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Lisa
Orlando

Voci dalla rete

Perlungavita.it diventa grande, si fa nuovi amici, li accoglie in casa propria, li ringrazia per aver accettato l’ invito a costruire una preziosa rete di persone che guardano alla vecchiaia in modo positivo. Tutte le persone che fanno parte di queste “Voci” hanno già scritto per PLV dalla loro finestra aperta.

  • Ivano Baldini, presidente dell’Associazione AlzheimER Emilia Romagna, ha già raccontato, oltre alla sua vita, cosa è, cosa fa questa organizzazione. Su PLV ci farà conoscere esperienze nuove promosse dai familiari.
  • Diana Catellani ha accettato di aprire un altro suo blog, oltre a quello personale “nonnaonline” per raccontare il suo percorso con gli strumenti digitali, tra ostacoli e soddisfazioni.
  • Rita Rambelli è stata l’apripista, per testimoniare che gli anni sono una convenzione anagrafica, ma che si può andare “ Oltre l’età” per continuare ad essere curiosi del mondo.
  • Rosanna Vagge, anche lei già collaboratrice, medico e amante della scrittura , racconta le sue esperienze e la sua vita accanto ai vecchi delle residenze protette, ma non solo. In questa piacevole compagnia continuo le mie riflessioni sulla qualità della cura nei servizi, parlando di assistenza domiciliare.
  • Lisa Orlando, architetto, con una tesi sulla casa  idonea per gli anziani con l'Alzheimer, amante della lettura della montagna, ma anche della gioia dello scrivere: poesie, articoli, libri.Nel frattempo ha ottenuto un master in Comunicazione.
  • Ida Accorsi, insegnante di asilo nido in pensione, appassionata di Gianni Rodari e di confronti intergenerazionali coltiva i suoi interessi con l'aiuto del web.

"...Una parte dei nostri mali dipende dal fatto che troppi uomini sono oltraggiosamente ricchi o disperatamente poveri…….” da Memorie di Adriano

rita rambelliPochi libri del passato possono essere considerati così attuali oggi, come Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar perché gli argomenti che oggi sono al centro della cronaca sociale e politica in Italia e nel mondo, sono trattati in questo capolavoro con incredibile lungimiranza. Eppure Memorie di Adriano fu pubblicato per la prima volta nel 1951 e tratta della vita e delle opere dell’Imperatore Adriano, vissuto nel II secolo dopo Cristo. Molte però sono le pagine che ci trasmettono un messaggio forte e chiaro su temi che riguardano la nostra epoca: le cause dei conflitti umani, la difficile convivenza tra i popoli di diverse tradizioni e religioni, le eccessive differenze economiche tra gli uomini, il ruolo dell’arte e della bellezza per l’intera umanità, l’amore omosessuale, il significato della morte.

rosanna vaggeDire che sono rimasta esterrefatta è poco. Proprio così. Eppure ho letto e riletto più volte le norme che definiscono i compiti dell’Operatore Socio Sanitario. E non da sola, ma insieme alla Direttrice, considerato che quattr’occhi vedono meglio di due.
La recente normativa regionale ha reso obbligatorio che nelle residenze protette e RSA, pubbliche o private, certificate o convenzionate che siano, operino, oltre infermieri, medici, fisioterapisti e animatori, esclusivamente persone diplomate OSS (operatore socio sanitario) altrimenti gli organi ispettivi applicano le sanzioni.

diana catellaniVicino alla casa in cui abitavo da piccola, c’ era un grosso casolare; lì abitava una famiglia composta da tre fratelli, di cui uno solo era sposato con figli, gli altri due erano scapoli o “put”, come si dice da noi.
Primo era leggermente claudicante e camminava aiutandosi con un bastone: forse da piccolo era stato colpito, come tanti bambini a quei tempi, dalla poliomielite. Aveva, nonostante ciò, un portamento elegante e modi signorili: sorriso sempre pronto e una parola gentile per tutti noi bambini. Parlava lentamente e non l’ ho mai visto arrabbiato, per questo io lo consideravo un uomo molto saggio. Nei momenti liberi si sedeva davanti alla porta di casa col cappello a coprirgli i radi capelli grigi e le mani appoggiate al bastone e salutava tutti quelli che passavano davanti alla casa.

