ida accorsiLe storie sono un balsamo, generano la gioia, la tristezza, gli struggimenti, le domande, aiutano a riconoscere i sentimenti, aguzzano la fantasia, conducono alla compassione….
Le storie e le favole sono disseminate di istruzioni e simboli che ritroviamo valide guide nella complessità della vita.
L’arte del racconto, tipica dei nonni, ormai si è quasi persa: la lunga catena di storie orali che passavano di generazione in generazione si è interrotta… se molte storie sono state raccolte e scritte, moltissime altre sono andate perdute…
Le storie un tempo non incantavano soltanto i bambini ma anche gli adulti, che chiamavano nelle stalle, nelle veglie, i “folari”, personaggi girovaghi che “raccontavano” !!!

 

Ida1Le storie avevano e hanno ancora un grande potere e non chiedono nulla, solo di ascoltare....
l folari, cantastorie, raccontastorie rappresentavano la tradizionale figura di intrattenitori ambulanti visto che si spostandosi città in città e di piazza in piazza raccontando una favola, una storia, un fatto, aiutandosi con il canto e spesso con dei cartelloni in cui sono raffigurate le scene salienti del racconto. In questo loro girare vivevano delle offerte degli spettatori e talvolta dai ricavati della vendita di foglietti recanti la storia raccontata.
Si posizionavano nelle piazze dei paesi cantando e raccontando le loro storie, vere o immaginarie, trovate in giro nei loro viaggi o adattate per l'occorrenza. Spesso i cantastorie adattavano le loro versioni ad alcuni racconti antichi, o li rinnovavano a seconda del particolare avvenimento; sovente una scelta veniva imposta per il dialetto da utilizzare in base al luogo della narrazione e a causa del diffuso analfabetismo.
I cantastorie raccontavano di incursioni di pirati, miracoli di santi, eventi catastrofici, leggende sacre e racconti profani, meravigliose vittorie e lacrimevoli sconfitte, personaggi come Garibaldi e momenti epici come il Risorgimento. I cantastorie rappresentarono l'unico tramite culturale tra il popolo analfabeta e il mondo epico e poetico. anche se magari si trattava di cruente imprese dei briganti, così cari alla fantasia popolare.
Dopo l'avvento della stampa i Cantastorie acquisirono sempre più un ruolo che si avvicina, in un certo senso, al mondo giornalistico, diffondendo fatti e notizie e stampando su foglietti volanti venduti al pubblico, le storie che rappresentavano.…..


3LA BELLA ADDORMENTATA 16299083 586556518211254 1979918703629488264 nLe fiabe che raccontiamo oggi – comprese quelle dei cartoni animati – sono molto più antiche di quanto fino a oggi si è creduto. Alcune, anche di quelle famosissime, sono narrate da migliaia e migliaia di anni, molto prima che la scrittura potesse tramandarle. Altre risalgono a tempi in cui le lingue che usiamo oggi non si erano ancora formate.
Una ricerca accademica – pubblicata sul Royal Society Open Journal e firmata dall’antropologo Jamshid Tehrani dell’università di Durham, nel Regno Unito, e dalla studiosa di folklore Sara Graça da Silva, dell’Università di Lisbona – ha messo a confronto 275 fiabe provenienti da tutto il mondo e ne ha tracciato gli schemi ricorrenti nelle varie lingue e culture.
Scrivono gli autori: «Abbiamo mostrato che queste tradizioni orali probabilmente ebbero origine molto prima della scrittura, e abbiamo provato che una fiaba (“Il fabbro e il diavolo”) può essere rintracciata fino all’Età del Bronzo», che si situa tra il 3500 e il 1200 a.C. Tehrani e da Silva hanno utilizzato il metodo filogenetico, normalmente utilizzato in biologia, hanno cioè seguito il ramificarsi nelle lingue dei vari tipi di fiaba, così come sono elencati e categorizzati nell’indice di Aarne-Thompson-Uther, il sistema di classificazione delle fiabe pubblicato per la prima volta nel 1910 e aggiornato nel 2004.
«Riteniamo molto interessante che queste storie siano sopravvissute senza essere state scritte», ha detto Tehrani al Guardian «Sono state raccontate molto prima che esistessero l’inglese, il francese o l’italiano. Probabilmente erano narrate in una lingua indoeuropea oggi estinta». Secondo Teheran e da Silva, una fiaba come - Giacomino e il fagiolo magico - presente con mille nomi diversi in ogni regione italiana e in quasi tutti i paesi europei, risalirebbe al momento in cui – circa 5 mila anni fa – le lingue indoeuropee si separarono in proto-indio-iraniane e proto-occidentali. La bella e la bestia e Raperonzolo sarebbero, invece, più giovani di circa un millennio. La fiaba più antica, databile a oltre 6mila anni fa, è quella classificata come The Smith and the devil, Il fabbro e il diavolo – dove il Diavolo in alcune varianti si trasforma nella Morte, e perfino in San Pietro e Gesù – che è all’origine per esempio del Faust di Wolfgang Goethe.
OCADOROLo studio rappresenta contemporaneamente una conferma e una confutazione delle teorie dei fratelli Grimm, Jakob e Wilhelm, che all’inizio dell’Ottocento raccolsero le fiabe della tradizione tedesca in Fiabe del focolare (Kinder-und Hausmärchen, 1812-1822) e Saghe germaniche (Deutsche Sagen, 1816-1818), libri considerati fondamentali per l’emergere del movimento romantico per l’enfasi sulla cultura nordica che nel secolo successivo sarebbe stato fatto proprio dal nazionalsocialismo. La studio dimostra – come volevano i Grimm – l’origine orale delle fiabe, e più in generale il fatto che la cultura, anche la nostra, ha radici che affondano in epoche di cui si è persa ogni traccia e ricordo. Ma lo studio confuta anche, una volta per tutte, l’idea che esistano tradizioni nazionali e, quindi, che le culture possano essere recintate nei confini degli Stati o delle lingue.
Alcune fiabe dei Grimm, infatti, erano già presenti in Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile (1634), nei Racconti di mamma Oca di Charles Perrault (Contes de ma mère l’Oye, 1697), o riprendevano temi e schemi già apparsi nelle Mille e una notte, in Esopo e Fedro, o addirittura nei miti greci e latini.

