata costruita questa opportunità e quali vantaggi ne ha tratto?
    IMG 20190213 115414Quando mi sono accorto di non riuscire più a scrivere per me è stato un dramma. Però non mi sono arreso. Avevo una fortissima esigenza di continuare a raccontare. Abbiamo cercato altri sistemi, prima con un registratore poi con un programma di dettatura applicato sul PC, che però non hanno funzionato perché mi mettevano a disagio. Io avevo bisogno di un contatto umano. L’opportunità è arrivata con Sabrina, educatrice di una RSA della zona che ha subito abbracciato con entusiasmo l’idea di aiutare un malato di Alzheimer a scrivere della propria malattia. Io raccontavo e Sabrina, seduta al PC, scriveva e dava forma e corpo ai miei pensieri. È così che è nato il secondo libro “In viaggio con l’Alzheimer”.
    È stata un’avventura entusiasmante, un traguardo di cui vado orgoglioso che ha aumentato la mia autostima nella convinzione di aver fatto qualcosa di importante che poteva aiutare altri nella mia situazione ed i loro familiari, oltre che tutti gli operatori che ogni giorno si confrontano con noi ammalati.

    Lei nel libro “In viaggio con l’Alzheimer” dice che nello sfondo c’è sempre Claudia sua moglie. In realtà Claudia è sempre in primo piano nei suoi pensieri perché come afferma, anzi scrive nel titolo di un capitolo “Di amore non sono vecchio- Sono ancora un amante, sono ancora innamorato e ho la mia Claudia che mi protegge”. Di Claudia parla sempre e ci racconta del sostegno che da lei riceve costantemente. Cosa dice Claudia di questa suo nuovo viaggio?
    Claudia e GianniClaudia per me è tutto. È un’amante, una compagna di viaggio, il mio sostegno in tutte le circostanze. Quando lei è vicino a me io sono sereno e mi sento al sicuro. Senza di lei sarei perso. Tuttavia sono consapevole di quanta fatica per lei tutto ciò comporta e questo causa momenti di sofferenza ma subito superati da momenti di tenerezza.
    Lei ha intrapreso questo viaggio all’inizio con molti interrogativi, dubbi e paure sul modo di operare e di comportarsi, ma ha imparato rapidamente, sul campo, ed ha svolto e sta svolgendo un lavoro fantastico. Sicuramente è anche merito suo se la mia malattia ha progredito così lentamente.

    Questi suoi due libri confermano un’idea che comincia a farsi strada: una persona con l’Alzheimer ha ancora tante cose da fare e da comunicare. Nessuno come chi vive la malattia, può essere testimone così prezioso e puntuale su ciò che sta cambiando nel suo umore, nel suo cervello e nei suoi comportamenti. Leggendo i suoi scritti appaiono informazioni, descrizioni di stati d’animo e della loro origine, motivazioni di comportamenti, inspiegabili per chi sta di fuori. Cito tre situazioni che mi hanno colpito, da profana, e che solo il suo racconto mi ha permesso di registrare per rileggere situazioni analoghe precedenti.
    Lei racconta che non riconosce le persone dal viso, ma dalla voce; poi, aiutato da un bel carattere, cerca sempre di essere mite e gentile anche quando trova ostacoli; poi parla del piacere e dell’importanza che ha per lei l’incontro con gli amici, lo stare insieme. Sono tutti passaggi che un estraneo, anche professionista, forse non tiene sempre a mente. Come queste sue “informazioni” sono accolte dai medici e professori con cui è venuto in contatto?
    Questo purtroppo è un punto dolente. Non c’è stato da parte della classe medica che mi ha seguito in tutti questi anni (sono in cura da otto anni circa), al di là di un incoraggiamento a continuare con la scrittura, un interesse vero ed un approfondimento sui temi sviluppati nel mio ultimo libro, sulle mie sensazioni, ansie paure e gioie, sul mio modo di vivere la malattia e di contrastarla e sul fatto che noi abbiamo applicato sin dall’inizio quella che ora viene definita come “terapia comportamentale” e che a detta di molti specialisti avrebbe un effetto più benefico della terapia farmacologica e noi concordiamo pienamente con questa tesi.

