Città e società

Città e Società

francesca carpenedoThe global report on ageism (1)
1. La natura dell’ageismo
Questo mese vorrei introdurvi al Rapporto globale sull’ageismo, pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel mese di marzo di quest’anno.
Il termine "ageismo", anche se non di uso comune, è ormai noto a molti di coloro che si occupano dei problemi che ogni giorno affrontano le persone con più di 65 anni così come ad una certa fascia di ricercatori e decisori politici.
Ma perché doverci scrivere sopra un intero rapporto di addirittura 202 pagine?
Un breve salto indietro: in seguito all’evidente e generale processo di invecchiamento della popolazione, nel 2016 fu pubblicato uno scritto dal titolo Global strategy and action plan on ageing and health (2) il cui obiettivo è di portare all’attenzione dei Governi nazionali il tema dell’invecchiamento della popolazione e le sue ricadute in termini sanitari ed economici. Nello specifico si sottolinea che, considerata la tendenza demografica ormai radicata e partendo dall’assunto che la possibilità di invecchiare concessa agli uomini è una conquista – anche se a volte presenta delle sfide importanti – le risposte delle comunità nazionali ed internazionali all’invecchiamento non si possono permettere di ignorare queste nuove sfide ma, al contrario, ci si deve impegnare nel trovare e garantire modalità di recupero, modelli di adattamento e sviluppo e garanzie di conservazione della dignità e, aggiungo io, protezione dei diritti.
Prerequisto essenziale allo sviluppo di efficaci politiche e per la promozione dell’invecchiamento sano (healthy ageing) è la lotta all’ageismo, principale ostacolo alla riduzione delle ingiustizie, alla corretta angolatura da cui guardare alle persone che invecchiano e alla promozione di una comunità di scambio intergenerazionale.
Stesse conclusioni si ritrovano all’interno del piano d’azione The Decade of Healthy Ageing (3) che identifica nella lotta alla discriminazione sulla base dell’età una delle quattro aree d’azione prioritarie (4).
L’argomento è quindi importante e non può essere sottovalutato se non si vuole rischiare di compromettere le azioni future – in termini di sviluppo delle politiche nazionali, ma anche di progetti a livello locale – a favore delle popolazioni anziane, ma anche delle generazioni più giovani.
Per questo motivo l’OMS ha ritenuto importante dedicarvi uno studio approfondito che circoscriva in modo accurato la natura, la dimensione, i motivi del suo manifestarsi, l’impatto e le strategie più efficaci per combattere l’ageismo.
“Ageism” definisce il modo in cui pensiamo (stereotipo), percepiamo (pregiudizio) e agiamo (discriminazione) nei confronti delle persone o di un gruppo eterogeneo definito in base all’età. Mentre il termine è stato usato per la prima volta nel 1969 da un gerontologo di nome Robert Butler, la sua definizione è variata nel corso degli anni al fine di renderla universalmente omogenea anche laddove non esista un termine definito nelle diverse lingue nazionali (ad esempio il termine tedesco Atersdiskriminierung riferisce solo all’aspetto discriminatorio) (5). Anche nella lingua italiana non ritrovo un termine che possa comprendere l’attitudine generale verso un gruppo caratterizzato per età e, per il momento, ci si accontenta di italianizzare il termine anglosassone.
In ogni caso “ageism” non identifica necessariamente un’attitudine negativa, né il gruppo eterogeneo delle persone di età superiore ai 65 anni, riscontrandosi parecchi esempi anche nelle generazioni più giovani.
L’ageismo quindi si caratterizza per dimensione, contesto e forma di manifestazione.
1. 3 le dimensioni di manifestazione. Stereotipo, pregiudizio e discriminazione sono espressioni delle dimensioni psicologiche: pensiero, sentimento e azione o comportamento.
2. 3 i contesti. Fenomeni di ageismo si ritrovano nelle istituzioni, nei rapporti interpersonali e come forma di auto-denigrazione.
3. 2 le forme di manifestazione. L’attitudine ageista può essere esplicita (il comportamento discriminatorio nei confronti delle persone definite per età è consapevole) o implicita (l’attitudine ageista è inconscia).

