rita rambelli“Una Città Attiva definisce quella città in cui le infrastrutture, i servizi di mobilità, sportivi, ricreativi e l’ambiente sociale facilitano l’uso del corpo nella vita quotidiana, contribuendo a rendere la città più sana, intelligente, vivibile e sicura” (Borgogni, 2013)
Nel precedente articolo abbiamo evidenziato che in Emilia-Romagna oggi il 28% delle persone con più di 65 anni, vive da sola, di cui il 17% sono uomini contro il 37% di donne. Numerose e ancora non del tutto esplorate, sono le implicazioni di tale fenomeno e tra le criticità, i dati chiamano in causa non solo problemi di salute e di povertà, soprattutto per le donne dopo i 75 anni, ma anche di isolamento sociale. Sullo stato di salute e la percezione di benessere influiscono molto anche gli stili di vita: gli uomini praticano in misura maggiore delle donne, sport (19% contro il 15%) ed attività fisica (43% contro il 27% ). Si può ipotizzare che nei prossimi venti anni la consistenza della popolazione over 65 superi nella nostra regione 1 milione e 273 mila unità e quindi nel 2035 rappresenterebbe oltre il 28% della popolazione complessiva. Per affrontare i numerosi problemi conseguenti alle variazioni demografiche in atto, nel 2015 la Regione Emilia-Romagna ha finanziato la ricerca “La Città Attiva: verso un cambiamento di paradigma”, prestando una particolare attenzione alle relazioni tra anziani e progettazione della città.

La rete italiana Città Attive è nata nel 2012 per promuovere politiche che associno le esigenze e le aspettative sociali con le scelte urbanistiche riguardanti soprattutto la mobilità sostenibile e la condivisione degli spazi pubblici, mettendo così tutte le persone nelle condizioni di fruire in maniera attiva degli spazi urbani.
Il presupposto è che modificando la percezione dei cittadini rispetto agli spazi urbani che vivono quotidianamente si potrebbe innescare un cambiamento negli stili di vita più orientato verso pratiche sane e sostenibili, specialmente a tutela della popolazione definita più “fragile”, come ad esempio gli anziani.
Una città può essere definita “attiva” se mette in campo politiche e azioni mirate al potenziamento delle opportunità che consentano a tutti i cittadini di mantenersi fisicamente attivi nella vita quotidiana.Secondo la guida “Una città in salute è una città attiva” (Edwards e Tsouros, 2008), le città che investono in politiche e programmi di promozione dell’attività fisica – compresa la mobilità attiva - oltre a trarne enormi benefici in termini di ricadute sulla salute dei propri cittadini, possono raggiungere:
- un risparmio sulla spesa sanitaria e dei trasporti;
- una maggiore produttività di cittadini e lavoratori;
- la creazione di ambienti più vivibili e attraenti per residenti e turisti;
- un miglioramento della qualità dell’aria e dell’inquinamento acustico;
- una maggiore accessibilità alle aree verdi, ricreative e collettive;
- processi di riqualificazione partecipata di quartieri o zone della città, con un conseguente incremento di inclusione sociale e identità comunitaria;
- la promozione e l’allargamento delle reti sociali.
E’ dimostrato che la salute dipende molto dalle scelte che ogni individuo compie; per vincere l’inerzia e la passività, è necessario che le scelte più sane e attive coincidano anche con quelle più semplici e accessibili (ad esempio, per far sì che gli anziani possano compiere le proprie commissioni quotidiane a piedi e in maniera autonoma, sviluppando anche le piccole attività commerciali della sua zona, è necessario che il quartiere sia dotato di marciapiedi adeguati e di attraversamenti pedonali sicuri oltre che di una buona illuminazione ).
Le domande fondamentali mirate ad assicurare un’equa e diffusa accessibilità agli spazi della città sono:
1) Le persone si sentono sicure?
Le condizioni e le caratteristiche della trama viaria urbana, del sistema traffico, di infrastrutture e dotazioni per la mobilità ciclabile e pedonale hanno un enorme impatto sul senso di sicurezza, di benessere, e di appartenenza dei cittadini.
2) Quanto è accessibile il sistema dei trasporti?
Gli anziani possono compiere i tragitti quotidiani a piedi o in bicicletta?
Il trasporto pubblico è completamente praticabile da tutte le categorie d’utenza? Un comparto urbano sano e attivo deve essere dotato di un sistema integrato di trasporti capace di coprire il territorio in maniera capillare, facilitando l’uso e l’accesso ai mezzi per tutti.
3) Quanto è facile utilizzare i trasporti urbani?
Specialmente per determinate categorie di cittadini -come ad esempio gli anziani l’utilizzo del sistema dei trasporti urbani può rivelarsi un’azione particolarmente difficoltosa e disorientante. Una comunicazione semplice, chiara e capillare unita ad una segnaletica urbana altrettanto immediata possono, come primi accorgimenti, facilitarne la fruizione.
4) Quanto è interessante girare per la città?
Una progettazione degli spazi e delle infrastrutture più attraente e diversa può incoraggiare le persone a spostarsi a piedi o in bicicletta. Migliorare ed enfatizzare la bellezza e la peculiarità dei luoghi della città (anche solo con l’utilizzo di diversi materiali, colori, insegne, ecc...) può risultare una scelta vincente non solo al fine di stimolare abitudini più attive, ma anche come mezzo per aumentare l’inclusione sociale e il senso di appartenenza.
La corretta progettazione degli spazi della città influisce moltissimo sui comportamenti umani: i luoghi in cui viviamo, lavoriamo, giochiamo hanno quindi importanti ricadute sulla nostra salute, sia fisica che mentale, a seconda che presentino più opportunità che ostacoli alla promozione di stili di vita attivi.
