I vecchi e il medico di Rosanna Vagge

il blog di Rosanna Vagge

Carlo Stefano: un nome importante, altisonante, sproporzionato rispetto alle sembianze corporee che aveva assunto dopo anni di malattia; piccolo, magro, volto scavato, occhi increduli.

L'ho conosciuto così, in un letto di una struttura per anziani, dove era stato inserito per l'incapacità di adattarsi ad un apparecchio protesico che gli avrebbe permesso di camminare, nonostante un piede reso deforme e impotente dalla sindrome di Guillian Barrè.

rosanna-vaggeEugenia lavora in una struttura per anziani, quelle chiamate residenze protette ( RP) che possono svolgere anche il ruolo di residenze sanitarie assistenziali (RSA) di mantenimento (a vita) e sta frequentando, come previsto dalla normativa, un corso di formazione per operatori socio-sanitari. E'arrivata finalmente alla tesi finale.

rosanna-vaggeGladys è un'anziana, ma non troppo, alla quale è stata messa l'etichetta di Alzheimer.

E' itinerante e aggressiva, con tutti, impossibile gestirla al proprio domicilio: urla, si dispera, si ribella, cade, si fa male, nonostante le cure prescritte dagli specialisti, compreso quelle "speciali" per la malattia di Alzheimer. E' necessario, anzi indispensabile inserirla in una casa di riposo. E così è, quindi ... contenzioni, cintura al letto, farmaci, farmaci, sempre più farmaci .... Poi l'accreditamento e il trasferimento nella struttura dove lavoro.

Ecco una piccola testimonianza fotografica  che "osare si può (e si deve)".

Silvia è nata nel 1916 ed è la protagonista di "C'è qualcosa che non capisco" e "Incomincio a capire".

manifesto quartet-2"Ho visto in aereo il film Quartet , ma, purtroppo, mi manca il finale. Bello! E'ambientato in una casa di riposo. Devo rivederlo tutto, questa volta!". Così ha esordito la giovane collega Elisabetta di ritorno da un viaggio all'estero. Il suo entusiasmo e la mia curiosità sono stati sufficienti a reperire il film in videocassetta e trovare il tempo per proiettarlo nel salone di Casa Morando alla presenza degli ospiti, per lo più centenari o quasi, che vi risiedono.

Prima o poi poteva succedere, a 96 anni, e così è avvenuto: Silvia si è rotta una gamba senza apparenti traumi, in termini più appropriati ha avuto una frattura spontanea del femore destro.
Quando l'ho vista in quel letto della camera doppia della traumatologia d'urgenza, mi ha fatto una grande tenerezza. Era sveglia e scrutava l'ambiente intorno a sé con sguardo curioso, mezza nuda , il pannolone maleodorante e zuppo, che aveva accuratamente slacciato senza però riuscire a sfilarselo, le lenzuola stropicciate e accartocciate in fondo al letto che denunciavano, senza ombra di dubbio, la battaglia che doveva essere avvenuta durante la notte.

Maria è relativamente giovane, ha solo 74 anni, ma la vita non le ha concesso molti spazi.

E’ successo anni fa, ma ricordo ogni attimo di uno strano episodio su cui mi sono interrogata a lungo. Ancora oggi non ne vengo a capo, ma, di una cosa solo sono certa, che la medicina non trionferà mai sull’umanità. Ora ve lo racconto.