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Un’Italia vecchia, grassa e pigra. È il quadro che emerge dall’8° Edizione del Rapporto Osservasalute che evidenzia un continuo consolidamento dello stato di salute degli italiani, sebbene ad esso sia associato un progressivo aumento delle differenze fra macroaree geografiche, tra singole regioni e tra generi.

Una eterogeneità si rileva anche per quanto riguarda le performance dei sistemi sanitari. In alcune regioni, infatti, la mancanza di razionali scelte programmatorie, organizzative e gestionali ha determinato scenari finanziari problematici e di difficile ricomposizione con conseguenze nell’offerta, nell’accesso e nella qualità dei servizi erogati. Permangono, quindi, situazioni di non adeguata assistenza sanitaria che vedono il Meridione nettamente in svantaggio rispetto alle regioni Centro-settentrionali.

Relativamente alla situazione demografica degli italiani i dati mostrano una netta tendenza all’invecchiamento misurata e confermata dalla presenza di una persona di 65 anni ed oltre ogni 5 residenti. La Campania risulta essere la regione “più giovane”, mentre la Liguria la “più vecchia”. Tale fenomeno è strettamente influenzato dal tasso di fecondità che, sebbene in lieve ripresa (1,42 figli per donna), non è sufficiente a garantire il livello di sostituzione (circa 2,1 figli per donna) tale da assicurare il ricambio generazionale. Il miglioramento è da attribuire sia alla fecondità delle donne italiane in età avanzata (over 30 anni) e sia alla quota di nati da madri straniere (in crescita, rispetto al 2007, di +1,3 punti percentuali).

Se si considera la sopravvivenza media di un italiano, il bilancio è a favore del genere femminile; le aspettative di vita per una donna sono di 84,0 anni, mentre per un uomo di 78,7 anni. Si mantiene, dunque, il vantaggio femminile in termini di sopravvivenza, ma il divario continua a ridursi. Tra il biennio 1998-2000 ed il 2007 la speranza di vita maschile è aumentata di 2,2 anni (da 76,5 a 78,7 anni), mentre quella femminile è aumentata di 1,5 anni (da 82,5 a 84,0).

Una riduzione, sia per gli uomini che per le donne, è stata registrata analizzando la mortalità per età (superiori ai 55 anni), così come l’analisi per grandi gruppi di cause (Malattie del sistema circolatorio, Tumori maligni, Cause violente, Altre cause).

Quanto detto è in stretta correlazione con i principali fattori di rischio.

La quota di fumatori nella popolazione di 14 anni ed oltre è, tendenzialmente, stabile e pari a 22,2%. I fumatori sono predominanti nell’area meridionale (in aumento in Puglia e Calabria). Il tabagismo risulta, comunque, più diffuso nelle fasce di età giovanili ed adulte, in particolare tra i 25 ed i 34 anni (29,2%) ed in modo prevalente fra gli uomini (28,6%) rispetto alle donne (16,3%).

 

Grafico 1 - Prevalenza di persone di 14 anni ed oltre (per 100) per abitudine al fumo, per regione - Anno 2008

altFonte dei dati: Rapporto Osservasalute 2010

 

 

Netta è anche la differenza di genere per quanto riguarda il consumo di alcol nella fascia 19-64 anni (uomini 20,8%; donne 4,9%). Ai due estremi abbiamo la PA di Bolzano (76,%), e la Sicilia (57,7%).

Nell’ambito dei fattori di rischio un ruolo fondamentale è dettato dall’alimentazione; la proporzione di persone che assume almeno “5 o più porzioni al giorno di ortaggi, verdura e frutta” (indicatore obiettivo) presenta, nel 2008, una lieve, ma costante crescita stabilendosi al 5,7% (+0,1 rispetto al 2007). Da sottolineare è l’influenza positiva della ristorazione collettiva (mensa) e commerciale (ristorante/trattoria) sullo stile alimentare globale e le differenze di genere caratterizzate dall’avvicinamento delle ragazze alle abitudini meno salutari dei ragazzi loro coetanei. Nel gruppo dei giovani cresce il consumo di alimenti proteici e di bevande alcoliche.

Aumenta la percentuale di persone di 18 anni ed oltre in sovrappeso ed in condizioni di obesità (sovrappeso 33,9% vs 35,5%; obesità 8,5% nel vs 9,9%). Evidente è il gradiente territoriale. Si evidenzia, infatti, una prevalenza più alta di persone in eccesso ponderale nelle regioni meridionali (sovrappeso Basilicata 41,0%; obesità Campania 11,5%). La quota di popolazione in condizione di sovrappeso o di obesità cresce all’aumentare dell’età per poi diminuire lievemente negli anziani, problema molto più diffuso tra gli uomini.

 

Grafico 2 - Prevalenza di persone di 18 anni ed oltre in sovrappeso (per 100) per regione - Anno 2008

altFonte dei dati: Rapporto Osservasalute 2010

 

 

Grafico 3 - Prevalenza di persone di 18 anni ed oltre obese (per 100) per regione - Anno 2008

altFonte dei dati: Rapporto Osservasalute 2010

 

 

Correlata all’eccesso ponderale è l’attività fisica i cui dati confermano un rilevante gradiente Nord-Sud. Nelle regioni meridionali, la prevalenza di coloro che dichiarano di svolgere attività fisica in maniera continuativa, è decisamente inferiore rispetto al Nord. La quota di sedentari è pari a 40,2% ed è maggiore tra le donne.