    Gianni sabrina e ClaudiaIn genere è una domanda personale, ma parlando di autobiografia è tutto personale Si avverte in questo suo sforzo, per mantenere attiva la comunicazione scritta e parlata, anche la consapevolezza dell’aiuto offerto a chi sta vivendo una esperienza simile e l’invito ai famigliari in primo luogo ma alla società civile in generale a non fuggire davanti alla malattia, a coglierne sin dall’inizio i sintomi per poterli affrontare
    Conclude dando un catalogo di istruzioni d’uso per principianti che suddivido in tre aree
    1)socializzare, cercate l’amore, l’amicizia
    2)aggirare gli ostacoli e mantenere i propri interessi e cercarne di nuovi
    3) godere delle cose belle, imparare a ridere dei limiti e dei piccoli fallimenti
    Come pensa di continuare a informare e formare altre persone nella sua stessa condizione?
    È una domanda a cui è difficile rispondere ora perché dipende molto dall’evoluzione della malattia.
    Io comunque non ho ancora deposto le armi e sono determinato a continuare la mia battaglia contro il Sig. Alzheimer. Troveremo certamente altri modi per continuare a dialogare con il mondo esterno.

     La storia testardaIn viaggio con lAlzheimer

     

     

  • I cittadini di Erba contro l'intestazione di una via al podestà fascista

    diana catellaniViviamo in un momento di grande confusione: la gente ha perso i punti di riferimento che una volta orientavano le sue scelte e ora si lascia incantare da chi grida più forte, da chi fa le promesse più mirabolanti e non importa se poi non le mantiene.
    In questo clima, risultano premianti a livello politico atteggiamenti, prese di posizione e linguaggio, che rievocano sinistramente un passato tragico del nostro paese.
    È forse su questo stato di confusione generale che la giunta di Erba ha pensato di proporre di intitolare una via della città al podestà Alberto Airoldi e un’altra a mons. Pirovano, partigiano e missionario in Brasile. Per avvalorarne la portata di “pacificazione” civile, la mozione è stata presentata a nome di uno scenografo, molto conosciuto in Italia e all’estero, ma è facile pensare che gli fosse stata richiesta dalla sindaca attuale, nipote del podestà Airoldi. Nella motivazione si citavano i meriti culturali di quest’ultimo, che aveva fatto costruire, a spese proprie e di un suo fratello, un teatro all’aperto e che si era fatto conoscere anche come poeta dialettale.

  • Il libro della giungla: il racconto del passaggio dall'infanzia all'adolescenza e all'età adulta

    ida accorsi "Erano le sette di sera, di una serata molto calda fra le colline di Seeonee, quando papà Lupo si svegliò dal suo riposo diurno. Si grattò, sbadigliò e stirò le zampe una dopo l’altra per scuoterne dall’estremità il torpore del sonno."
    Iniziano così i racconti de "Il libro della giungla", uno dei lavori più conosciuti di Rudyard Kipling.
    Pubblicate per la prima volta tra il 1893 e il 1894 su alcune riviste, le storie narrate sono ambientate in India, terra cara allo scrittore, e incentrate sulle avventure di Mowgli e di alcuni animali della giungla.
    Descritti in maniera allegorica, i personaggi e le vicende di questi racconti rappresentano una delle fonti più affascinanti per comprendere i rapporti tra l’Occidente e l’India alla fine del XIX secolo, all’interno del fenomeno del Colonialismo.
    Se, in seguito alle diverse trasposizioni cinematografiche, associamo l’opera di Kipling unicamente alla figura del giovane Mowgli, a conti fatti il “cucciolo d’uomo” compare solo nei primi tre racconti del volume.

