rita rambelliSono 2.333 le violenze sulle donne e sui minori denunciate in Italia ad agosto 2017. Purtroppo il termine femminicidio è tristemente e prepotentemente entrato nella quotidianità perché i dati in Italia sono impietosi, ogni anno quasi duecento donne vengono uccise, una ogni tre giorni. Molti sono gli interrogativi che sorgono, ma più di tutti si dovrebbe analizzare, se si vuole seriamente comprendere il fenomeno, il ruolo della donna, il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa e, non per ultimo, il ruolo dell’uomo nella società di oggi.
L’attenzione che i mass media hanno negli ultimi anni rivolto al tema della violenza sulle donne è certamente cresciuto tanto che la cronaca quasi quotidianamente ci bombarda con notizie di questo tipo, però la figura della donna compare nei telegiornali, per esempio, prevalentemente come vittima di casi di cronaca nera o di violenze sessuali, dove appaiono come esseri fragili, esposte alla violenza e al sopruso, cioè con una identità opposta all’immagine sempre giovane e splendente offerta invece dalla pubblicità e dall’intrattenimento.

Ma invece nella vita non si rimane sempre giovani e oggi una particolare attenzione dovrebbe essere rivolta alla violenza nei confronti delle donne anziane perché pur risultando una piaga sociale ancora troppo poco conosciuta, sta assumendo oggi forme e frequenze sempre più preoccupanti.
Il tema è di grande complessità e delicatezza: gli abusi contro le donne anziane costituiscono ancora un tabù sociale e culturale all’interno di un “colpevole silenzio” che avvolge spesso la violenza contro le donne in generale. Quelle contro le donne anziane sono violenze e maltrattamenti fisici e morali, abusi economici, truffe, raggiri: fenomeni ancora poco indagati nonostante studi a livello internazionale confermino la loro significativa crescita all’interno delle nostre società.

Il processo di invecchiamento sociale è uno degli aspetti che stanno trasformando il nostro Paese, con caratteristiche che hanno ripercussioni molto diverse fra i generi ed anche all’interno dello stesso genere: aumento della popolazione anziana e prolungamento della dipendenza, riduzione dell’ampiezza e della forza delle reti familiari e purtroppo ancora scarso sostegno pubblico. La maggioranza delle donne anziane oggi in Italia ha conseguito al massimo la licenza elementare, con valori crescenti in relazione alla classe di età: il 70% delle donne fra i 65 e i 69 anni, il 75% fra quelle fra i 70 e i 74 anni, l’83% di coloro che sono over 80. La situazione sta comunque migliorando e la dinamica proseguirà nei prossimi decenni quando diventeranno anziane le donne nate negli anni 70-80, protagoniste dell’accesso di massa all’istruzione secondaria. La generazione che ha oggi fra i 45 e i 49 anni e sarà anziana fra 20 anni, ha un diploma o la laurea nel 44% dei casi.
Le donne oggi anziane sono un mondo molto variegato e differenziato: donne che hanno trascorso la loro esistenza orientate da modelli di una società patriarcale e il loro processo di invecchiamento le espone a una sorta di doppia vulnerabilità in cui il fattore età e il genere agiscono da amplificatori di fattori di debolezza e da catalizzatori di forme diverse di violenza.
La definizione di abuso e maltrattamento, proposta dall’OMS (2002) è la seguente: «Un’azione singola o ripetuta o mancanza di cure appropriate che avvengono in una relazione nella quale vi è un’aspettativa di fiducia e che causa ferite, sofferenze e stress nella persona anziana. Può assumere varie forme: abusi fisici, mentali, psicologici, sessuali, economici e finanziari ». Secondo i dati disponibili, le vittime di abusi psicologici sono in Europa ogni anno circa 20 milioni di persone anziane, di abusi di carattere economico-finanziario circa 6 milioni, di abusi fisici 4 milioni, di abusi sessuali un milione.
Attraverso la prospettiva di genere si mette in evidenza che la violenza nei confronti delle donne avviene per la semplice ragione di essere donne, nell’essere considerate dai loro aggressori con minimi o nessun diritto alla libertà, al rispetto e all’autonomia decisionale. Pertanto le donne anziane sono un gruppo vulnerabile perché hanno più difficoltà nel difendersi, nel chiedere aiuto, meno consapevoli dei loro diritti e spesso molto spaventate e incapaci da progettare una vita lontane da chi le aggredisce frequentemente. Sono anche poco consapevoli di che cosa sia la violenza, dal momento che hanno spesso considerato il maltrattamento dei familiari come una modalità relazionale, proprio in quanto donne. A tutto questo si aggiunge il rischio che la recessione economica e i tagli alle politiche di Welfare aumentino la pressione economica sulle famiglie incrementando il rischio della vulnerabilità delle persone anziane e con esso il rischio di maltrattamento.
Uno degli obiettivi delle politiche pubbliche dovrebbe essere la creazione di network formali e informali che evitino l’isolamento della persona anziana, che è uno dei principali fattori di rischio per abusi e maltrattamenti. In questa direzione le associazioni locali dovrebbero rafforzare il proprio ruolo di agenti di mediazione, supporto e aiuto sociale.
Per prevenire le varie forme di abuso nelle persone anziane è quindi necessario promuovere sforzi coordinati e multidisciplinari in differenti settori, al fine di promuovere risposte di protezione e di resilienza dei soggetti anziani. Coloro che si prendono cura delle persone anziane, sia nei servizi pubblici sia nella sfera domestica, dovrebbero essere supportati, attraverso adeguati programmi di formazione, per evitare il rischio di sovraccarico che può influenzare in modo negativo la loro relazione con la persona assistita.
Educazione e formazione rivolte al personale impiegato nelle strutture per anziani o a domicilio, sono essenziali per garantire risposte di cura adeguate e sempre più personalizzate alla realtà sociale dei nostri giorni. Questo potrebbe essere ottenuto inserendo la tematica dell’abuso nell’età anziana e dei modi per prevenirlo nei programmi di formazione degli operatori professionali in ambito sanitario, educativo, sociale e giuridico.