7 novembre 2013- È morta durante la notte Caterina, 75 anni, travolta nel pomeriggio verso le 16 da un’auto mentre attraversava sulle strisce pedonali

4 novembre 2013 - Era uscita per comprare un gelato ma è stata falciata sulle strisce pedonali. E’ morta così Roberta, 63 anni, mentre attraversava la strada ….

2 novembre 2013 -Una donna di 76 anni è morta travolta da un'auto pirata nella tarda serata. L'incidente è avvenuto sulle strisce pedonali.

26 ottobre 2013- Travolta e uccisa da un'auto mentre attraversa la strada. ... La donna  di 70 anni stava attraversando sulle strisce ...

altDai dati di ACI e Istat i giovani non sono i più a rischio negli incidenti stradali, o meglio, lo sono sempre, ma andando ad analizzare i dati 2012 per classi di età e per popolazione, si scopre che gli over 79 hanno l'indice di mortalità più alto in assoluto, perfino superiore a quello della fascia da 20 a 24 anni.  Con l’uso sistematico del casco e delle cinture il tasso di mortalità sulla strada è diminuito in generale e in particolare per i giovani, tra il 2001 e il 2012 la riduzione delle vittime della strada è stata pari  al 48,5%, con una variazione del numero dei morti da 7.096 a 3.653.

E' sicuramente un aspetto positivo che il numero dei morti under 30 sia diminuito passando da 972 a 819, diventando cioè il 22,5% del totale delle vittime della strada, rispetto ad oltre il 25% registrato nel 2011, ma adesso dobbiamo preoccuparci per il crescente numero di  utenti così detti “deboli”che perdono la vita sulle strade italiane. Un'indagine effettuata qualche anno fa da Aci e Censis  ha svelato quali sono i fattori critici per la sicurezza stradale secondo l’opinione degli stessi conducenti italiani.

In cima alla graduatoria delle cause indicate figura l'elevata velocità, che per il 69,6% del campione è la prima causa d'insicurezza, a seguire, un altro sintomo d'incertezza è dato, per il 55,6%, dalla guida in stato d'ebbrezza, per il 34,7% della scarsa educazione degli altri automobilisti. A chiudere la classifica sono invece la cattiva manutenzione delle strade, con il 15,8% dei voti e, infine, all'ultimo posto viene indicata l'inefficienza delle autovetture più obsolete (5,8 per cento).

L'obiettivo del sondaggio Aci-Censis era di indicare quali sono i primi punti sui quali è necessario intervenire per affrontare il problema dell'alta incidentalità. Nonostante la velocità elevata sia ritenuto il primo elemento di pericolo, almeno un automobilista su quattro ha ammesso di non rispettare spesso i limiti di velocità, soprattutto sulle strade extraurbane.Nell'ultimo anno, proprio sulle strade statali, il 48,3% degli intervistati ha dichiarato di aver infranto il limite di velocità, mentre i «Nuvolari» delle autostrade sono il 29,2 per cento. In città, invece, solo il 22,7% degli interrogati ha detto di correre troppo. In merito ai risultati della ricerca, l'Aci ha dichiarato  che il persistere di questi comportamenti dimostra quanto sia necessario che la repressione degli atteggiamenti pericolosi sulla strade sia certa e costante e che la prevenzione si debba basare su una forte e visibile presenza delle Forze dell'ordine accompagnata da una maggiore attenzione alla formazione di una diversa e più responsabile cultura della guida.

Nelle città italiane si registra il 43% delle vittime della strada, contro una media europea del 34%. Il 42% dei morti in città è un pedone o un ciclista. 7.000 morti e oltre 200.000 feriti in dieci anni: sono i dati impietosi sulle tragedie che coinvolgono i pedoni. Numeri impressionanti, resi ancora più drammatici dalle invalidità permanenti riportate dalle vittime della strada. Questa immagine terribile si fa ancora più nitida se si pensa che il 30% dei pedoni perde la vita mentre attraversa sulle strisce e oltre il 50% delle vittime ha più di 65 anni. Una media di quasi due morti e trenta feriti al giorno, una strage sostanzialmente ignorata dalla coscienza collettiva. Deve per forza andare così? In realtà no. Ridurre la strage è possibile. In genere li definiamo “incidenti” stradali, come se fossero frutto del caso, ma hanno invece cause precise, che possono essere in buona parte eliminate. Uno dei fattori determinanti nel causare gli incidenti e nel determinarne la gravità delle conseguenze è ad esempio la velocità. Un pedone investito a 30 km/h ha il 90% di possibilità di sopravvivere, il 60% di possibilità se investito a 50 km/h, e oltre i 60 Km non ha quasi speranze. Non a caso le città europee più sensibili puntano sull’introduzione di limiti di velocità a 30 km/h per le automobili in città, provvedimento che timidamente si sta affacciando anche in Italia, ma che si scontra inevitabilmente con quanto evidenziato dall’ACI, mancanza di controlli e di adeguata cultura. Gli anziani più di altri corrono rischi: la vista e l’udito non sono quelli dei ventenni, in genere non sono in grado di “scattare” per evitare un investimento, o di attraversare la strada velocemente. Spesso indossano vestiti scuri, che col buio li rendono meno visibili. Non sono loro a doversi adeguare al traffico, ma è il traffico che si deve adeguare a loro. Per affrontare questo grave problema è partita il 13 maggio scorso la V edizione della campagna nazionale per la sicurezza degli utenti deboli della strada “Siamo tutti pedoni”, per far crescere l’attenzione pubblica sulla strage dei pedoni e la consapevolezza che volendo può essere drasticamente ridotta. Facendo rispettare le regole, educando ad una nuova cultura della strada, rendendo le strade più sicure con adeguati interventi infrastrutturali, attuando un’azione preventiva e repressiva più intensa ed incisiva, coinvolgendo le istituzioni, le scuole e la società civile. La campagna vuole anche sottolineare il valore del camminare non solo per la mobilità ma anche per la salute e l’ambiente. Vuole inoltre sensibilizzare al rispetto del diritto alla mobilità dei diversamente abili.

“Non si può chiedere loro di adattarsi al traffico, ma si deve chiedere a chi guida di rispettarli.”

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