ida accorsiLa differenza tra favola e fiaba. Entrambi sono dei generi dedicati ai fanciulli: la fiaba riesce a catturare l'attenzione dei bambini, fornendogli anche un messaggio morale, mentre la favola ha anche un compito sociale importante.
Nel mondo della fantasia, e in particolare nel settore dedicato ai fanciulli, la fiaba riveste un ruolo importante capace come è di catturare l’attenzione dei bambini, divertendoli ma lasciando filtrare messaggi e insegnamenti. Ci ricordiamo tutti le fiabe famose che i genitori ci hanno raccontato da piccoli: Cappuccetto Rosso, Pollicino, Cenerentola, Il gatto con gli Stivali ...
Tuttavia, dedicato ai giovani (e meno giovani), esiste un altro importante genere fantastico che, pur distinguendosi dalla fiaba, rappresentano sempre narrazioni piacevoli o comunque frutto dell’immaginazione, con un compito sociale importante che poi vedremo. Si tratta della FAVOLA.

BREVE STORIA
La favola è un genere letterario antichissimo: le sue origini risalgono a narrazioni assire - babilonesi e sumere. Ebbe una straordinaria fortuna. A una primitiva trasmissione orale, si passa al grande iniziatore di favole occidentali che è Esopo (autore greco del VI sec A. C.), la cui eredità fu raccolta nel I sec. D. C. dal latino Fedro. La fortuna della favola si ebbe soprattutto nel Medioevo, con influssi orientali, a scopo didattico; nel Rinascimento abbiamo le favole di Leonardo da Vinci; nel Seicento, grazie ad un autore francese come La Fontaine, fu ripreso il genere favolistico direttamente da Esopo e Fedro, adeguandolo ai tempi. Più recenti, come autori italiani abbiamo i coloriti Belli e Trilussa (in dialetto romanesco) e, nel Novecento, Calvino. Un esempio famoso di favola: "La volpe e l'uva", di Esopo.
Nonostante spesso si confonda con la Fiaba come se fossero termini sinonimi, in realtà presenta delle caratteristiche particolari, ben distinte. Vediamo schematicamente quali.
Differenze tra fiaba e favola
Favola
a) Protagonisti: animali umanizzati, parlanti (scarsa o nulla la presenza umana).
b) Rappresentazione allegorica della natura umana, con i suoi vizi (soprattutto) e le sue virtù.
c) Visione conservatrice della società.
d) Ogni favola, soprattutto quella antica, è percorsa da una vena pessimistica.
e) Luoghi: corrispondono spesso alla realtà e fanno da cornice al racconto, non suscitano emozioni come nelle fiabe.
f) Caratteristica principale: ha sempre una morale ben espressa o comunque comprensibile, all’inizio o alla fine del testo.
g) Scopo principale: attraverso l’ironia, spesso il narratore denuncia ingiustizie sociali, ridicolizza i difetti degli uomini, ne critica i vizi.
Fiaba
a) Protagonisti: re, regine, principi e principesse, ma anche personaggi semplici e quotidiani, folletti, maghi, orchi, streghe, fate ...
b) Rappresentazione della memoria collettiva di un gruppo sociale: credenze delle società primitive sul carattere magico-fantastico dei fenomeni naturali; riti di passaggio dalla fanciullezza alla giovinezza (riti di iniziazione): si pensi a Pollicino o Biancaneve nel bosco oscuro. Superare le prove significa diventare maturi.
c) Visione conservatrice della società.
d) Ogni fiaba ha caratteristiche costanti (descritte dallo studioso russo Vladimir Propp)
e) Luoghi: castelli, boschi posti incantati, regni ... Suscitano emozioni e sensazioni.
f) Caratteristica principale: ha sempre un lieto fine. Vincono sempre i buoni (tranne rari casi) e ciò invita alla bontà, alla correttezza nei rapporti, a mantener fede alla parola data, perché si viene sempre ricompensati. Visione ottimistica della vita.
g) Scopo principale: intrattenere, divertire, far sognare e dare anche insegnamenti di vita al piccolo ascoltatore.
Entrambi i generi hanno però il tempo indeterminato (c’era una volta nelle fiabe; d’inverno, a primavera ... nelle favole).
Nelle favole il linguaggio è costituito da frasi semplici e immediate, dall’uso di aggettivi efficaci che sottolineano la qualità dei personaggi. Sono presenti molti dialoghi.

vallot cappuccetto rosso eil lupo

FINALITA’
Scopo preciso delle favole è di trasmettere – in forma scherzosa e piacevole, ma alludendo al carattere dell’uomo – insegnamenti e ammonimenti utili alla vita comune, o a esprimere indirettamente i soprusi dei potenti sui più deboli, che hanno quasi sempre un riscatto morale, una rivendicazione dei loro diritti (in alcune favole, infatti, sotto forma di ironia, il potente soccombe). L’uso degli animali e l’ironia (o satira) con cui sono narrate permettevano al narratore di denunciare tante ingiustizie e malvagità dei potenti senza temere (almeno così sperava) di essere ucciso per calunnia e diffamazione. In altre favole, soprattutto quelle antiche, spesso la società è conservatrice: ciò che esiste, rimane inalterato. I deboli e i fragili rimarranno sempre tali; e così i potenti.