  • Il senso dell'amicizia invecchia con noi

    diana catellaniChi trova un amico trova un tesoro, dice il proverbio. Ma il modo di intendere l’amicizia cambia man mano che si invecchia, almeno per me è stato così.
    Da piccola, erano miei amici tutti i compagni e le compagne di gioco senza distinzione; nel tempo libero dai compiti e dalle lezioni, uscivo di casa e chiunque fosse nei paraggi con una palla, una corda, una bambola, un barattolo con le bolle di sapone era l’amico giusto per passare qualche ora spensierata. Certo però non riuscivo a considerare amici quelli che si mostravano prepotenti o maleducati.

  • Il treno dei bambini: la memoria corre tra la Napoli del dopoguerra e le famiglie accoglienti di Modena

    Iniziare la lettura de “Il treno dei bambini” di Viola Ardone è stato come riallacciare un filo della memoria. Si racconta qui, in veste di romanzo, di una iniziativa di solidarietà e accoglienza che prese vita nelle regioni del Nord, in particolare l’Emilia Romagna, per aiutare i bambini del Sud- Roma e Napoli in particolare- città che uscivano dalla guerra con le case distrutte, ma soprattutto con miseria e degrado sociale. Furono coinvolti decine di migliaia di bambini.
    Non posso ricordarmi per ragioni anagrafiche l’arrivo dei bambini del Sud, ma di quell’avvenimento se ne parlava ancora quando già ero abbastanza grande da memorizzare.

  • L'anima smarrita. Una favola del Premio Nobel Olga Tokarczuk

    ida accorsi“Se qualcuno fosse in grado di guardarci dall’alto,
    vedrebbe che il mondo è pieno di persone che corrono in fretta e furia,
    sudate e stanche morte, nonché delle loro anime in ritardo, smarrite…”

    Una volta c’era un uomo che lavorava molto sodo e molto in fretta e si era lasciato ormai da un pezzo la propria anima alle spalle. Senza anima non viveva neanche male – dormiva, mangiava, guidava la macchia e giocava perfino a tennis. A volte, però, aveva l’impressione che intorno a lui fosse diventato tutto piatto, gli sembrava di muoversi sul liscio foglio di un quaderno di matematica, un foglio ricoperto di quadretti tutti uguali e onnipresenti.

  • L'attualita' del ricordo di Janusz Korczak: non ci è concesso lasciare il mondo così com'è

    ida accorsiVoi mi dite: "Siamo stanchi di stare con i bambini".
    Avete ragione. E dite ancora: "Perché dobbiamo abbassarci al loro livello. Abbassarci, chinarci, piegarci, raggomitolarci".
    Vi sbagliate. Non questo ci affatica, ma il doverci arrampicare fino ai loro sentimenti. Arrampicarci, allungarci, alzarci in punta di piedi, innalzarci, per non ferirli" ( Janusz Korczak Quando ridiventerò bambino, p. 7)
    Janusz Korczak è fra le più grandi autorità intellettuali e morali del nostro tempo. La sua biografia, la sua attività in ambito sociale e culturale, medico, letterario, pedagogico, ha oltrepassato i limiti tradizionali fra i popoli, le religioni, gli orientamenti politici, gli strati sociali. La divisione più importante e difficile da superare per Korczak era quella che separava gli adulti dai bambini: Korczak ha dimostrato che il bambino è una persona, un essere umano, non soltanto un suo anticipo. È un essere umano qui ed ora. Ha la sua dignità e i suoi diritti. Ha il suo posto civico all’interno della famiglia, nella società locale e in quella allargata. La dignità del bambino, i diritti del bambino e il suo diritto alla cittadinanza sono tre concetti in cui siamo debitori a Janusz Korczak . (1)

  • L’Ageing e la Silver Economy Network ovvero l'invecchiamento e una nuova economia "d'argento"

    rita rambelliA causa dell'aumento dell’aspettativa di vita e della diminuzione dei tassi di natalità, la popolazione mondiale sta invecchiando e tutto l’insieme dei cambiamenti legati all’ Ageing (o invecchiamento), è una sfida ma anche un’opportunità di sviluppo, investimenti e crescita economica in continua evoluzione.
    Il segmento demografico over-60 continua ad espandersi, mentre la popolazione sotto i 14 anni si contrae; dalla prossima metà del secolo gli “anziani" supereranno ufficialmente i "giovani".
    Secondo le stime della ONU, il 10 % della popolazione mondiale nel 2000 era rappresentato dai 60+, questo segmento demografico rappresenterà complessiva-mente il 15% della popolazione entro il 2025 e il 21,8% entro il 2050, raggiungendo un valore lordo totale di oltre due miliardi di persone.