Le fiabe sono gli schemi-base di ogni racconto e precedono ogni storia. Non è un caso che inizino con c’era una volta.
In Italia il lavoro maggiore di raccolta e censimento delle fiabe è quello fatto da Italo Calvino in Fiabe italiane, pubblicato da Einaudi nel 1956, e oggi da Mondadori negli Oscar e nei Meridiani. Per seguire il passaggio dall’oralità alla letteratura, va citato - Racconti di orchi, di fate e di streghe - che Mario Lavagetto ha curato sempre per la collana dei Meridiani.

 

(Elemento parzialmente tratto da il Post)
'io vivo tra..
il mondo delle favole
è il mio mondo...
io vivo tra le stelle..
dove tutto è magico,
o nei boschi con gli gnomi,
o sopra gli scogli,
insieme alle sirene,
dove tutto è poesia,
leggenda,
sensazione,
stati d'animo,
io abito nel cuore del lupo,
nella luce velata della luna,
nella bianca spuma di mare,
il mondo delle favole
è il mio mondo...
io vivo tra le stelle..
dove tutto è magico,
o nei boschi con gli gnomi,
o sopra gli scogli,
insieme alle sirene,
dove tutto è poesia,
leggenda,
sensazione,
stati d'animo,
io abito nel cuore del lupo,
nella luce velata della luna,
nella bianca spuma di mare,
poesia di Daniela Cesta
dal web
Concludendo con una curiosità:
...Stretta la foglia larga la via dite la vostra che ho detto la mia...
filastrocca che si recita dopo aver raccontato una fiaba.
Questa formula è spesso utilizzata a conclusione delle favole o delle fiabe. In realtà, inizialmente, la filastrocca iniziava con la frase “Stretta è la soglia...” che a causa di un errore di trascrizione, si è tramutata in “Stretta è la foglia...”.
In effetti, tale formula sembra non avere alcun senso logico a differenza di quanto accade nella versione originale che con “Stretta è la soglia” intendeva mettere in evidenza le difficoltà che si incontrano nell’iniziare un racconto.
A causa della somiglianza grafica delle lettere s e f (molto accentuata nei secoli addietro) la parola “soglia” venne confusa con “foglia” e, così, l’errore si è perpetrato fino a giungere ai giorni nostri.


Bibliografia
Fiabe Italiane - Raccolte e trascritte da Italo Calvino - Giulio Einaudi Editore -anno 1956 
Racconti di orchi di fate e di streghe- la fiaba letteraria in Italia a cura di Mario Lavagetto-I Meridiani-Arnoldo Mondadori Editore - ottobre 2008 -