Le 3 dimensioni
STEREOTIPO, PREGIUDIZIO e DISCRIMINAZIONE sono espressione di diverse facoltà psicologiche dell’uomo.
Gli stereotipi vengono definiti come strutture cognitive dove vengono immagazzinate una serie di credenze o aspettative riguardo le caratteristiche che definiscono le persone appartenenti ad un medesimo gruppo identificato, in questo caso, in base all’età. Gli stereotipi sono in grado di influenzare i nostri comportamenti e governare le informazioni che intendiamo ottenere o che ricordiamo. Nel caso specifico possono guidare le conclusioni che elaboriamo rispetto alle capacità cognitive e fisiche, allo stato di salute, ecc. e possono farlo in modo positivo o negativo.

tabella Francesca

Il contesto culturale, le caratteristiche sociali, la collocazione geografica e l’età del soggetto ageista a loro volta influenzano la formazione di particolari stereotipi rispetto ad altri che si generano in altri contesti.
Il pregiudizio è una risposta emotiva, positiva o negativa, diretta verso una persona che noi percepiamo come appartenente ad un determinato gruppo. I sentimenti di compassione o empatia sono forme comuni di pregiudizio nei confronti delle persone anziane allo stesso modo in cui paura o avversione possono essere sentimenti diretti nei confronti di persone giovani sulla base dell’assunto che i giovani sono tutti delinquenti e fannulloni.
La discriminazione consiste nelle azioni o nei comportamenti che noi teniamo quando interagiamo con le persone sulla base della loro percepita appartenenza ad un gruppo socialmente definito e che si concretizza in uno svantaggio (discriminazione negativa) o un vantaggio (discriminazione positiva) rispetto al resto della comunità.
Nel caso dell’ageismo la discriminazione si concreta in comportamenti – incluse azioni, consuetudini e politiche – diretti verso persone appartenenti alla medesima classe di età: datori di lavoro che impediscono ad un lavoratore giovane di condurre un progetto solo perché lo ritengono troppo giovane e inesperto o che negano un corso di formazione / aggiornamento ad un lavoratore più anziano solo perché lo ritengono troppo vecchio per beneficiarne, sono esempi di ageismo, così come il pensionamento obbligatorio o il rifiuto di prestare determinate cure sanitarie.

I 3 contesti
ISTITUZIONI, RAPPORTI INTERPERSONALI e AUTO-COSCIENZA sono i tre contesti principali che il rapporto dell’OMS identifica per spiegare le diverse manifestazioni di comportamenti ageisti.
Per istituzione si intende il contesto sociale in cui tutti ci troviamo a vivere: sono le leggi, le regole e le norme sociali, le politiche e le pratiche adottate dalla comunità (uffici pubblici e privati) che di fatto si possono trovare nella posizione di operare restrizioni ingiuste che si traducono in situazioni di svantaggio in cui si vengono a trovare le persone appartenenti ad una determinata classe di età. Si riferisce anche alla promozione di specifiche ideologie o narrazioni che alcune istituzioni adottano intenzionalmente per giustificare il proprio ageismo. E’ particolarmente subdolo: annidandosi all’interno di norme comportamentali e pratiche consolidate spesso non viene nemmeno riconosciuto. E poiché il comportamento discriminatorio non sempre risiede in una specifica volontà, per determinare una forma di ageismo istituzionale non consideriamo un comportamento quanto piuttosto il risultato che questo comportamento ha prodotto. Un caso classico in letteratura è quello dell’ageismo sanitario che si verifica quando un trattamento, la disponibilità di particolare attrezzatura o la possibilità di eseguire esami preventivi viene negata unicamente sulla base dell’età del paziente. In questo senso il CoViD19 ha spalancato il sipario su pratiche ormai consolidate sia nelle strutture sanitarie, ma – ancor peggio – nelle strutture residenziali, luoghi per vocazione deputati alla protezione delle persone più fragili.
L’ageismo interpersonale si manifesta invece all’interno delle relazioni tra due o più persone appartenenti a due diverse classi di età. Il vocabolario semplificato o un tono di voce infantile molto spesso sono un segnale della considerazione e delle aspettative verso una persona anziana, così come un tono condiscendente o il mancato rispetto dei diversi punti di vista di una persona più giovane o più anziana.
L’ageismo auto-inflitto invece è sintomo di internalizzazione e accettazione di pregiudizi che permeano la comunità che ci circonda: nel lungo periodo, la ripetuta mancanza di rispetto o di considerazione inducono sentimenti di inadeguatezza e insicurezza sulle proprie capacità e sul proprio posto all’interno della società.

