Negli ultimi anni sono stata invitata dalle Associazioni ASDAM di Mirandola, G.P. Vecchi di Modena, e GAFA di Carpi a presenziare a diversi seminari rivolti ai familiari dei pazienti affetti da demenza, dedicati al tema:

“Gli effetti riabilitativi e terapeutici della musicoterapia applicata alla malattia di Alzheimer”.
Ho affrontato lo stesso argomento anche con i familiari degli ospiti del Centro Diurno Dott. R. Mingucci e ASTER di Modena.
Lo scopo di questi seminari era quello di far provare, di persona, gli effetti benefici della musicoterapia ai familiari delle persone affette da malattia di Alzheimer, per far vivere loro i benefici che tale attività può recare ai loro cari. 
Ogni seminario iniziava con la presentazione (della durata di circa un quarto d'ora) della definizione della musicoterapia e degli effetti terapeutici che può produrre.
Terminata questa prima fase, i presenti venivano invitati a disporsi in semicerchio, per la seconda parte del seminario, più pratica.
Questa iniziava con un canto, eseguito tutti insieme (dopo aver distribuito i fogli con il testo) e terminava con la canzone con si concludono abitualmente le attività di musicoterapia: “Bravi bravissimi”.
Questa struttura di ogni seminario riproduce quella degli incontri di musicoterapia: contribuisce a creare un clima di prevedibilità e sicurezza agli incontri e un riferimento temporale.
Le proposte musicali rivolte ai familiari presenti agli incontri erano riprese sia dall'ambito della musicoterapia “attiva”, che di quella “recettiva”i: ascolto, produzione sonoro-strumentale, dialogo sonoro con piccoli strumenti musicali, attività con gesti-suono, improvvisazioni vocali, canto.
Spesso i familiari partecipavano ai seminari con i loro cari affetti da demenza; suonavano insieme, utilizzando le maracas distribuite, aiutandoli al contempo a suonare e a leggere i testi delle canzoni proposte.
Il repertorio era analogo a quello utilizzato per gli incontri di musicoterapia; tra i brani cantati si ricorda, a titolo di esempio, Reginella Campagnola, Mamma, Parlami d’Amore Mariù, Chitarra Romana.
L'attività di canto era accompagnata alla tastiera dalla musicoterapista. Una seconda attività proposta consisteva nel suonare sulla musica con piccoli strumenti ritmici (quali maracas e legnetti), di facile utilizzazione e funzionali allo svolgimento di attività motorie-musicali (gesto-suono) e di coordinamento.
I familiari avevano così la possibilità di provare le stesse emozioni provate dai loro cari durante gli incontri di musicoterapia: senso di partecipazione orchestrale, socializzazione, miglioramento del tono dell’umore. In questo modo, la partecipazione attiva alla musica diventa un momento di intrattenimento, di evasione ma anche di accettazione e condivisione della quotidianità.
Ogni seminario durava, mediamente, due ore; ciononostante, al termine non era raro che venissero poste domande quali: “abbiamo già terminato?", "Perché non vengono organizzate con continuità attività di musicoterapia per i familiari oltre che per i pazienti?";o affermazioni del tipo: "Sono stato proprio bene…ne avrei bisogno anch’io”.
Nella discussione finale, importante per raccogliere impressioni circa le attività proposte nel corso del seminario, emergeva da parte dei familiari che il canto, l’ ascolto di musica, la pratica strumentale sono un momento di sollievo ma anche di condivisione di sorrisi e allegria con il proprio congiunto, e con altre persone che condividono la stessa situazione clinica e familiare; in particolare, in queste situazioni si ha la possibilità di incontrare persone con cui condividere problemi simili attraverso un canale diverso da quello verbale.
Le domande che i familiari rivolgevano di frequente al termine dell'incontro erano: "quale musica posso fare ascoltare al mio caro?”; "mi può dare una copia delle canzoni che cantate nei gruppi?”
Ho sempre risposto che la musica da far ascoltare è quella che si riconduce all’anamnesi del paziente, cioè quella che il proprio familiare ascoltava da ragazzo, da adulto, quando ancora la malattia non si era manifestata.    
 