  • La Bôrga, colloqui ottocenteschi di Umberto Majoli

    rita rambelliRisistemando alcuni libri mi è tornato tra le mani un vecchio libro, La Bôrga, colloqui ottocenteschi ravennesi, scritto da Guido Umberto Majoli, grande studioso della storia di Ravenna, e pubblicato a Ravenna nel 1959, a sue spese, come dice lo stesso autore.
    Come negli altri libri dello stesso autore, il tema di fondo è la storia di Ravenna, ma in questo libro, ormai vecchio e solo, lui parla proprio con Lei, la sua cara Mamma Ravenna.
    Sono colloqui pieni di tenerezza e di nostalgia e ho pensato di condividerne con voi alcuni brani, anche perché questo libro non è più in vendita e difficilmente riuscireste a leggerlo.

  • La terza età non è solo assistenza: dallo shopping al turismo in Italia vale 620 miliardi di euro!!

    rita rambelliCi sono molti modi di vivere la vecchiaia e se si ha la fortuna di essere in salute e con una buona pensione si può vedere la vecchiaia come un momento di grandi opportunità. Certo non tutti pensano di invecchiare come Baddie Winkle, la nonna che è diventata una webstar ha 88 anni e vanta più di due milioni di follower su Instagram. Merito della sua ironia e dei nipoti che le hanno aperto le porte della rete, rendendola una webstar. Baddie ha conquistato il popolo dei social grazie ai suoi scatti irriverenti, che sprizzano gioia di vivere e voglia di divertirsi. Non si nasconde e se da un lato si immortala mentre prende le pillole «cercando di allungarmi la vita», dall'altro non disdegna musica hip hop, gelati, sigarette e minigonne.
    Secondo i dati del Consiglio Superiore di sanità guadagniamo 3 mesi di vita media ogni anno e la vita media si è allungata di 10 anni negli ultimi 40 anni e soprattutto è importante sapere che quella che si allunga è la vita attiva, perché i 75enni oggi sono i 65enni di 40 anni fa.
    Questo fenomeno non ha confini geografici ma è iniziato nei paesi più industrializzati e si sta diffondendo in tutto il mondo.
    Il cambiamento più visibile è il tempo libero e tutto l’indotto che vi ruota intorno.

  • Le donne della mia infanzia

    diana catellaniTra le persone che hanno popolato la mia infanzia, ricordo in particolare le donne di famiglia e del vicinato.
    A quei tempi, in Emilia, a quarant’anni erano già considerate vecchie e il loro abbigliamento doveva essere adeguato a questa condizione, perciò si vestivano prevalentemente di colore scuro (tranne le ragazze più giovani), portavano generalmente un fazzolettone in testa (credo per motivi igienici) e un ampio grembiule sopra la gonna lunga.

  • Magaria, una favola di Andrea Camilleri: una tenera immagine di un nonno che va a passeggio con la sua nipotina

    ida accorsiNon tutti lo sanno, ma Andrea Camilleri, uno dei più celebri scrittori italiani contemporanei, regista teatrale, autore di testi radiofonici e sceneggiature televisive, è anche scrittore di opere per i più piccoli: Topiopì, Il naso, I tacchini non ringraziano. Prima ancora di essere uno scrittore fu un giovane precoce lettore: iniziò, a leggere molto presto, prima grazie alla nonna Elvira e poi alla sua curiosità che lo portò a prendere e sfogliare i libri della biblioteca del papà.
    In un’intervista rilasciata a  La Repubblica ci racconta:
    " Mia nonna Elvira era saggia ed autorevole ed è stata la figura che ha aperto la mia fantasia.
    Parlava agli oggetti e agli animali come se fossero creature umane, e cambiava voce a seconda dell’oggetto, dicendomi:
    “Ma secondo te posso parlare al pianoforte come parlo alla saliera?”
    Aveva l’abitudine di inventarsi parole, e quando ancora non ero in grado di leggere mi raccontò tutt’intero - Alice nel paese delle meraviglie.- Fu il mio primo libro.”
    MAGARIA, è il primo racconto per bambini scritto da Andrea Camilleri ( nonno di sei nipoti) è una celebrazione della fantasia e della sua colorata terra, la Sicilia.

