ida accorsiMarzia Camarda* nel suo libro " Una savia bambina. Gianni Rodari e i modelli femminili" ( edizione settenove-2018) analizza con grande rigore e precisione i ruoli di genere nell'opera rodariana nei più diversi ambiti: la rappresentazione del corpo (che passa attraverso aspetto fisico, sport, abbigliamento, controllo della donna), il lavoro, domestico e non, il matrimonio, i suoi fondamenti e la divisione dei compiti, la famiglia (il modello che offre, esaminando i ruoli corretti e sbagliati), i giocattoli e i modelli educativi.
Attraverso uno studio sistematico dei testi di Rodari è emerso un modello assolutamente dirompente rispetto a quello tradizionale (le bambine decorative “per bene”). Le donne e le bambine rappresentate nei suoi scritti sono intelligenti, curiose, fiere, coraggiose, sportive, emancipate e di tutte le età. Rodari è uno degli autori per l’infanzia più amati e conosciuti del mondo, eppure alcuni aspetti dei suoi lavori risultano ancora inesplorati. Uno di questi è senz’altro l’attenzione all’equilibrio di genere presente in tutta la sua produzione letteraria, ma anche una profonda sensibilità che si ispira a un ideale di uguaglianza sociale, mai conservatore rispetto al ruolo della donna nella società e nella famiglia.

Rodari ha dato vita a personaggi femminili: Atalanta, Alice Cascherina, La valletta Sabina e molte altre rappresentano per le bambine, e i bambini modelli positivi.** 
Atalanta, per molti anni è stato l’unico romanzo italiano per l’infanzia ad avere come protagonista un’eroina.
Gianni Rodari si ispira al mito di Atalanta, una fanciulla indomita, coraggiosa e audace nella Grecia degli dei e degli eroi. Per quarant’anni l’unico altro testo con una protagonista femminile non stereotipata è stato Pippi Calzelunghe.

