rita rambelliQuante volte il medico ci ha consigliato di svolgere una regolare attività fisica per sconfiggere i chili di troppo, debellare qualche doloretto o magari contrastare una quotidianità troppo sedentaria? Consigli che spesso sono rimasti lettera morta.
Cosa ben diversa sarebbe se il suggerimento fosse una prescrizione vera e propria. Se il consiglio fosse messo per iscritto, nero su bianco, su una ricetta specialistica, come ci comporteremmo? Continueremmo a far finta di niente o ci attiveremmo per seguire quanto indicato sulla prescrizione?

In alcune Regioni italiane l’esercizio fisico entrerà nella ricetta medica come altre terapie, pillole e cicli antibiotici come rimedio alle malattie croniche, quali obesità, diabete, malattie neurologiche, ma anche come indicazione per promuovere uno stile di vita sano dei pazienti. È l’idea su cui si sta lavorando in Piemonte, Lombardia ed Emilia-romagna.
In commissione Sanità del Consiglio regionale della Lombardia, è stato approvato un emendamento che prevede che i medici possano prescrivere l’esercizio fisico come cura alle patologie croniche. Anche in Piemonte una recente proposta di legge regionale si muove in questa direzione, al fine di favorire la guarigione dei pazienti o il raggiungimento di una loro migliore condizione di benessere psico-fisico.
Praticare attività sportiva infatti contribuisce a migliorare il nostro stato di salute e secondo l'OMS, 30 minuti di camminata sono in grado di regalarci 3 anni di vita. La sedentarietà produce due milioni di decessi all'anno. Chi pratica attività motoria, in base alle rivelazioni del Coni, fa risparmiare al nostro sistema sanitario un miliardo e mezzo all’anno.
Anche la proposta di legge piemontese prevede che l'attività fisica possa essere prescritta dal medico in ricetta, per la prevenzione e riabilitazione in ambito sanitario. L’attività fisica prescritta dovrebbe essere svolta nelle cosiddette “palestre della salute“, spazi accessibili grazie al sistema sanitario regionale, luoghi pubblici o privati, certificati e accreditati dal ministero in cui l’esercizio fisico avverrebbe sempre in sicurezza e alla presenza di operatori qualificati e riconosciuti, medici dello sport, laureati in Scienze motorie o diplomati Isef. Il Consiglio regionale piemontese propone oltre all'istituzione dei percorsi e delle palestre della salute, anche gli Stati generali dello sport e la settimana regionale del benessere, per favorire anche nelle scuole la consapevolezza che l'attività fisica fa bene ed è utile a prevenire alcune tra le patologie più diffuse come il diabete e le malattie cardiovascolari.
«Con questa legge l'attività fisica e la sua somministrazione godranno di dignità terapeutica al pari di un farmaco - ha spiegato il Presidente del consiglio regionale - la prescrizione dell'esercizio fisico si trasforma infatti in strumento di prevenzione e terapia da praticare in strutture pubbliche e private, accreditate dalle Asl, per favorire la guarigione o il recupero di migliori condizioni di benessere psico-fisico dei pazienti affetti da determinate patologie croniche».
In questa cornice, la proposta di legge piemontese prevede che le Asl si assumano il compito di seguire la procedura di accreditamento dei progetti, di verificare l'attuazione e la tipologia delle attività svolte e di accertare che siano rispettati i requisiti per ottenere l'iscrizione in un apposito registro regionale. Compito dei medici dello sport, di operatori diplomati all'Isef o laureati in Scienze motorie sarà, invece, quello seguire il paziente durante ogni allenamento.
Le palestre della salute sono già una realtà per i malati cronici sia in Veneto e che in Emilia Romagna, dove sono partiti dei progetti sperimentali a scopi preventivi e terapeutici, non solo per curare i malati ma anche per aiutarli a stare meglio ritardando la comparsa di patologie gravi quali ipertensione, diabete di tipo 2, colesterolo alto. La sedentarietà rappresenta oggigiorno il principale fattore di rischio per la salute dopo il fumo di tabacco, mentre gli effetti positivi dell’attività fisica sulle patologie croniche non trasmissibili sono ormai solidamente documentati
dalla più autorevole letteratura scientifica internazionale.
Nonostante il consenso unanime sull’utilità individuale e sociale dell’attività fisica, questa rimane tuttavia poco praticata. Secondo i dati in Emilia-Romagna oltre circa un quinto degli adulti (19-65 anni) è completamente sedentario. Tra i giovani la sedentarietà cresce parallelamente all’età: solo un bambino su 6, fra 8 e 9 anni, gioca all’aperto o fa sport per almeno un’ora al giorno mentre meno di un ragazzo su 10, fra 11 e 15 anni, pratica attività fisica moderata o intensa ogni giorno per almeno 60 minuti. Da una parte quindi si rende evidente la necessità che la promozione dell’attività fisica, come di tutti i sani stili di vita, diventi parte integrante dei piani di lavoro ordinari delle Aziende Sanitarie, dall’altra, si tratta di approntare modalità organizzative, rivolte ai soggetti che presentano fattori di rischio o sono comunque affetti da condizioni patologiche sensibili all’esercizio fisico, all’interno delle quali si possa arrivare ad una prescrizione dell’attività fisica, personalizzata sulle caratteristiche del singolo e ad una sua somministrazione, attraverso percorsi che garantiscano il raggiungimento ed il mantenimento neltempo dei livelli di attività prescritta.
Sicuramente il Medico di Medicina Generale ed il Pediatra di Libera Scelta conoscono l’importanza dei fattori di rischio e si adoperano ad inserire nel percorso di prevenzione e cura del proprio assistito l’attenzione nei confronti degli stili di vita, fra i quali la sedentarietà e l’alimentazione assumono nel consiglio del medico una particolare importanza. Tuttavia esistono problematiche importanti legate alla resistenza del soggetto a seguire il consiglio, ed è quindi importante creare le condizioni per passare dal semplice consiglio del medico ad una vera e propria prescrizione medica dell’attività/esercizio fisico ed implementare i percorsi di conoscenza e consapevolezza nei confronti di questa disciplina.
Il ruolo educativo deve essere esercitato attraverso la collaborazione fra insegnanti di scienze motorie nelle scuole, i medici dello sport nelle ASL, e le tante Associazioni che promuovo lo sport amatoriale di tutte le discipline.