Le 2 forme
I nostri comportamenti e le nostre azioni possono essere volontari o inconsci. La stessa cosa accade con l’ageismo. Una persona può essere consapevole di attivare delle dinamiche ageiste nei propri rapporti con il prossimo, in modo da procurare vantaggio o svantaggio nei confronti di altre persone appartenenti ad una classe di età diversa.
Altre volte invece le persone attivano questi modelli comportamentali in modo inconscio. Questo succede per due motivi principali:
1. Il “perpetratore” non ha a disposizione sufficienti strumenti per riconoscere la propria attitudine (ad esempio nel caso del personale delle case di riposo non adeguatamente formato o in numero insufficiente rispetto alle necessità o con poco tempo a disposizione per svolgere le proprie mansioni)
2. La persona ageista è calata in un contesto culturale dove i comportamenti discriminatori sono diventati uso comune e vengono routinariamente reiterati dalle istituzioni, internalizza questo modello e lo ripropone in modo inconsapevole.
Questa definizione di agesimo propone una visione in cui le varie componenti sono in grado di interagire le une con le altre rinforzandosi in modo tale da rendere difficile nel tempo la sua eradicazione. L’ageismo fa parte di noi. In modo conscio o inconscio, nei nostri comportamenti verso l’altro o all’interno delle nostre istituzioni. Riconoscere questo fatto ci aiuta a circoscrivere in modo consapevole il fenomeno e a rompere quel circolo vizioso che impedisce di vedere la persona (giovane o vecchia che sia) per quello che è, valorizzandone le capacità e integrandola in modo efficace nella comunità.
(continua…)

Note:
(1) La versione integrale del rapporto può essere scaricata gratuitamente dal sito della World Health Organisation https://www.bing.com/search?q=global+report+on+ageism&form=QBLH&sp=-1&pq=global+report+on+ageism&sc=1-23&qs=n&sk=&cvid=00446A7BA3104836AA87A0B41E80758A
(2) Global strategy and action plan on ageing and health. Geneva, World Health Organization, 2017, 17240_Multisectoral action for a life course approach to healthy ageing-draft global strategy and plan of action on ageing and health For Web (who.int)
(3) La World Health Organization, in collaborazione con le Nazioni Unite ha attivato una piattaforma dedicata alla Decade of Healthy Ageing aperta a tutti: UN Decade of Healthy Ageing - The Platform
(4) Le quattro aree di azione prioritarie identificate dal programma The Decade of Healthy ageing sono: 1. Lo sviluppo di comunità che favoriscano le abilità delle persone anziane; 2. Lo sviluppo di programmi di assistenza integrati che mettono al centro la persona nella sua complessità e di un programma di assistenza di base che risponda alle necessità delle persone anziane; 3. Garantire alle persone che ne hanno necessità l’accesso all’assistenza di lungo termine; 4. La lotta all’ageismo, che risulta essere principio informatore nel raggiungimento degli altri tre obiettivi
(5) The Global Report on Ageism, Geneva, World Health Organization, 2021: Introduction, Box 0.1, pag. XIX

