I vecchi e il medico di Rosanna Vagge

il blog di Rosanna Vagge

Ecco una piccola testimonianza fotografica  che "osare si può (e si deve)".

Silvia è nata nel 1916 ed è la protagonista di "C'è qualcosa che non capisco" e "Incomincio a capire".

manifesto quartet-2"Ho visto in aereo il film Quartet , ma, purtroppo, mi manca il finale. Bello! E'ambientato in una casa di riposo. Devo rivederlo tutto, questa volta!". Così ha esordito la giovane collega Elisabetta di ritorno da un viaggio all'estero. Il suo entusiasmo e la mia curiosità sono stati sufficienti a reperire il film in videocassetta e trovare il tempo per proiettarlo nel salone di Casa Morando alla presenza degli ospiti, per lo più centenari o quasi, che vi risiedono.

Prima o poi poteva succedere, a 96 anni, e così è avvenuto: Silvia si è rotta una gamba senza apparenti traumi, in termini più appropriati ha avuto una frattura spontanea del femore destro.
Quando l'ho vista in quel letto della camera doppia della traumatologia d'urgenza, mi ha fatto una grande tenerezza. Era sveglia e scrutava l'ambiente intorno a sé con sguardo curioso, mezza nuda , il pannolone maleodorante e zuppo, che aveva accuratamente slacciato senza però riuscire a sfilarselo, le lenzuola stropicciate e accartocciate in fondo al letto che denunciavano, senza ombra di dubbio, la battaglia che doveva essere avvenuta durante la notte.

Maria è relativamente giovane, ha solo 74 anni, ma la vita non le ha concesso molti spazi.

E’ successo anni fa, ma ricordo ogni attimo di uno strano episodio su cui mi sono interrogata a lungo. Ancora oggi non ne vengo a capo, ma, di una cosa solo sono certa, che la medicina non trionferà mai sull’umanità. Ora ve lo racconto.

Navigando su internet  mi impatto su di una frase che mi induce a riflettere sul  senso delle parole: ”Come prevenire le complicanze dell’invecchiamento”.

“Curare la cura”: mi piace …. ma come si fa? E se si trovasse  il modo di stilare una sorta di protocollo, di algoritmo  per curare la cura… come si fa a divulgarlo, a insegnarlo, affinché tutti possano trarne  beneficio?

Lo chiamerò Ubaldo,  attribuendo, per la prima  volta, un nome di fantasia, perché la storia che sto per raccontare  è una storia vera ed è una di quelle che fanno male, che sollevano pensieri scottanti, che  mettono per così dire il dito nella piaga.