Io e il computer di Diana Catellani

il blog di Diana Catellani

diana catellaniCome affrontare la malattia che si sa irreversibile quando si è avanti con gli anni?
Questa è la domanda su cui il libro di Philip Roth “Il patrimonio” (ed. Einaudi super ET)mi ha indotto a riflettere.
Philip Roth è un affermato scrittore americano di origine ebraica. In questo libro racconta una storia vera, autobiografica.

Philip viene a sapere che il padre, Herman Roth, ottantaseienne pieno di voglia di vivere e dal carattere forte, ha un tumore al cervello in uno stadio molto avanzato. E’ vero, qualche tempo prima aveva avuto un periodo in cui lamentava disturbi strani, ma poi erano passati e nessuno ci aveva più pensato (credo che in Italia non sarebbe accaduto!).

diana catellaniQuest’anno si sono celebrati i cento anni dall’ entrata dell’ Italia nella Grande Guerra.
Molte sono state le occasioni per ricordare quel triste avvenimento con il terribile strascico di morti e di dolore che ha portato con sé.
Come spesso è accaduto nella storia, una ristretta minoranza ha fatto delle scelte, le cui conseguenze poi sono ricadute su una maggioranza inconsapevole e incolpevole.

diana catellaniDa allora sono passati molti anni e sono andata parecchie altre volte a Londra a fare la nonna.L’aereo non mi emoziona più, ma se c’è bel tempo mi commuove sempre la vista delle Alpi innevate o delle navi che solcano il Canale della Manica;

mi organizzo al meglio per affrontare le lunghe attese negli aeroporti e non mi viene più la nausea a vedere il traffico che gira alla rovescia, ma mi fa sempre un certo effetto acquistare le patate o le zucchine in confezioni da due.

Fatico ancora a capire quali prodotti usare per le pulizie, mi trovo ancora in difficoltà con la tesserina con cui si accede ai mezzi di trasporto, perché spesso sbaglio a fare il “top-up”, cioè a toccare la macchinetta che registra l ingresso e l’uscita e detrae il costo delle corse effettuate.

diana catellaniMia figlia era partita qualche anno prima per un master di sei mesi e non era più tornata a casa se non per qualche breve periodo di vacanza. Una sera ricevo una telefonata: la sento angosciata …..quanto è brutto sentire il dolore uscire da una cornetta di telefono e non poterlo consolare se non con qualche misera parola.
Decido su due piedi: voglio partire il giorno dopo e fare quel viaggio che ho sempre rimandato per vari motivi. Mio figlio mi acquista il biglietto on line e il mattino dopo sono all’ aeroporto.

Avevamo finito di pranzare.
Io avevo aiutato a sparecchiare, ad asciugare le posate e a pulire i fornelli . Mia madre continuava a riordinare la cucina, mio padre era sulla poltrona pronto per schiacciare un pisolino; gli altri erano già usciti per andare al lavoro.

diana catellaniLa dislessia è un disturbo dell'apprendimento riconosciuto solo da pochi decenni.
Il dislessico è un bambino normalmente intelligente, o anche molto intelligente, che però fa fatica a imparare a leggere e continuerà a leggere in modo poco scorrevole, tanto da rendere difficoltosa la comprensione dei testi e quindi anche lo studio, con gravi ripercussioni sul percorso scolastico del bambino dislessico.

Come calcolare il danno che la mancata valorizzazione di tante intelligenze può portare alla società (il 5% della popolazione è affetto da dislessia)?

diana catellaniNella Genesi si legge : “Non è bene che l’uomo sia solo”….e Platone racconta il mito delle due metà che tendono a ricongiungersi…. Certo la solitudine è una condizione che solo alcuni scelgono, mentre molti sono costretti a subirla in alcuni periodi della loro esistenza.

A maggior ragione oggi, con i figli che si allontanano dalla famiglia di origine in cerca di lavoro.

diana catellaniQuasi trentacinque anni fa, nel giorno di S. Giovanni (24 giugno 1980) sono venuta con la mia famiglia ad abitare in quella che è stata, ed è tuttora, la nostra casa (era un periodo piovosissimo e abbiamo fatto quasi tutto il trasloco con una Peugeot familiare di cui non ricordo il modello....quanti viaggi con la macchina stracarica !!!).

Era una delle nove casette a schiera che sorgevano in una zona della città abbastanza vicina al centro; era circondata da prati e da un boschetto di robinie, che ora è scomparso per fare posto ad altre costruzioni.