diana catellaniSono andata al teatro Grassi di Milano, dove ho assistito insieme con alcuni amici dell'Università della Terza Età alla rappresentazione del lavoro teatrale "Mister Green" di Jeff Baron e interpretato da Massimo di Francovich e Maximilian Nisi.
Mister Green è un anziano ebreo rimasto vedovo da poco; la perdita recente della moglie l’ha gettato in uno stato di depressione infinita. Prima era lei, Ester, a occuparsi della casa, della cucina, della pulizia e lo faceva in modo impeccabile. Ester era la migliore delle mogli, sempre affiatatissima col marito, che continua a ripetere che loro non hanno mai avuto un litigio… Mister Green si è chiuso tra le pareti del suo appartamento in un palazzo di New York e ha troncato i rapporti col mondo. Esce solo raramente quando non ne può fare a meno. Ed è proprio durante una di queste sue uscite che un giorno, attraversando la strada, viene buttato a terra da un'automobile alla cui guida è il giovane Ross.

Per punirlo della sua guida poco prudente, il giudice condanna il ragazzo a visitare una volta la settimana Mister Green e a portargli aiuto. L'anziano però rifiuta a più riprese la mano tesagli, anche se non volontariamente, da Ross: lui è orgoglioso, non ha bisogno di nessuno lui, lui vive bene nella sua casa disordinata, chi pretende di intromettersi nella sua rancorosa solitudine?
Ma Ross DEVE continuare a fargli visita e per farsi accettare porta ogni volta del cibo acquistato nell’unico negozio di cui Mister Green si fida. A poco a poco il vecchio si addolcisce un po', soprattutto quando viene a sapere che anche il giovanotto è ebreo come lui e allora si lascia andare a qualche confidenza. Anche Ross ha modo di farsi conoscere meglio: ha un buon lavoro, vive da solo e si allena duramente per poter partecipare alla maratona. Ma proprio quando sembra che tra i due stia nascendo un rapporto di simpatia, ecco che Ross confessa di essere gay e di vivere la pena del rifiuto della sua famiglia per quella sua condizione.
Il vecchio rimane sconcertato: un ebreo non può essere gay, l'omosessualità è contro la religione , contro i comandamenti, contro natura...Mister Green si arrabbia moltissimo e in preda all'ira si lascia sfuggire che Ross è proprio come sua figlia!!!
Lui aveva sempre detto di non avere avuto figli... Sotto l'incalzare delle domande di Ross racconta che, sì, aveva una figlia di nome Rachele, ma per lui è morta quando ha voluto sposare un uomo non ebreo... Ross però ,tra la posta che mister Green non apre mai, trova delle lettere di Rachele indirizzate alla madre: nessuno l’ha avvertita della sua morte. Da quelle lettere si capisce bene che Ester, non aveva ubbidito al marito e non aveva troncato i rapporti con la figlia, ma aveva continuato a scriverle per anni, di nascosto dal marito così inutilmente testardo.
Questa scoperta induce Mister Green a rivedere le proprie idee e a riconoscere che i suoi pregiudizi hanno rovinato la vita di coloro che ha amato di più, così come i pregiudizi della gente stanno rovinando la vita di Ross e, con l’aiuto di quest’ultimo, riallaccia i rapporti con la figlia e coi nipoti.

Lo spettacolo vive sul dialogo tra i due protagonisti, la scena non cambia mai, non ci sono effetti speciali…null’altro che le parole recitate magistralmente e che creano momenti di divertimento, di commozione, di tensione…...
Mister Green incarna il simbolo della vecchiaia che si rinchiude in se stessa, che custodisce con testardaggine i propri pregiudizi, che si trincera dietro i ricordi idealizzati fino al punto di non vedere più la realtà e di rifiutare la vita che continua. Quello che più colpisce in lui è il fatto che pur essendo stato vittima e testimone di quali sofferenze i pregiudizi razziali abbiano provocato a lui e alla sua gente durante i pogrom nella Russia da cui proviene, nutre a sua volta tanti pregiudizi che vengono da una religione male interpretata, dalla pseudo-cultura del rifiuto del diverso.
Altro spunto di riflessione può essere il modo di affrontare la solitudine, situazione che prima o poi ci si può trovare ad affrontare. Si può fare come Mister Green e inselvatichirsi rifiutando il contatto con gli altri, pieni di diffidenza e di rancore, ma si può anche cercare di approfittare della libertà che la solitudine regala per rendersi prossimo a chi vive difficoltà anche peggiori delle proprie.
Una considerazione merita anche il modo di intendere il matrimonio perfetto; secondo Mister Green il suo lo era stato: cinquantanove anni insieme con la sua Ester senza mai un litigio…. Ma Ester, vista la testardaggine infinita del marito, non poteva discutere con lui, non poteva dirgli che lei amava troppo la figlia per troncare i rapporti con lei. Ester doveva nascondere le lettere della figlia e risponderle senza che il marito se ne accorgesse. E questo non mi pare un matrimonio perfetto. Meglio litigare e arrivare a un compromesso accettabile da entrambi piuttosto che vivere nella menzogna.
Cosa dire poi dell’omosessualità? E’ una condizione di vita che nessuno sceglie, ma a cui ci si deve adeguare dolorosamente, superando i pregiudizi della società e anche il proprio disagio, a volte anche ingiustificati sensi di colpa. Ognuno ha diritto di essere se stesso e di vivere serenamente la propria vita, libero di amare chi corrisponde al suo amore.

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