 

 

Grafico 4 - Prevalenza di persone di 3 anni (per 100) che non praticano alcuno sport per regione - Anno 2008

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Fonte dei dati: Rapporto Osservasalute 2010

Nell’area relativa alla prevenzione i dati mostrano come i programmi di screening siano diffusi in modo disomogeneo sull’intero territorio per cui, anche in questo caso, evidente è il gradiente Nord-Sud sia a livello di diffusione (esistenza del programma) e di capacità di invito (operatività) e sia a livello di partecipazione della popolazione stessa. Tali differenze risultano ancor più evidenti analizzando l’effettiva capacità di invito ai programmi piuttosto che la presenza del programma stesso. Gli indicatori esaminati (relativi allo screening mammografico, citologico e colonrettale) riguardano l’estensione teorica (rispettivamente 87%, 75% e 53%), cioè la proporzione di donne residenti in un’area in cui è effettivamente attivo un programma di screening, e l’estensione effettiva (rispettivamente 69%, 63% e 37%), ovvero la proporzione di donne realmente oggetto di invito allo screening. Le estensioni delle tre tipologie di screening considerate presentano valori in crescita.

Nell’ambito della salute materno-infantile, la proporzione di tagli cesari, effettuati nel 2008, è il dato che da maggiori preoccupazioni. Sebbene si sia registrata una lieve diminuzione (-0,25%) rispetto all’anno precedente, la variabilità interregionale rilevata risulta ancora ampia. I valori più bassi sono stati registrati nel Settentrione (Friuli Venezia Giulia 23,64%), mentre i più alti nel Meridione (Campania 61,96%).

Grafico 5 - Proporzione (per 100) di TC primari e ripetuti sul totale dei parti effettuati per regione - Anno 2008

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Fonte dei dati: Rapporto Osservasalute 2010.

I principali indicatori di salute del bambino, ossia la mortalità infantile e neonatale, mostrano delle sostanziali diminuzioni: il tasso di mortalità infantile, dal 2004 al 2007, passa da 3,7 a 3,3 per 1.000 nati vivi, mentre il tasso di mortalità neonatale passa da 2,7 a 2,4 per 1.000 nati vivi. Ad essere stabili, invece, sono le differenze geografiche a sfavore del Sud. Quanto detto vale anche per la distribuzione territoriale dei punti nascita.

Nella parte dedicata ai Sistemi Sanitari Regionali ed alla qualità dei servizi, si evidenzia come la domanda della popolazione residente in alcune regioni viene soddisfatta dall’offerta erogata, mentre in altre le prestazioni sanitarie disponibili non sono adeguate ed a volte insufficienti a soddisfare le richieste dell’utenza. Ciò dipende dalla mancanza di razionali scelte programmatorie, organizzative e gestionali e dagli strascichi della crisi economica che ha investito il nostro Paese.

Relativamente alla crisi economica le ripercussioni hanno coinvolto diversi ambiti tra cui le prestazioni sanitarie (sia preventive che terapeutiche) connesse alla salute del cavo orale, considerata parte integrante dello stato di salute globale degli individui. Generalmente, tali prestazioni vengono erogate da professionisti che operano nel settore for profit. È per questo motivo che molti cittadini, il cui reddito non è sempre sufficiente a sostenere le spese sanitarie, si trovano nelle condizioni di dovervi rinunciare. Per evidenziare questa situazione è stata calcolata la quota di popolazione di 16 anni ed oltre (9,7%) che, pur presentandone la necessità, non ha avuto accesso alle cure odontoiatriche. Da questo studio è emerso un già noto gradiente Nord-Sud. Il valore più alto si registra in Basilicata (16,1%), mentre quello più contenuto caratterizza la Valle d’Aosta (3,5%).

Dall’analisi dell’assetto economico-finanziario si riscontra, a livello nazionale, una spesa sanitaria pubblica corrente in rapporto al PIL in aumento (dal 5,95% del 2001 al 6,59% nel 2007). Marcato è, ancora una volta, il gradiente Nord-Sud, con le regioni meridionali che dedicano quote più elevate all’assistenza sanitaria. Anche l’indicatore relativo alla spesa sanitaria pubblica pro capite mostra un aumento, fra il 2008 ed il 2009, passando da 1.782 € a 1.816 € (+1,91%).

I dati del 2008, relativi all’assistenza territoriale, mostrano come vi sia stata una crescita nel numero di pazienti trattati in Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), che sono aumentati del 4,3% rispetto all’anno precedente. Notevole è la variabilità regionale delle ADI erogate a soggetti in fase terminale attribuibile alla diversa dislocazione delle reti per le cure palliative esistenti nelle diverse realtà.

Infine, nell’ambito dell’assistenza ospedaliera si riduce la tendenza al ricovero in Regime Ordinario ed in Day Hospital. Il tasso standardizzato di ospedalizzazione complessivo a livello nazionale, registrato nel 2008, è pari a 187,3‰ di cui 129,1‰ in modalità ordinaria e 58,2‰ in modalità di ricovero diurno. In Campania è stato registrato il valore massimo (231,8‰), mentre in Friuli Venezia Giulia il valore minimo (148,5‰). Da sottolineare, inoltre, che il tasso complessivo relativo alle regioni del Sud ed alle Isole è superiore sia allo standard normativo (180‰) e sia alla media nazionale. Le regioni del Centro-Nord riportano, invece, un tasso inferiore ad eccezione della Liguria, della PA di Bolzano e del Lazio.

 

Grafico 6 - Tassi standardizzati di dimissioni ospedaliere (per 1.000) da istituti pubblici e privati accreditati per regione - Anno 2008

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Fonte dei dati: Rapporto Osservasalute 2010.

In conclusione, il Rapporto Osservasalute 2010 continua negli anni ad evidenziare come, nonostante gli apprezzabili guadagni nella salute e nell’aspettativa di vita della popolazione, il nostro Paese sia ancora caratterizzato da profonde differenze geografiche e che i soggetti maggiormente coinvolti risultano essere i meno abbienti ed i più poveri di risorse di rete familiare.


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