alberto terrileL’obiettivo della vita umana è raggiungere il luogo in cui si stabilisce il collegamento tra l’uomo e la natura . R.W. Emerson 1836
Il nuovo carattere vulnerabile della natura sottoposta all’azione dell’uomo ci impone
una responsabilità verso di questa. Oggi, di fatto, è modificato, nella sua complessità, proprio il rapporto uomo-natura.
L’equilibrio è, definitivamente, compromesso nel momento in cui l’agire umano irrompe nel non umano e la dimensione umana diventa sempre più produzione di una dimensione artificiale a prescindere e a scapito di quella naturale.
“Perciò  se l’animo si distoglie dalle cose umane e si rivolge alle piante, agli animali, ai minerali, non è affatto un errore, come a volte si sente dire. Quell’atto può essere il segno di un puro sforzo di autoconservazione, il desiderio di prender parte ad un’esistenza superiore. Se le fontane si disseccano si va al fiume. Lì non è necessario credere ,il prodigio è palese.
Ernst Junger
Anni addietro iniziai a collaborare con "Casa Morando" interagendo con la dottoressa Rosanna Vagge con la quale condivido una nuova visione etica e a questo riguardo desidero raccontare una breve storia.
Una donna anziana , ospite della residenza Antonio Morando, era spesso triste e demotivata , non riusciva a interagire con la comunità. Aveva una storia contadina alle spalle, una storia che profumava di stagioni , di alberi in fiore e di animali che liberi si muovevano nell'aia del suo piccolo podere.
Rosanna decise che forse portare nel giardino della struttura due galline e un gallo avrebbero potuto sortire un effetto migliore rispetto a qualsiasi trattamento farmacologico antidepressivo. La donna tornò a sorridere e prese a stare meglio di giorno in giorno, aveva ritrovato il senso di quella che era stata la sua vita prima di consegnarsi all'ultimo capitolo dell'esistenza.
Questo evento diede il "LA" e la casa cominciò lentamente ad ospitare diverse specie. Ogni animale a casa Morando ha il suo nome, ve li presento:
Grace è un' oca dal carattere difficile, Rosy un'oca buona e dolce , Angy è l' anatra, Germano, il gallo, Anita e Zoe sono le galline più grosse mentre Gertrude è una gallina piccola mamma dei pulcini Qui Quo Qua ( di colore chiaro) e Emi, Evi, Eni ( di colore scuro) .
Poi c'è la Gatta rossa Vittoria, Cesare un gatto cieco e ancora mamma gatta Tinetta e l'altro figlio Topo sempre in giro assieme a un altro gatto di nome Eugenio .
Cosa significa per me l'espressione "fotografia etica" e come lavoro da fotografo
L’orientamento verso questo tipo di fotografia l'ho vissuto nella forma di una vera e propria richiesta interiore in relazione a quello che stava accadendo alla fotografia negli ultimi decenni.
Le riviste stavano pubblicando troppe immagini di superficie, molto compiacenti e autoreferenti, in virtù di una fotografia che faceva perno sul nome dell'autore rispetto al servizio che avrebbe dovuto avere.
Ritengo sia doveroso in certi casi fare un passo indietro e attraverso il nostro occhio lasciare che il mondo si mostri nel suo splendore come nelle sciagure. L'autore deve con maggior umiltà mettersi al servizio dei contenuti.
La mia missione è raccontare le storie del mondo e dell’uomo. Ho sempre avuto un animo orientato all’etica, il primo debutto è stato nel 1993 a Bagdad, ero partito con un’associazione benefica ed ero il fotografo di questa spedizione. Volevo fare un reportage, ho fotografato tanti volti convinto fosse giusto portare un messaggio, cioè che, nonostante la guerra, la vita continuava, primeggiando sul dolore, sulla morte, su tutta la bruttezza che una cosa atroce come un conflitto può generare .
Quando sono rientrato in Italia ho consegnato il servizio a un’ agenzia milanese che mi rappresentava assieme a tanti altri fotografi ma tutte le testate interpellate lo rifiutarono perché non era sottolineato il dolore di quella gente.
Avevo fotografato delle persone che continuavano a sopravvivere ma i loro sorrisi e la loro fierezza nei confronti della vita non avrebbero incrementato interesse nei lettori, mancava la tragedia, il dolore e quella retorica di cui si servono i media.
Da quel momento mi sono fatto tante domande. Mi sono reso conto che certa fotografia pratica una vera e propria “pornografia del dolore”.
Chi fa immagine ha una grossa responsabilità. Le nostre fotografie raggiungono ogni angolo del globo e per questo secondo me c’è bisogno di rivedere l'aspetto etico.
Certo l’estetica e la composizione hanno e avranno sempre una parte molto importante, ma resta la necessità di un messaggio, di un contenuto.
In questo senso l’estetica deve procedere mano nella mano con l’etica.
Con questo tipo di sguardo sono tornato ieri a casa Morando per mostrarvi la bellezza delle piccole cose, l' incanto di uomini e animali nella cornice di un piccolo spazio adornato con piante e fiori, un luogo animato d'umanità e semplicità.

