I vecchi e il medico di Rosanna Vagge

il blog di Rosanna Vagge

E' tutto il giorno che mi frullano in testa queste parole: fattori umani. Ma che cosa sono? Mi chiedo?

Sono molti anni che non vado in ferie e mi limito a partire per qualche maratona in giro per l'Italia, rimanendo fuori casa per non più di due giorni. La data di solito non me la dimentico, tra iscrizione, partenza, rientro e ripresa della routine quotidiana. Ma ricordo che quando il periodo di vacanza era di una lunghezza tale da meritarsi questo nome, fin dall'inizio perdevo la cognizione del tempo , del giorno della settimana, persino delle ore della giornata, cognizione che ricompariva con tutta la sua potenza e crudeltà qualche giorno prima del rientro al lavoro.
Il mio pensiero va, ancora una volta, al Mini Mental State Examination.

Silvia è una allegra e vivace vecchietta del 1916 che vive in casa di riposo da oltre 14 anni.
Il suo stile di vita sembra essere refrattario allo scorrere del tempo, con tutti gli acciacchi che si porta dietro, e pure ben poco condizionato dagli stati patologici.

Carlo Stefano: un nome importante, altisonante, sproporzionato rispetto alle sembianze corporee che aveva assunto dopo anni di malattia; piccolo, magro, volto scavato, occhi increduli.

L'ho conosciuto così, in un letto di una struttura per anziani, dove era stato inserito per l'incapacità di adattarsi ad un apparecchio protesico che gli avrebbe permesso di camminare, nonostante un piede reso deforme e impotente dalla sindrome di Guillian Barrè.

rosanna-vaggeEugenia lavora in una struttura per anziani, quelle chiamate residenze protette ( RP) che possono svolgere anche il ruolo di residenze sanitarie assistenziali (RSA) di mantenimento (a vita) e sta frequentando, come previsto dalla normativa, un corso di formazione per operatori socio-sanitari. E'arrivata finalmente alla tesi finale.

rosanna-vaggeGladys è un'anziana, ma non troppo, alla quale è stata messa l'etichetta di Alzheimer.

E' itinerante e aggressiva, con tutti, impossibile gestirla al proprio domicilio: urla, si dispera, si ribella, cade, si fa male, nonostante le cure prescritte dagli specialisti, compreso quelle "speciali" per la malattia di Alzheimer. E' necessario, anzi indispensabile inserirla in una casa di riposo. E così è, quindi ... contenzioni, cintura al letto, farmaci, farmaci, sempre più farmaci .... Poi l'accreditamento e il trasferimento nella struttura dove lavoro.

Ecco una piccola testimonianza fotografica  che "osare si può (e si deve)".

Silvia è nata nel 1916 ed è la protagonista di "C'è qualcosa che non capisco" e "Incomincio a capire".

manifesto quartet-2"Ho visto in aereo il film Quartet , ma, purtroppo, mi manca il finale. Bello! E'ambientato in una casa di riposo. Devo rivederlo tutto, questa volta!". Così ha esordito la giovane collega Elisabetta di ritorno da un viaggio all'estero. Il suo entusiasmo e la mia curiosità sono stati sufficienti a reperire il film in videocassetta e trovare il tempo per proiettarlo nel salone di Casa Morando alla presenza degli ospiti, per lo più centenari o quasi, che vi risiedono.