Come scrive anche Sanguineti “in Rodari, sotto apparenze di tranquilla pedagogia creativa e di innocente scatenamento di un immaginario gratuito, è in atto una sovversione profonda di ogni gerarchia strutturata”; lo scardinamento di questa gerarchia investe, tra tutte le altre, anche quella più dura a morire, cioè quella famigliare. Il suo senso civile di giustizia non riguarda solo la politica e la lotta di classe, ma richiede un’azione contro qualsiasi forma di disuguaglianza, tra cui anche quella tra i generi.
Scrive Rodari:
“Lo scandalo succede sempre quando qualcuna delle innumerevoli e multiformi gerarchie su cui si regge il mondo è messa in crisi da uno qualunque dei gruppi che, nell’ordine costituito, hanno ricevuto in sorte l’obbedienza. Tutto andrebbe bene (anzi, malissimo) se gli operai potessero accontentarsi di obbedire ai padroni, i negri ai bianchi, i sudamericani ai nordamericani, eccetera; e le mogli ai mariti, i figli ai genitori, gli studenti ai professori, i professori alle autorità scolastiche, le autorità scolastiche alle autorità politiche e via dicendo. L’ordine regnerebbe allora in tutte le "Varsavia "immaginabili. E la storia si fermerebbe. Perché la storia è disobbedienza”.
Le donne e le bambine che disobbediscono sono spesso la chiave narrativa intorno alla quale si snodano i suoi racconti per corroborare il suo punto di vista e dare strumenti ai genitori e agli educatori.
Rodari ha anche scritto favole in cui critica apertamente i modelli di genere, come:
- La bambola a transistor - La Bambina dai capelli d’oro - Le scarpe del conte Giulio - Il Robot che voleva dormire - tutte connotate da un’attenzione minuziosa per la lingua e dal suo inconfondibile e scanzonato tono narrativo.
Rodari era un innovatore e, per tanti aspetti, le sue posizioni possono essere considerate anticipatrici di quel clima di cambiamento che investì la società civile negli anni Sessanta e Settanta. Non ci sono ruoli di genere predeterminati per padri e madri né modelli autoritari di tipo patriarcale; famiglie in cui “Non comanda nessuno perché ci si vuole bene”.
Pino Boero nella prefazione al libro, “ Quello di Gianni è un modello sovversivo, perché le sue bambine, in qualsiasi contesto si trovino, non hanno nulla di remissivo, ma ribadiscono sempre un carattere di indipendenza”.
Nell'esaminare le varie sotto tematiche Camarda riporta continuamente citazioni di brani di fiabe e racconti ma anche parti di articoli scritti per “Noi Donne” e “ Il Giornale dei Genitori” ricordandoci come fosse “avanti” anche nella trattazione di tematiche pedagogiche e come anche in questo ambito avesse sempre un occhio attento al tema del genere.
Rileggere con questo punto di vista oggi le opere di Rodari ci permette anche di riflettere su una cosa: di come negli ultimi tre decenni, tra l'altro successivi alla scomparsa del grande giornalista e scrittore, ci sia stata una forte involuzione nella rappresentazione delle figure femminili nella letteratura per l'infanzia e soprattutto nei libri di testo, ancora più paradossale se si pensa che per molti versi la società stava cambiando in positivo per il ruolo delle donne.
È come se il processo di cambiamento, avviatosi negli anni Sessanta e Settanta, si fosse poi bloccato e addirittura involuto. E la conclusione è che oggi, nel 2018, ci ritroviamo invece immersi in una (sotto)cultura che vorrebbe relegare ad esempio le bambine a giocare con le bambole, laddove oltre quarant’anni fa Rodari scriveva:
(…) “La bambola può essere considerato il gioco ideale per le bambine solo in una società in cui la condizione di casalinga sia considerata la condizione ideale per la donna. Concezione piuttosto sorpassata, per non dire reazionaria.
(…) Aiutatele ad avere interessi molteplici e se si appassionano alla tecnica e allo sport, lasciate perdere le carrozzine.”
Immaginiamo un po' cosa penserebbe Gianni Rodari se sfogliasse un qualche libro per la scuola primaria in uso nel 2018 o venisse a sapere di libri censurati!
Oltre le tante e generose citazioni offerte ai lettori, in questo bel saggio, in appendice, troviamo una bella e interessantissima conversazione, un’intervista tra l’autrice e la Signora Maria Teresa Ferretti Rodari.

Pino Boero come conclusione della sua prefazione cita una poesia che Gianni Rodari dedica alla figlia Paola bambina che definisce un autentico manifesto pedagogico:
Il gioco di fare da sola
È quello che più ti tenta
Già non vuoi che ti tenga la mano
Ogni giorno vai più lontano
Per questo sono così pronto
A dirti sempre di si
Per ripagarmi fin d’ora
Dei no che mi dovrai dire
Per essere giusta con te stessa.

La riflessione di Rodari sui ruoli è di straordinaria attualità e merita di essere conosciuta in tutta la sua profondità.
Insomma, il libro di Marzia Camarda, Una savia bambina, Gianni Rodari e i modelli femminili, è decisamente un libro da leggere.

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*Marzia Camarda – Imprenditrice culturale ed esperta di letteratura comparata, scrive e traduce per Mondadori, Treccani, Loecher, Bollati Boringhieri e altri, scrive per il teatro e per la scuola: Nel 2005 fonda Verba Volant, azienda che si occupa di servizi per l’editoria per i più grandi editori d’Italia e per il mercato internazionale. Esperta in questioni di genere , si occupa di promozione dell’imprenditoria femminile e di nuovi modelli di Leadership – Nel 2012 le viene conferito il Premio Marisa Bellisario Giovani Talenti per l’attenzione all’equilibrio di genere applicata al modello di gestione di impresa.

 **I testi citati sono tratti dalle sottoindicate pubblicazioni, tutte edite dalla casa editrice Einaudi. Torino: 
- Atalanta – La bambola a transistor (da Novelle fatte a macchina)
- La bambina dai capelli d’oro (da Fiabe e Fantafiabe)
- Le scarpe del conte Giulio (da Il gioco dei quattro cantoni)
- Il robot che voleva dormire (da Gip nel televisore e altre storie in orbita.

Gianni Rodari


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