francesca carpenedoAlle Nazioni Unite, lo scorso mese si è riunito l’Open-Ended Working Group on Ageing per lo svolgimento dell’11esima sessione di lavoro.
Il confinamento imposto da questo momento di grande sconvolgimento sanitario e sociale, ha avuto l’indiscutibile merito di permetterci di accrescere e sviluppare le nostre competenze e possibilità tecnologiche, sicché è stato possibile per la maggioranza di noi – altrimenti esclusi – assistere (e a volte contribuire) non solo alle sessioni plenarie, ma anche a tutte le riunioni organizzate a lato dell’evento principale.
Per i non direttamente coinvolti, l’Open-Ended Working Group on Ageing è un gruppo permanente di lavoro e ricerca, nato per iniziativa dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 2010 allo scopo di valutare il quadro legislativo internazionale a protezione dei diritti umani delle persone anziane, identificare i vuoti normativi esistenti e i modi più appropriati per colmarli, incluso lo sviluppo di nuove misure e strumenti. (1)
Considerata la situazione globale emersa, nel corso degli anni si è imposta con sempre maggiore forza l’opportunità di concentrare il proprio lavoro sullo sviluppo di una nuova Convenzione per la protezione dei diritti delle Persone Anziane.
E attorno a questo argomento si sono concentrate le ultime sessioni, ogni anno considerando settori di interesse diversi. Nell’edizione di quest’anno si sono discussi in particolare lo stato dell’arte relativamente al Diritto di accesso alla giustizia e al Diritto al lavoro e all’accesso al mercato del lavoro.
Prendiamo ad esempio il Diritto al Lavoro.
In Europa la discriminazione sulla base dell’età è proibita dall’art. 21 della Carta Europea dei Diritti Fondamentali (2).
Nel 2000 è stata adottata la Direttiva EU che stabilisce il quadro normativo di riferimento per gli Stati membri in materia di lavoro e impiego. Essa sancisce il principio di pari trattamento dei lavoratori e l’obbligo di non discriminazione, tra gli altri, sulla base dell’età. Tuttavia la medesima Direttiva ammette deroghe al principio generale di non discriminazione, deroghe che devono essere giustificate dalla meritevolezza e legittimità dello scopo per le quali vengono invocate. E così i lavoratori più anziani – cioè coloro che si trovano nella fascia di età compresa tra i 50 anni e l’età pensionabile – si possono trovare nella situazione di dover subire discriminazioni dirette (come ad esempio trattamenti economici meno favorevoli rispetto a colleghi più giovani) e/o indirette (come i licenziamenti collettivi che spesso riguardano i lavoratori più anziani) senza peraltro poter invocare alcuna protezione. (3) Tutti eventi che in epoca di pandemia si sono più che amplificati impattando in maniera considerevole soprattutto sulle categorie dei lavoratori in odore di età pensionabile.
Per le lavoratrici donne la situazione è ancora peggiore: stipendi – e di conseguenza pensioni – mediamente inferiori, discriminazione in certi comparti lavorativi, impiego massiccio in mansioni assistenziali spesso non riconosciute. L’elenco è lungo.
Ostacoli ancora più importanti si presentano quando si consideri la possibilità di accesso alla giustizia da parte delle persone anziane.
L’Accesso alla Giustizia è un diritto cruciale per tutte le persone e per i soggetti fragili in particolare, ha affermato Claudia Mahler (4), ed è un prerequisito essenziale nel godimento degli altri diritti umani. Dev’essere inteso in termini ampi: comprende il diritto ad un processo giusto; include la possibilità di poter accedere fisicamente ai luoghi dove si amministra la Giustizia al pari delle altre persone; richiede uguaglianza con tutti i cittadini di fronte alla Corte; presuppone rimedi giusti e tempestivi a fronte di un crimine subito.
Non si tratta infatti solo di rimedio e riparazione ad un torto, ma di supporto economico per i meno abbienti, accesso a servizi di sostegno e di informazione per i più deboli, come ad esempio il particolare supporto di cui necessita una persona con difficoltà cognitive cui è stato sottratto con l’inganno il proprio patrimonio.
E il diritto di accedere ad una giustizia “giusta e inclusiva” è il presupposto per poter godere dei diritti fondamentali di dignità e autonomia.
Le barriere in questo contesto sono molte.
Oltre all’accesso fisico, ancora precluso in molte zone del mondo a causa della persistenza di barriere architettoniche e di distanza fisica dei luoghi dove si amministra la Giustizia, spesso i procedimenti legali non tengono conto delle speciali esigenze di una persona anziana; non usano cautele particolari nelle fasi di testimonianza, prevedono tempi lunghissimi e subiscono ripetuti rinvii; non prevedono assistenza speciale nel fornire informazioni supplementari su come far valere i propri diritti.
Le barriere sono anche di sistema. Spesso infatti il personale ed i professionisti che ruotano intorno al mondo della Giustizia non hanno la sensibilità o la formazione necessaria nel rapportarsi con le persone anziane (5).
Succede così, più frequentemente di quanto si pensi, che una persona anziana, in qualche modo offesa, decida di non difendersi perché le persone chiamate a tutelarla non reputano meritevole la causa (..“è vecchio, non riuscirebbe a vedere la fine della causa”, “è vecchio, magari ha capito male”, “è vecchio, cosa deve farsene dei soldi”…)
Il particolare interesse dell’edizione 2021 risiede nel fatto che le discussioni che si sono sviluppate erano arricchite dal particolare momento che stiamo vivendo: il CoVid19 ha infatti reso ancora più evidenti alcuni tratti che ostacolano il godimento dei diritti umani da parte delle persone anziane (ma ormai parliamo di persone dai 55 anni in su). Tutti gli interventi hanno sottolineato la prepotente emersione di una generalizzata attitudine ageista (6), oramai globalmente applicata e accettata nelle nostre società.
L’ageismo pervade tutti i settori della nostra vita: non solo mercato del lavoro e accesso alla giustizia ma anche formazione continua, accesso alle cure sanitarie, protezione sociale. Sono tutti ambiti dove la discriminazione verso le persone anziane è palese. Gli anziani, lungi dall’essere visti come una risorsa, sono anzi considerati un ostacolo alla prosperità delle giovani generazioni, cui tolgono risorse economiche e possibilità di lavoro.
Questa nuova consapevolezza ha d’altro canto permesso di comprendere appieno e meglio definire i motivi per i quali è necessario completare in breve tempo l’iter che porterà alla firma di una Convenzione ONU per la protezione dei diritti delle Persone Anziane, come a suo tempo successe con la Convenzione per la protezione dei diritti delle Persone con Disabilità. E questo è il miglior risultato dell’edizione di quest’anno dell’OEWG.
L’esortazione della comunità internazionale è rivolta a tutti i soggetti, associazioni e privati cittadini, per un’azione massiccia e collettiva affinché anche i governi nazionali acquisiscano questa consapevolezza e si attivino – a livello nazionale così come internazionale – per la promozione di una società inclusiva e rispettosa delle necessità delle persone anziane.