Numerosi studi hanno dimostrato come i comparti urbani pianificati e progettati al fine di favorire l’attività motoria delle persone incoraggino a vivere vite più sane e attive.
La sfida diventa allora quella di trasformare la scelta più sana anche in quella più semplice e conveniente per tutta la comunità.
Il valore aggiunto offerto dal modello della Città Attiva sta nelle ricadute positive che questa può avere sui gruppi sociali più a rischio o sfavoriti, come ad esempio gli anziani, le persone con disabilità, le minoranze etniche o le famiglie meno abbienti, le persone portatrici di handicap e così via, nella convinzione che
“una città a misura di anziano sia una città a misura di tutti”.
Considerato che il problema dell’invecchiamento attivo mantenendoci in salute è un processo che ci accompagna per l’intera durata della nostra vita, le città amiche degli anziani sono città adeguate per tutte le utenze. Quindi progettare pensando ai problemi degli anziani o dei disabili significa progettare anche per noi stessi!
Edifici e strade liberi da ostacoli ottimizzano la mobilità e l’indipendenza di persone con disabilità, siano esse giovani o meno; quartieri sicuri permettono ai bambini di giocare liberamente, così come alle donne e agli anziani di sentirsi protetti e a proprio agio potendo partecipare ad attività sociali, ricreative, o sportive.
L’intera comunità può trarre beneficio anche dalla partecipazione attiva degli anziani ad attività lavorative, siano queste di volontariato o retribuite e le economie locali (specialmente a livello di quartiere) traggono beneficio dall’autonomia degli anziani nel compiere gli acquisti quotidiani nelle attività commerciali del quartiere o nella possibilità di accedere facilmente al centro storico o ai Centri Commerciali. L’inclusione e l’implementazione di accorgimenti progettuali finalizzati ad una miglior fruibilità degli spazi ed una più piacevole e semplice esperienza della città da parte degli anziani, può migliorare grandemente la qualità della vita urbana facilitando la pratica di attività motoria e, allo stesso tempo, contrastando fenomeni di esclusione e segregazione sociale.
Per aiutare l’anziano, ma non solo, a sentirsi più a suo agio nella città, sia di giorno che di sera, è importante:
a) un’illuminazione efficace e capillare;
b) ringhiere e sistemi d’appoggio lungo scale, rampe e dislivelli;
c) presenza di ascensori o sistemi di risalita meccanici che possano garantire l’accesso e lo spostamento all’interno degli edifici;
d) ampiezza adeguata di porte, corridoi e passaggi interni;
e) segnaletica chiara e completa;
f) servizi igienici accessibili e ben dimensionati;
g) trasporti urbani ben collegati rispetto ai punti di maggior interesse (stazione, ospedale, municipio, mercato cittadino, centri commerciali, ecc);
h) informazioni di utilità quotidiana facilmente reperibili.
Il sistema dei trasporti urbani, inclusa la sua accessibilità fisica ed economica, è indubbiamente un fattore-chiave nella predisposizione di città age-friendly.
Essere in grado di muoversi per il quartiere o per l’intera area urbana è condizione fondamentale per lo svolgimento in autonomia delle azioni quotidiane ed influisce grandemente sulla socialità e sulla partecipazione alla vita civile dell’anziano.
Raggiunta un’età in cui non si può più condurre un mezzo proprio come un’automobile o un motorino, l’utilizzo dei mezzi pubblici -in alternativa all’uso della bicicletta- rimane l’unica possibilità di spostamento. Il costo dei trasporti rappresenta uno dei principali fattori d’impatto sull’utilizzo dei mezzi da parte dei più anziani, insieme con la frequenza, l’affidabilità e l’adeguatezza dei mezzi e del servizio. L’isolamento fisico, l’inaccessibilità ai luoghi della socialità o il difficoltoso spostamento all’interno della trama urbana sono difetti nella struttura stessa della città che si ripercuotono specialmente sulle generazioni più anziane e sui disabili, portando a malattie che l’esposizione cronica a solitudine e stress può aggravare in maniera tragica. Creare le condizioni per facilitare decisioni di vita più sane e attive non dovrebbe essere percepito come uno sforzo (sia economico che di progettazione) ma come una opportunità per progettare o ripensare spazi per una molteplicità di età e abilità. In quest’ottica, la predisposizione di luoghi urbani accessibili, facili, divertenti e inclusivi può aiutare a cambiare la percezione degli spazi della città e, di conseguenza, portare a modificazioni nelle abitudini quotidiane delle persone. Creare città più giuste e sostenibili può generare benefici sia in termini di salute dei cittadini che sulle dinamiche economiche dei vari territori cittadini interessati. Un ambiente attivo e sano è anche e soprattutto un ambiente in cui tutte le persone, indipendentemente dalla loro età e dalle loro condizioni fisiche e mentali, possono aspirare al raggiungimento di una migliore qualità della vita.

Bibliografia
1) “La Città Attiva: verso un cambiamento di paradigma” 2015
Il lavoro è stato svolto dal laboratorio di ricerca CITER del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara, coadiuvato dal Servizio Qualità Urbana e Politiche Abitative e dal Servizio Sanità Pubblica regionali e con la consulenza del Laboratorio di Epidemiologia, Attività Motoria e Stili di Vita dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale.
2) “Una città in salute è una città attiva” traduzione 2011 disponibile sul sito http://www.dors.it/.
Pubblicato in inglese da WHO Regional Office for Europe nel 2008 con il titolo “A healthy city is an active city, a physical planning guide” World Health Organization 2008
DoRS Regione Piemonte (Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute)
Traduzione italiana a cura di Elena Barbera, Marina Penasso e Alessandra Suglia,Con l’autorizzazione del WHO Regional Office for Europe