I vecchi e il medico di Rosanna Vagge

il blog di Rosanna Vagge

rosanna vaggeIl 22 ottobre 2015 la maratona “Arco della vita”, dopo ben 5 anni dalla partenza, era giunta al primo spugnaggio al Km 7,5. Era stato difficile arrivarci, gli ultimi chilometri li avevamo percorsi a zig zag e a testa bassa, con passo strisciato per via della formazione obbligatoria del personale di assistenza geriatrica, imposta dalla normativa vigente.
Il risultato era stato epocale: gli operatori di Casa Morando non in possesso del titolo di OSS se ne erano andati preferendo altre soluzioni lavorative e la formazione “Arco della vita”, caposaldo del nostro progetto, sulla quale tanto avevamo investito, si era dispersa per la città.

rosanna vagge“[…]Le malattie devono essere combattute, debellate, sconfitte.
Occorre difendersi dall’attacco degli agenti patogeni allertando le barriere immunitarie.
Esistono organi bersaglio, cellule bombardate, eserciti di globuli bianchi, invasioni batteriche, batteri Killer, terapie d’urto.
Cellule il cui ruolo difensivo non è ancora chiarito vengono chiamate null-cell (nulle, codarde).
Porzioni di DNA che non hanno svelato alla tecnocrazia il loro compito sono etichettate non-sense.
Evidentemente la medicina, malgrado il suo pesante corredo tecnologico, non è ancora completamente uscita dalla fase originaria e arcaica, essenzialmente magica e sacrale, religiosa e rituale.

rosanna vaggeCari lettori, sto per raccontarvi una storia triste, di quelle che fanno male al cuore e lasciano l’amaro in bocca per cui, se non vi sentite, potete evitare di leggerla.
E’ triste in quanto l’epilogo avrebbe potuto essere completamente diverso se noi medici, massimi esponenti tra i professionisti della cura, i soli deputati a fare diagnosi, non avessimo peccato di superficialità, arroganza e persino maldicenza, più ancora che di incompetenza.
Una morte evitabile, se solo fossimo stati in grado di ascoltare col cuore le parole della madre, che lo conosceva bene e sapeva che aveva un brutto carattere ma da mesi era cambiato, in peggio, non le faceva far vita e tutto era successo dopo una maledetta crisi epilettica recidivata dopo 10 anni dall’intervento di idrocefalo.

rosanna vaggeCreatività, intelligenza e spirito critico sono considerate caratteristiche tipiche del modo di essere italiani, ma quando si parla di classifiche che riguardano innovazione e imprenditorialità, per il valore che possono avere, gli italiani risultano il fanalino di coda di tutta l’Europa.
A noi piace fare il “copia- incolla”, alla faccia delle nostre doti naturali e incuranti del detto “Paese che vai, usanze che trovi”. D’altra parte, un altro ben noto proverbio sostiene che ”Tutto il mondo è paese”, quindi perché non provare ad adottare, anche in Italia, modelli di assistenza e cura ai malati di demenza, come quello realizzato in Olanda, a Weesp, il cui nome, impronunciabile, è ”De Hogewyek”?

rosanna vaggePoche settimane fa sono stata invitata dal servizio geriatrico dell’ASL, a compilare, entro la metà del mese di gennaio, un elenco dei “pazienti con diagnosi di demenza” presenti nella residenza protetta di cui sono responsabile sanitario. Per semplificare la compilazione dell’elenco veniva allegata una tabella in cui dovevano essere riportati i dati anagrafici (nome, cognome ed età), la diagnosi di demenza, il punteggio della scheda AGED(Assessment of Geriatric Disability), il punteggio del MMSE (Mini Mental State Examination), la presenza o meno di disturbi comportamentali e, in ultimo, doveva essere segnalata la difficoltà gestionale per tali disturbi. Veniva inoltre raccomandato di “specificare a lato il tipo di contenzioni utilizzate ed eventuali altre specifiche ritenute utili per la lettura dei dati”.

rosanna vaggeEugenia, per gli amici Gina, è una bella signora di 91 anni, compiuti a febbraio, che convive da sempre con Andreino, il suo unico figlio. Vedova, dopo una vita passata a lavorare e ad accudire il marito sopravvissuto per oltre 40 anni ad un ictus invalidante che lo aveva colpito in giovanissima età, ha proseguito col prendersi cura del figlio, costretto ad assumere farmaci antiepilettici dopo un intervento neurochirurgico per idrocefalo normoteso.
Andreino, che ora ha 64 anni, ha parecchi altri acciacchi: l’orticaria gigante, le coliche renali, lombalgie e dolori vari alle ossa e articolazioni, disturbi non particolarmente gravi dal punto di vista prognostico, ma piuttosto invalidanti sul piano funzionale e, cosa non da poco ad esordio inaspettato e imprevedibile.

rosanna vagge“Che cos’è per te la dignità?” Chiesi a bruciapelo a Maria nel bel mezzo di un incontro dedicato agli anziani.
Seguì un bisbiglio dei partecipanti, sei o sette, non di più, che si interrogavano del perché avessi rivolto una domanda tanto impegnativa proprio a Maria, che se ne stava zitta zitta seduta su una sedia, apparentemente indifferente a tutto ciò che le era attorno. Mi accucciai accanto a lei e insistetti: “Maria, come definiresti la dignità? Con parole tue, in modo semplice”. Fece una strana smorfia con la bocca, arricciando il mento, accompagnata da un gesticolare goffo delle mani e pronunciò queste parole, scandendo bene sillaba per sillaba come sanno fare solo i sardi: “E’ difficile da dire … ma … è una cosa pulita … molto pulita”.
Nessuno di noi si aspettava una risposta del genere, qualcuno mormorò brava, qualcun altro disse che la risposta era molto bella ed io mi emozionai e sentii, come spesso mi accade, i brividi lungo la schiena.

rosanna vagge“E’ la mia borsetta, ho dentro le mie cose!” risponde disperata Silvia ad un solerte operatore che le annuncia che è arrivata l’ora del pranzo e che è il caso di sistemarsi in modo corretto alla tavola già apparecchiata.
Insomma, tenere la borsa in grembo mentre si mangia, tanto più a 98 anni compiuti, è certamente d’impiccio, e poi chi mai potrebbe rubarla in una casa di riposo?
Semplice e logico posizionarla accanto alla sedia o appenderla allo schienale.
E invece no. La centenaria non la molla, la nasconde nell’incavo prodotto dalla sua schiena curva difendendola ai lati con entrambe le braccia e avvinghiandosi alla tracolla con le mani rattrappite ma forti.