Io e il computer di Diana Catellani

il blog di Diana Catellani

diana catellaniSi avvicina ormai il Natale e noi nonni cominciamo a pensare ai regali di Natale per i nipotini, cosa abbastanza impegnativa visto che ormai i nostri bambini hanno già tante (forse troppe ) cose. Per i maschietti la scelta è più semplice perché sono ancora in quell’età in cui una costruzione può risolvere il problema; per la mia nipotina maggiore , che ha già 14 anni ed è in prima superiore, so che potrà essere gradito un po’ di denaro, ma voglio accompagnarlo con un libro, che ho letto da poco e che mi pare possa esserle utile. Si tratta di: "Bianca come il latte, rossa come il sangue" di Alessandro D’Avenia.

diana catellaniNon ho mai conosciuto i miei nonni (maschi), entrambi portati via dalla spagnola; ho conosciuto però le mie nonne.
Una nonna Carolina, viveva nel paese vicino al mio e me la ricordo solo nel momento in cui, già molto anziana, è venuta per un periodo in casa nostra. Ricordo solo che allora verso sera l’ accompagnavo sulla strada a passeggiare un po’, ma la sua scomparsa non mi ha colpito molto: i nostri rapporti erano stati radi e poco profondi.
L’ altra, la nonna Marcellina, abitava accanto a noi, ma era sempre molto preoccupata per tanti problemi e per quel suo gran mal di testa che spesso le faceva dire: “So che morirò presto….”. Poi quel suo mal di testa sfociò in un ictus, cui sopravvisse in condizioni gravemente menomate e allora di lei ricordo le volte in cui si soffermava davanti allo specchio per salutare quella signora così gentile che vi vedeva riflessa.

diana catellaniE’ un momento piuttosto angosciante quello che stiamo vivendo.
Nella mia vita, che pure non è troppo breve, non credo di avere mai avuto sensazioni di precarietà, d’insicurezza e d’inquietudine tanto forti come in questi giorni.
Forse stiamo solo raccogliendo, noi paesi occidentali, il frutto avvelenato di guerre insensate, combattute con armi tanto intelligenti da produrre più morti tra i civili che tra i soldati del campo avverso, guerre combattute con l’ipocrisia di chi dice di voler difendere democrazia e diritti umani, per nascondere obiettivi economici molto meno nobili.

diana catellaniEra inverno e durante una riunione del gruppo culturale parrocchiale, del quale facevo parte da poco tempo, un’amica propose di preparare una mostra di vecchie fotografie, quelle che si trovano nei vecchi album o in qualche cassetto di ogni famiglia. L’idea era di restringere il campo al territorio della parrocchia, per dare modo ai giovani di conoscere modi di vivere ormai dimenticati e ai nuovi parrocchiani, quelli venuti ad abitare in zona recentemente, di accostarsi alla storia locale, per meglio comprendere l’oggi e favorire l’integrazione nel tessuto civile e sociale in cui si trovano a vivere.
La proposta non fu accolta all’unanimità, ma io e altri due ci schierammo per il sì.

diana catellaniAveva allevato cinque figli e due nipoti, aveva accudito per 16 anni la madre colpita da ictus, poi suo marito aveva cominciato a presentare segni evidenti di morbo di Alzheimer, malattia che lo portò poco dopo a rimanere incapace di camminare e ad aver bisogno di cure 24 ore su 24. Non si era mai persa d’animo e lo aveva accudito fino all’ultimo giorno, nonostante la sua età avanzata.

Rimasta sola a quasi 87 anni, si sentì smarrita: non aveva più nessuno cui dedicarsi. Che senso poteva mai avere ormai la sua vita? Tutto il coraggio e la forza di cui aveva sempre dato prova, svanirono e lei mostrò tutta la sua fragilità sia fisica che psicologica. Avrebbe voluto che uno di noi figli potesse trasferirsi da lei, ma questo non era possibile per nessuno ….Provò a stare un poco in casa dei figli che abitavano lì in paese, ma si sentiva a disagio e le mancava la sua casa. Si pensò allora a una badante.

diana catellaniQuando si entra in una struttura sanitaria si è necessariamente in uno stato di debolezza, di grande fragilità e si pretenderebbe di essere trattati con comprensione e rispetto, ma non è sempre così.
Potrei raccontare molte storie in proposito, ma mi limiterò a un paio di episodi.


Mio marito ha avuto un infarto a 47 anni e da allora ha dovuto spesso essere ricoverato per accertamenti, coronarografie con angioplastica, inserimento di pace-maker…. Sono così passati molti anni e a un certo punto arrivò anche il cancro a complicare ulteriormente la nostra vita, perciò ci fu l’operazione, la radioterapia , altre cure infinite, ……

diana catellaniNel periodo invernale abbondano le occasioni per vedere dei buoni film, non solo quelli in uscita, ma anche quelli, spesso molto interessanti, proposti dai vari cineforum.
E’ grazie a queste iniziative che ho avuto modo di vedere due film molto diversi tra loro, ma con un tema in comune di particolare attualità.


Il primo di questi film, di cui voglio parlare, è intitolato “London River” ed è di un regista algerino, R. Bouchareb. E’ ambientato in una Londra sconvolta da un attentato terroristico, nella quale due ragazzi, una inglese e uno africano, sono scomparsi e non danno più notizia di sé.

diana catellaniVicino alla casa in cui abitavo da piccola, c’ era un grosso casolare; lì abitava una famiglia composta da tre fratelli, di cui uno solo era sposato con figli, gli altri due erano scapoli o “put”, come si dice da noi.
Primo era leggermente claudicante e camminava aiutandosi con un bastone: forse da piccolo era stato colpito, come tanti bambini a quei tempi, dalla poliomielite. Aveva, nonostante ciò, un portamento elegante e modi signorili: sorriso sempre pronto e una parola gentile per tutti noi bambini. Parlava lentamente e non l’ ho mai visto arrabbiato, per questo io lo consideravo un uomo molto saggio. Nei momenti liberi si sedeva davanti alla porta di casa col cappello a coprirgli i radi capelli grigi e le mani appoggiate al bastone e salutava tutti quelli che passavano davanti alla casa.