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  • NESSUNO E’ SOLO, SE HAI BISOGNO CHIAMA!! Gli anziani soli al tempo del corona virus

    rita rambelliNoi non abbiamo vissuto una guerra, ma sicuramente ricorderemo tutti lo sconvolgimento sociale determinato dall’epidemia del virus COVID -19 che è scoppiata in Italia nel mese di febbraio. Oggi è il 19 marzo e come ci sta dicendo incessantemente la televisione dobbiamo “restare a casa” e uscire solamente per necessità improrogabili.
    Se guardo fuori dalla finestra, vedo il parco della Rocca Brancaleone, normalmente pieno di famiglie con bambini che adesso è deserto non si sente nessun rumore, uno spettacolo irreale che ricorda certi film di fantascienza sulle grandi catastrofi o guerre che potrebbero distruggere l’umanità…!!
    Mi rendo conto di essere una persona fortunata, non sono sola, c’è mio marito con il quale ho un ottimo rapporto da quasi 50 anni, ho una figlia che mi telefona ogni giorno, una nipote di 10 anni che ho visto crescere da quando è nata e con la quale in video chiamata facciamo conversazione e verifichiamo i compiti che la sua scuola elementare pubblica ogni giorno sul suo sito web.

  • O bevi o guidi e se hai bevuto prenditi un po’ di tempo!!

    rita rambelliSono passati circa vent’anni da quando non dormivo la notte e aspettavo il ritorno di mia figlia terrorizzata da quelle che chiamavamo le stragi del “sabato sera” .
    Sembravano problemi superati, ma in questo week-end di metà luglio, in uno sabato sera, ci sono stati 12 giovani morti in sei diversi incidenti causati da un mix micidiale di alcol, velocità, droghe e distrazione che hanno riportato alla luce il problema delle stragi di giovani vite.
    Cosa è successo? Eppure i tempi sono cambiati, c’è l’omicidio stradale, i limiti di alcolemia, le grandi discoteche sono ormai tutte chiuse, e i giovani di oggi non sembrano più interessati a fare tanti chilometri in macchina per andare in un locale alla moda.
    Forse è diminuita l’attenzione per la prevenzione della salute e per l’educazione stradale, e sono diminuiti anche i controlli perché, come afferma l’Associazione sostenitori della polizia stradale, ci sono sempre meno pattuglie per le strade, soprattutto di notte e di conseguenza sono drasticamente diminuiti i controlli sul livello di alcolemia.

  • Piccolo Blu e Piccolo Giallo

    ida accorsiEdito col titolo Little Blue and Little Yellow nel 1959, da una casa editrice statunitense, la Astor-Honor, che in quegli anni pubblicava classici e autori contemporanei, approda in Italia nel 1967 per Emme Edizioni primo libro di Leo Lionni (autore, pittore, grafico americano, ma italiano d’ adozione). Si presenta in una veste grafica molto curata, un vero gioiello visivo in cui si usa la teoria classica dei colori primari e il risultato della loro commistione, per sviluppare una straordinaria metafora educativa.
    Questo è un libro rivolto ai bambini più piccoli, a partire dai 3 anni, per giocare con l’arte e a mescolare i colori, realizzato con la tecnica del collage, usando delle macchie colorate disposte sulle pagine in modo da creare personaggi che si muovono ed entrano in relazione tra di loro. Piccolo blu e piccolo giallo è la storia semplice e commovente di un’amicizia che supera le differenze e abbatte i pregiudizi adulti.

