Per far ciò è stato approvato un progetto europeo denominato PACE, Palliative Care for Elderly people.
Prima però facciamo un passo indietro per definire quelle che sono le cure palliative, di certo tutti ne abbiamo sentito parlare come terapia per gli oncologici terminali, con una serie di pratiche che possano aiutare il malato.
Sono cure per migliorare la qualità della vita dei pazienti, che soffrono di malattie non curabili e dei loro familiari, attraverso la ricerca attiva e precoce, rilevando ripetutamente e trattando adeguatamente i dolori e i problemi fisici, psicosociali e spirituali. Questa è la definizione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il progetto PACE è stato finanziato dall'Unione Europea, all’interno del Settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico.
Age Platform Europe , un progetto europeo volto a promuovere gli interessi dei cittadini anziani, è stato coinvolto come veicolatore delle esperienze e delle preoccupazioni della popolazione anziana riguardo alla somministrazione di cure palliative e assistenza al fine vita nelle strutture residenziali; è inoltre incaricato della condivisione dei risultati del progetto con i responsabili politici e gli enti decisionali e della redazione del documento di raccomandazioni politiche. Per l'Italia ha partecipato a questa ultima fase anche il TAM Telefono Anziani Maltrattati, progetto che si occupa dei diritti degli anziani ed è un membro attivo di Age Platform Europe.
Lo studio PACE è stato inaugurato nel 2014 e si concluderà nel 2019 coinvolgendo 8 istituti di ricerca: EMGO istituto di ricerca per la salute di Amsterdam, il Gruppo di ricerca sulle cure di fine vita dell'Università di Ghent e Brussel, il Dipartimento di medicina geriatrica di Ghent, l'Università di Ginevra, l'Osservatorio internazionale delle cure di fine vita di Lancaster, l'Istituto nazionale per la salute e il welfare di Helsinki, il Centro medico dell'Università di Nijmegen, l'Università cattolica del Sacro Cuore di Roma, l'Università Jagiellonsky di Krakovia e HUG-ospedale universitario di Ginevra sparsi in 6 nazioni europee, tra Belgio, Olanda, Svizzera, Regno Unito, Italia, Finlandia, Polonia. Il progetto, alla sua conclusione, prevede la pubblicazione di un Manuale di formazione e di strumenti per adottare cure palliative adeguate per gli anziani.
In Italia la ricerca è stata condotta dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che, con un team di esperti, ha sottoposto un gruppo di anziani residenti in strutture per la lungodegenza (RSA) e i relativi operatori sanitari ad una serie di valutazioni prima e dopo la somministrazione di cure palliative. In questo processo sono coinvolti direttamente gli operatori sanitari che sono ogni giorno a contatto con i pazienti- e quindi in grado di accorgersi dei cambiamenti- e che possono apprendere le tecniche adeguate per somministrare le cure palliative. Questi operatori dopotutto sono già abituati a prendersi cura delle persone a fine vita, nella fase terminale, ma in questo caso gli si chiede di programmare e organizzare anche la fase precedente.
Nonostante ciò nelle strutture italiane si è visto che le conoscenze riguardo alle cure palliative e la loro applicazione risulta inferiore rispetto a Belgio, Paesi Bassi e Inghilterra che ugualmente presentano margini di miglioramento.
I collaboratori del progetto PACE hanno quindi ideato un programma per poter organizzare in maniera appropriata ed efficiente le cure palliative all'interno della struttura ospitante. Il programma è stato diviso in 6 passi che strutturano l'intera permanenza del paziente all'interno della casa di cura, dall'accoglienza e valutazione, fino alla morte e all'elaborazione del lutto.
Cure palliative
Guardandoci in giro però vediamo molti anziani attivi, che non sono ospitati in strutture, ma che vivono a casa loro e sono autonomi. In un mondo ideale vorremmo tutti diventare persone che possono godersi la loro anzianità, ma quando intervengono degenerazioni di tipo cognitivo oltre che fisico la qualità della vita viene spesso compromessa.
Nonostante il progetto PACE si sia svolto in strutture per lungodegenza, le cure palliative possono, e dovrebbero, essere applicate anche prima di questa tappa finale, in presenza di un’adeguata rete di supporto parentale o di volontariato. L'adozione di queste buone pratiche permettono inoltre di alleviare i familiari e i caregiver dal carico assistenziale e ritardare l'ingresso dell'anziano in strutture assistenziali lungodegenti.
Se miriamo a mantenere una qualità della vita adeguata dell'anziano, lo scopo dev'essere di aiutarlo a fare. Questo implica che la persona continui ad essere autonoma per quanto possibile nelle azioni di tutti i giorni come mangiare, vestirsi e prendersi cura di sé. Tutto questo si può tradurre in terapia occupazionale, affiancata da un adeguato supporto farmacologico.
Rendere le cure palliative accessibili a tutti permette di mantenere il più a lungo possibile un accettabile livello di autonomia del paziente attraverso l'insegnamento di tecniche specifiche e il potenziamento delle facoltà residue. In questo modo la persona è ancora in grado di mantenere i suoi contatti famigliari e sociali, poiché la consapevolezza fisica e psicologica di essere ancora, anche se solo parzialmente autosufficiente le permette anche di preservare la sua dignità.