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Note

(1) United Nations Open-ended Working Group on Ageing
(2) L’art. 21 della Carta Europea dei Diritti Fondamentali recita: “È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale”
(3) The right to work in old age, Nena Georgantzi - AGE Platfrom Europe, marzo 2021
(4) Claudia Mahler dell’Istituto Nazionale Tedesco per i Diritti Umani, nel 2020 è stata nominata UN Independent Expert on the enjoynment of all human rights by older people
(5) United Nations, Open-ended working group on ageing, Eleventh session, Substative Inputs on the Focus Area “Access to justice”
(6) per AGEISMO si intende la stereotipizzazione, il pregiudizio e la discriminazione di una persona o di un gruppo sulla base dell’età

laura pettinatoAbbiategrasso è la prima città in Italia ad essere “Dementia Friendly Community” (DFC).
Cosa significa essere una città amica delle Persone con demenza?
È una città, paese o villaggio che mostra un alto livello di consapevolezza e comprensione da parte dell’opinione pubblica in modo che le persone che vivono con la demenza e le loro famiglie ed assistenti siano incoraggiate a cercare aiuto e siano sostenute dalla loro comunità. Tali comunità sono più inclusive nei confronti delle persone con demenza e migliorano la loro capacità di rimanere indipendenti e avere scelta e controllo sulla propria vita.
Dal 2016 ha preso avvio ad Abbiategrasso la creazione della prima città italiana amica delle persone con demenza, scelta da Federazione Alzheimer Italia nell’ambito del programma di attivismo internazionale “Dementia Friendly Community”, nato su iniziativa di Alzheimer’s Society a favore delle persone con demenza e dei loro famigliari. Obiettivi principali per la creazione di una DFC sono la riduzione dello stigma sociale nei confronti delle persone con demenza, attraverso il coinvolgimento delle istituzioni e degli operatori dei servizi pubblici e privati e la partecipazione al processo di mutamento sociale da parte delle persone con demenza e dei loro familiari in tutte le fasi di attuazione.