  • Racconti di vita

    rosanna vagge“Ti va di raccontarmi qualcosa della tua vita?” Chiedo a Pietro, seduto nel giardino della casa di riposo in un punto dove le correnti d’aria, incrociandosi, offrono un po’ di sollievo alla calura estiva.
    “Certamente, mi fa piacere” mi risponde sorridendo e così mi sistemo accanto a lui, con in mano la scheda narrativa ancora intonsa.
    Gli chiedo della sua famiglia di origine e Pietro, senza alcuna esitazione parla del padre Giacomo e della mamma Palmira, entrambi contadini, gran lavoratori, che , oltre l’orto e gli ulivi, accudivano anche tre vacche. Anche lui ha fatto il contadino e, nel poco tempo che gli rimaneva, persino lavorando di notte, ha aiutato amici e parenti a costruire case. Precisa che è un lavoro duro, soprattutto la raccolta delle olive e la produzione dell’olio, ma che la madre era sempre pronta a portare nei campi qualcosa da mangiare, come fagioli o zucchini bolliti, insieme ad un bel bicchiere di vino, e questo era davvero confortevole. Poi, puntando il dito indice verso di me e guardandomi fisso negli occhi, sentenzia con orgoglio: “Non si poteva dire: oggi non lavoro, altrimenti l’olio andava tutto in malora”.

  • Re Matteuccio I – Il Re Bambino (di Janusz Korczak)

    ida accorsiida accorsiDel suo autore (Janusz Korcak) ne avevo già parlato precedentemente, è senza dubbio una figura dalle mille sfaccettature. Medico, scrittore, militante sociale, intellettuale e soprattutto pedagogo, nato nel 1878 a Varsavia, suo nonno era medico, suo padre avvocato, lui scelse la strada del nonno e intraprese gli studi di medicina. Ben nota è la sua figura tra i pedagogisti grazie alla sua costante attenzione all’infanzia: dal 1912, assieme a Stefania Wilczyńska diresse la Casa degli Orfani, l’orfanotrofio ebraico di Varsavia; dal 1919 iniziò a collaborare con Maria Falska, con la quale organizzò l’orfanotrofio - La Nostra Casa - destinato all’accoglienza dei bambini polacchi. In entrambe le strutture i bambini erano attivamente coinvolti nell’organizzazione della loro vita (gestendo anche un giornale e un vero e proprio tribunale). La mattina del 5 agosto 1942 Korczak fu deportato nel campo di sterminio di Treblinka insieme a tutti gli ospiti della Casa degli Orfani; riconosciuto dagli ufficiali nemici venne trattenuto (era una personalità nota), ma si rifiutò di abbandonare i suoi bambini. 

  • Roald Dahl: Il maestro dei racconti dell'orrore allegro

    ida accorsiI libri di Roald Dahl continuano a conquistare grandi e piccini con le loro bellissime storie. Lui stesso diceva: “Non ho niente da insegnare. Voglio soltanto divertire. Ma divertendosi con le mie storie i bimbi imparano la cosa più importante: il gusto della lettura”. Eppure, anche se è passato tanto tempo dalla pubblicazione del suo primo romanzo, I Gremlins nel 1943, Roald Dahl continua a essere amato dai bambini e dagli adulti di tutto il mondo e i suoi lettori sanno che, oltre alle risate e al divertimento, i suoi libri ci regalano bellissimi messaggi legati all’amore, all’amicizia e all’importanza della famiglia.
    Questo mese ho deciso di proporvi due dei suoi scritti, più conosciuti.

    LA FABBRICA DI CIOCCOLATO
    La fabbrica di cioccolato è fra i più famosi libri per ragazzi scritti da Roald Dahl. Il racconto è ispirato alla giovinezza di Dahl: quando frequentava la Repton School. La famosa ditta produttrice di cioccolato Cadbury spediva ai collegiali delle scatole piene di nuovi tipi di dolci e un foglietto per votare. I dolci preferiti venivano quindi immessi nel mercato.