Alcune riflessioni    
Ciò che emerge, con maggiore frequenza, nell’attività di musicoterapia con i familiari, è il miglioramento del tono dell’umore, manifestato dal maggiore grado di socializzazione e di apertura nei confronti degli altri; i familiari riconoscono che cantare in gruppo consente di partecipare insieme ad altre persone ad un’attività creativa rassicurante, gratificante e divertente che “fa stare meglio”.
Alcuni familiari hanno partecipato ai seminari con i loro cari ammalati; per poche ore paziente e care giver hanno condiviso un’attività importante come fare musica insieme: il care giver ha così aiutato il familiare nell’espressione delle sue capacità creative.
L'ambiente musicale favoriva notevolmente la comunicazione e la relazione tra le persone, per le quali si osservava un miglioramento della comunicazione interpersonale, testimoniato dall’utilizzo crescente che viene fatto di tono, timbro e intensità della voce nel corso dell’attività musicale.
Le rilevazioni fatte a seguito di attività di musicoterapia con i care givers si possono così riassumere: elevato grado di partecipazione e di soddisfazione da parte dei partecipanti; miglioramento della socializzazione e del tono dell’umore; serena condivisione delle problematiche quotidiane.
 
Conclusioni
Nell’attività di musicoterapia svolta con i familiari si è riscontrato che:
• Quando un gruppo si forma ha già qualche interesse in comune (il care giver si dispone a provare gli effetti benefici della musicoterapia).
• Ad ogni primo incontro c’è una tensione iniziale: mentre le persone mi valutano, si valutano l'un l'altra e cercano di assumere l'atteggiamento per loro più adeguato (per il care giver è un’esperienza inusuale partecipare ad un’attività di musicoterapia; di solito è la persona che accompagna il proprio caro all’attività e non il protagonista dell’attività).
• I partecipanti si chiedono cosa ci si aspetti da loro e sembrano cercare “una ruolo da recitare” (quando termina la prima parte, più teorica, del seminario, e si invitano i partecipanti a predisporsi in semicerchio per "fare musica insieme”, le persone appaiono titubanti, perplesse…).
• Comincia quindi la partecipazione, sia come espressione aperta, sia come pensiero e sentimento. La mimica facciale, i gesti e i movimenti del corpo si modificano, rilassandosi.
• Il gruppo si muove da una iniziale posizione difensiva verso una situazione in cui diventa possibile una partecipazione più ricca e sempre crescente man mano che si procede con l’attività musicale.
Sono sempre presenti tre livelli di partecipazione:
• l'interesse è conscio ed espresso, ed è rappresentato da ciò che i componenti dicono (“sono proprio curioso di vedere di cosa si tratta; “non ho mai cantato in vita mia”; “sono sempre stata stonata”);
• l'interesse è conscio ma resta chiuso nell'intimità dei pensieri e dei sentimenti del singolo; è ciò che il singolo pensa e non dice, ma che in parte può essere rivelato dal suo aspetto o dal modo in cui si comporta;
• vi è un livello di pensieri e di sentimenti inconsci che possono mostrarsi in atti espressivi verbali o non verbali, senza che la persona sia consapevole della loro causa (lapsus).
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i  La musicoterapia “attiva” consiste nel produrre musica, attraverso espressioni individuali e di gruppo, utilizzando la voce, strumenti musicali tradizionali, oggetti, parti del corpo.
La musicoterapia “recettiva” consiste nell'ascolto di suoni, ritmi, brani musicali che appartengono all'intera storia della musica, oppure tratti da particolari situazioni sonoro-ambientali o, ancora, composti per l'occasione dal musicoterapista prima degli incontri o durante gli incontri stessi, improvvisando.
Biografia
Author: Gabriella Lo Cascio
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