lisa orlandoFa sempre un certo effetto guardarsi indietro e ripercorrere le tappe delle cosiddette “rivoluzioni di pensiero”, capire che ciò oggi ci appare scontato è in realtà frutto di battaglie, scoperte, approcci innovativi e, alle volte, tempi molto lunghi. Se da un lato rimaniamo quasi scioccati dal bisogno di ufficializzare questioni indiscutibili, ormai capisaldi del vivere civile, dall’altro si apre la speranza di nuova evoluzione, specie dove l’umano pensiero non ha ancora trovato il proprio equilibrio. Tra un secolo qualcuno si volterà e rimarrà altrettanto stupito dell’impegno profuso per trasformare l’intuizione di pochi in certezza quasi banale per molti.

rita rambelli“ La casa è dove si trova il cuore” Plinio il Vecchio 23-79 d.c.

L’obiettivo del concetto di domiciliarità è quello di favorire, per quanto possibile, la permanenza nel proprio domicilio delle persone anziane o con disabilità ed è uno dei diritti fondamentale di ogni persona. Ognuno nel corso della vita si costruisce la sua “domiciliarità” ed è compito delle Istituzioni sostenerla perché rimanere nella propria abitazione consente di vivere una vita più serena e con maggiore benessere. Dai dati più recenti però emerge che in Italia l’assistenza domiciliare è largamente insufficiente e poco efficace per risolvere i problemi che impediscono di rimanere nella propria abitazione.

rosanna vaggeVi voglio raccontare la storia di Ferdinando, ex finanziere di 85 anni, persona per bene con alle spalle una onesta e impegnata vita lavorativa e famigliare, ma ora, purtroppo, con una salute zoppicante per problemi circolatori, un pregresso infarto miocardico con esiti e altre discrete magagne che lo costringevano ad una vita morigerata e all’assunzione quotidiana di un discreto numero di farmaci.

Ma Ferdinando era ben assistito dalla moglie, Anna che, seppur più anziana di qualche anno, era ancora molto attiva e sapeva condurre mirabilmente sia il marito che la casa. Poi c’erano i due figli con le loro famiglie che contribuivano ad aiutarli, qualora ci fosse stato bisogno del loro intervento.

lisa orlando“Abitare” deriva dal latino “habere” e significa avere stabile dimora e risiedere, rimandando all’idea del possesso, dell’abitudine, di uno stare reiterato, continuo e, per questo, consolidato. La stessa radice etimologica la troviamo in “abito”, come aspetto, comportamento, carattere e attitudine, in una parola “identità”. Abitare significa quindi creare la propria identità come un abito da indossare.

La filosofia moderna distingue l’abito dall’abitudine, conferendo al primo il valore aggiunto dell’impegno rispetto alla sola e meccanica ripetizione di un comportamento, vista negativamente come inerzia e passività.

diana catellaniCome affrontare la malattia che si sa irreversibile quando si è avanti con gli anni?
Questa è la domanda su cui il libro di Philip Roth “Il patrimonio” (ed. Einaudi super ET)mi ha indotto a riflettere.
Philip Roth è un affermato scrittore americano di origine ebraica. In questo libro racconta una storia vera, autobiografica.

Philip viene a sapere che il padre, Herman Roth, ottantaseienne pieno di voglia di vivere e dal carattere forte, ha un tumore al cervello in uno stadio molto avanzato. E’ vero, qualche tempo prima aveva avuto un periodo in cui lamentava disturbi strani, ma poi erano passati e nessuno ci aveva più pensato (credo che in Italia non sarebbe accaduto!).

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