  • Tinetta e i suoi cinque figli

    rosanna vaggeIn un pomeriggio di una giornata di fine primavera, esattamente il 28 maggio dello scorso anno, giunse nel giardino di casa Morando un gattino, apparentemente giovane, ma piuttosto mal ridotto, magrissimo e molto spaventato. Dopo aver girovagato per qualche minuto nel cortile antistante, entrò all’interno della residenza e si rannicchiò in un angolo della sala da pranzo, seminascosto dalla carrozzina dove era seduta la centenaria Silvia e rimase a lungo in quella posizione, come fosse stremato da chissà quale viaggio.
    Non si lasciava avvicinare, ma, osservandolo meglio insieme alla direttrice Maria Grazia, decidemmo che molto probabilmente si trattava di una femmina che si era persa o forse era stata abbandonata e per questo appariva stanca e affamata. Dovevamo darle un nome e scegliemmo Tinetta, dal momento che ci sembrava zoppicasse e che meritasse che il fisioterapista la sottoponesse al test di Tinetti per valutare equilibrio e andatura. Forse non a caso era approdata in una casa di riposo.

  • Tornando in Villabianca.

    diana catellaniTempo fa, trovandomi nel mio paese natale, ho voluto passare per la via Villabianca, a Rolo, nel reggiano (La Piazza nella foto dove ho passato i primi anni della mia vita. Ho così ritrovato la vecchia casa in cui sono nata. Appariva restaurata di recente e all’ingresso del cortile c’era un cancello, che prima non esisteva, ma c’era ancora il rustico che tanto tempo fa ospitava il porcile, il pollaio e le gabbie dei conigli.
    Mi sono soffermata solo qualche minuto e mi si sono riaffacciati alla mente tanti ricordi.
    In quel cortile, mia madre attingeva l’acqua dal pozzo artesiano (non c’era acqua corrente in casa) e riempiva il mastello più grande per fare il bucato grosso. Lì, io passavo molte ore a giocare a palla contro il muro o a saltare la corda sotto lo sguardo indifferente delle galline.

  • Un libro tornato "di moda": LA PESTE di A.Camus

    diana catellaniI giornali dicono che questa pandemia, ha indotto molta gente a comprare o a riprendere in mano il libro di Albert Camus "LA PESTE” e non me ne stupisco: è un romanzo bellissimo, scritto divinamente, e racconta bene molte situazioni che stiamo vivendo in questi giorni.
    La vicenda è ambientata ad Orano, in Algeria, e racconta come si manifesta una terribile epidemia di peste: i primi segni, ratti trovati morti per le strade, non vengono presi in considerazione da nessuno, poi cominciano a morire le persone: prima pochi casi con sintomi analoghi, poi il contagio dilaga.
    Il protagonista è un medico, il dr. Rieux, che per primo intuisce il dramma che si sta scatenando e che con i colleghi si sottopone a turni interminabili in ospedale, sperimentando lo strazio di non poter evitare la morte dei tanti che via via vengono colpiti. Interi quartieri vengono chiusi e chi è all’interno delle zone in quarantena si sente prigioniero e desideroso di allontanarsi e chi è rimasto separato dai propri affetti, si sente quasi “amputato” di una parte importante di sé e della sua vita (negli anni 40 del ‘900 non c’erano ancora le tecnologie che oggi ci consentono di comunicare con facilità con amici e parenti).

  • Un mese di solitudine

    diana catellaniEravamo circa a metà febbraio quando ci commuovevamo per le immagini che venivano da Wuhan: dai balconi dei palazzi la gente in quarantena si affacciava per gridare:- Forza Wuhan!!- mentre le loro voci rimbombavano nel silenzio irreale delle strade deserte.
    Allora pensavamo ancora che il problema fosse lontano da noi, che non ci avrebbe mai riguardato, ma la settimana successiva ecco la scoperta di un paziente affetto dal virus nel Lodigiano, cui sono seguiti i primi servizi giornalistici allarmati: si cominciava a capire che presto anche da noi sarebbero stati presi provvedimenti drastici.
    Il mio primo pensiero è stato: E se dovessi anche io restare in casa per molti giorni? Se dovessi ammalarmi? Così la mattina presto di sabato 22 febbraio sono andata al supermercato e ho comprato ciò che poteva rifornire il freezer che era quasi vuoto e altri generi a lunga conservazione: in caso fossi stata contagiata avrei potuto affrontare anche un lungo periodo di isolamento, avrei potuto resistere senza aver bisogno di chiedere aiuto. Subito dopo sono state annunciate le restrizioni col conseguente assalto ai supermercati, ma io ero già a posto e potevo pensare solo a come trascorrere queste giornate in solitudine.