francesca carpenedoNel corso del 2018 i volontari del T.A.M. hanno effettuato 190 telefonate di contatto con le persone che si sono rivolte Schermata 2019 02 19 alle 18.15.36al servizio, registrato 150 chiamate in segreteria telefonica e risposto a 112 telefonate ricevute durante le 139 sedute d’ascolto.
La tendenza dell’anno mostra un numero complessivo di chiamate in discreto aumento, fatto riconducibile anche all’aumento delle giornate dedicate all’ascolto attivo. Da giugno 2018 infatti gli addetti all’ascolto sono presenti anche nella giornata del lunedì e da settembre è stata aggiunta anche la giornata del mercoledì, sempre con il medesimo orario dalle 16.00 alle 18.00.

Il progetto di ricerca, di cui è titolare il Comune di Ponte San Nicolò, è stato promosso dall’OMS e gestito da Aifo (Associazione italiana amici di Raoul Follereau) in collaborazione con il CSV di Padova, l’ASL di Padova, l’Università di Padova e diverse associazioni territoriali. Sul piano generale, la finalità del progetto è quella di contribuire all’identificazione di nuovi modelli di assistenza e di servizi per le persone anziane, attraverso lo sviluppo di una ricerca - azione sul territorio di Ponte San Nicolò (PD) che prevede il coinvolgimento e la partecipazione attiva delle persone anziane stesse verso la costruzione di una comunità coesa ed inclusiva.
I protagonisti diretti del progetto sono stati un gruppo di persone anziane, che hanno provveduto, con il supporto di esperti, ad individuare soluzioni innovative e proattive in risposta ai loro bisogni e aspettative attraverso la scoperta e mobilitazione delle risorse della comunità.

Sta funzionando a pieno ritmo il laboratorio de “Tortellante”, nella nuova sede inaugurata a Modena l’11 novembre scorso. Non sono stati necessari momenti di ambientazione e inserimento.
I ragazzi- ritrovati gli amici, gli operatori, i famigliari, gli strumenti di lavoro- hanno ripreso a chiudere tortellini, allinearli nell’apposito tagliere sino a riempimento, ricominciare da capo su uno vuoto, con una serenità e tranquillità che chiunque, specie se si conoscono le difficoltà comportamentali dei ragazzi autistici, ne rimaneva stupefatto.
L’avevano fatto anche il giorno dell’inaugurazione nella confusione generale di famigliari, invitati, autorità pubbliche (Comune, Regione, Questura, Guardia di Finanza, Associazioni economiche, sindacali, di volontariato), giornalisti e fotografi. Con loro i ragazzi addetti ale funzioni di camerieri.
La presidente Erika Coppelli nella sua presentazione, aveva sottolineato il ruolo svolto dalle nonne/nonni, che andava oltre la funzione di baby sitter. Allora ho deciso di incontrarle, convinta sempre di più che una “nonna” è qualcosa di più di una relazione anagrafica.
Velo46132899 10217638976955138 5141879050851057664 oMani46074274 10217638974995089 8437156291679354880 oMamme nonne e nonni46024624 10217644616696128 1401457445116575744 oCameriere46056221 10217644611776005 4200891101147561984 oCameriri46018320 10217638976555128 409015843041574912 o

È questa solo la prima tappa di un viaggio all’interno di un’esperienza di un centro aggregativo per anziani “ I saggi “ di San Cesario sul Panaro, un piccolo Comune della pianura modenese, attivo dal 2013.
Ne parlammo al suo avvio nel 2013 con l’allora assessora del Comune, ora coordinatrice del Centro Maria Borsari. Andremo in tappe successive ad approfondire alcuni aspetti di questa esperienza che mi sono apparsi significativi , (come richiamato nelle “Mille Parole”) non solo per l’esperienza in sé, ma per lo spunto che possono dare per discutere di comunità, di reti, di integrazione tra le diverse fasce di cittadini, in particolare quelli più a rischio di emarginazione.
Gli anziani, ormai si ripete in tutte le occasioni, tra pochi decenni saranno il 25% della popolazione. Non si possono ignorare le implicazioni, in tutti i cari campi della società.
Per non perdere la prima informazione questo mese si annuncia il programma che partirà a settembre.

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