  • Una nuova esperienza: ginnastica in piscina

    diana catellaniUna lezione tenuta tempo fa all’Università della Terza Età sui benefici della ginnastica in acqua mi aveva incuriosito e mi aveva fatto venire la voglia di interessarmi sugli eventuali corsi organizzati in città.
    Qualche giorno fa, una mia cara amica mi ha chiesto se fossi interessata al corso che stava cominciando nelle piscine comunali e subito ho deciso che dovevo approfittare di questa opportunità.
    Mi sono attrezzata con tutto quello che poteva essere utile, compreso il certificato medico attestante il mio buono stato di salute, ed eccomi pronta per il lunedì mattina.

  • Viola Ardone- Il treno dei bambini: un romanzo da una storia vera

    viola ardoneViola Ardone- Insegnante, autrice di romanzi e di manuali per la scuola, racconti in collaborazione con i ragazzi dell'Istituto Penale Minorile di Nisida nell’ambito di un progetto di scrittura

    Il suo libro “Il treno dei bambini” (Einaudi editore) link riprende un grande iniziativa di solidarietà tra Nord e Sud, organizzata dalle donne dell’UDI, del Partito Comunista dell’Emilia Romagna, da organizzazioni e tanti comitati locali, negli anni tra il 1945 e il 1952. Come raccontato nel libro di Giovanni Rinaldi “Il treno della felicità”  e nel documentario “Pasta nera” di Alessandro Piva, (https://www.youtube.com/watch?v=v5zph62IdCY) premiato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2012, decine di migliaia di bambini delle famiglie più disagiate e colpite dalla guerra -forse centomila- del Sud d’Italia, furono accolti in famiglie dell’Emilia Romagna e vi rimasero anche per due anni. La prima domanda è molto diretta: ci può raccontare come ne è venuta conoscenza e perché a distanza di tanti anni è stata attratta da questa storia tanto da scriverne un libro?
    La storia dei bambini dei treni era stata documentata, tra gli altri, da Rinaldi e Piva, però non era stata mai narrata in un romanzo. Quando ho scoperto questa vicenda, attraverso i racconti di un testimone, ne sono rimasta rapita ed ho subito intuito che non era solo del fatto storico che volevo scrivere ma delle storie umane che in quella avventura erano racchiuse. La cornice del romanzo è quindi storica ma le voci, le situazioni, i sentimenti e la trama sono opera di fantasia.

  • Vivere ai tempi del Covid-19. Consigli di psicologi e sociologi per superare al meglio questo periodo soprattutto per chi vive solo.

    rita rambelliL’obbligo di restare in casa ha destrutturato la nostra routine e soprattutto quando si vive da soli gli effetti dell’ansia e della preoccupazione si fanno sentire in modo crescente, perché le occasioni per confrontarsi e sfogarsi con qualcun altro sono inferiori a quelle di chi magari vive in una famiglia. Questa pandemia ci ha spiazzati modificando le nostre abitudini personali e professionali obbligandoci a lavorare con nuove metodologie e in molti casi obbligandoci ad imparare l’uso di sistemi che pur sapendo che esistevano no avevamo sentito il bisogno di usarli (Skype, zoom, WhatsApp, ecc.) perché potevamo incontrare le persone. In molti casi aumenta il livello di ansia di fronte all’incertezza e alla paura, oltre che della malattia, anche delle conseguenze sociali ed economiche che inevitabilmente sappiamo che arriveranno.

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