I vecchi e il medico di Rosanna Vagge

il blog di Rosanna Vagge

rosanna vaggeMi riferisco a quel gioco in cui bisogna incastrare tra loro i pezzi di cartoncino di piccole dimensioni fino a risalire all’immagine originale rappresentata nel coperchio della confezione: il puzzle. Esistono puzzle di piccole dimensioni, con poche decine di pezzi e puzzle giganteschi in cui il numero di pezzi può arrivare a 32.256, come cita Wikipedia. Veri e propri rompicapi.
Il puzzle del corpo umano di quanti pezzi sarà composto?
E il puzzle della mente ? E come si incastrano tra loro ? Mi chiedo, perplessa.
Così, a occhio, mi verrebbe da dire che i pezzi sono tanti e che troppo facile sarebbe che corrispondessero al numero di organi presenti nel corpo umano comprese anche le singole ossa. Nel caso ci fermeremmo a poche centinaia. E se fossero tanti quante le singole cellule ? Una stima riferita a un maschio adulto giovane di media altezza e peso intorno ai 70 chili, parla di 100 mila miliardi di cellule. No, troppo, non complichiamo le cose.

rosanna vaggeHo iniziato a vivere in pianta stabile nel Tigullio orientale dall’ottobre del 1980, avendo ottenuto un trasferimento dal reparto di Nefrologia del San Martino a quello di Emodialisi dell’USL 18 che a quei tempi era ubicato nell’Ospedale di Lavagna. Con al seguito mio figlio di 13 mesi, un gatto di nome Pink e saltuariamente il mio primo marito che lavorava a Genova, dal quale di lì a poco mi separai.
Conoscevo Cavi di Lavagna, essendoci stata più volte durante le vacanze estive, ma le mie relazioni non andavano oltre a quelle tenute con i gestori dei bagni o di qualche pizzeria o campo da tennis.

rosanna vaggeMaria è una signora sarda di 85 anni, minuta, di bassa statura, con occhi profondi capaci di scrutarti al punto di metterti in imbarazzo; il suo sguardo è attento, si direbbe impossibile coglierla di sorpresa o in fallo per qualunque piccola malefatta; il suo sorriso, spesso appena accennato, è misterioso quanto il suo volto, vivace, contornato da capelli bianchi, lisci che scendono a caschetto fino a coprirle le orecchie. Non dice mai cose a sproposito, ci pensa bene e le scandisce con il tipico accento che caratterizza i nativi della nostra bella isola. Eppure Maria è da tempo affetta da demenza, su base vascolare, almeno così citano i referti medici, e tre anni fa, per l’impossibilità da parte dei familiari di offrirle un’adeguata assistenza a casa, è entrata in un istituto ad hoc, precisamente una residenza sanitaria assistenziale, dove è vissuta fino a 20 giorni fa.

rosanna vagge“Ma cosa dici, mamma!?”continuava a ripetere Elena alla madre ogni qual volta si recava a farle visita nella RSA. Maria la guardava incredula, con aria di sfida, fiera dell’abbigliamento che aveva accuratamente scelto per accogliere il marito che avrebbe fatto rientro a casa di lì a poco, truccata in viso in modo generoso rispetto all’età e soprattutto all’ambiente anonimo in cui era ospitata mentre Elena proseguiva scrollando la testa con voce sommessa e supplicante: “Il papà, tuo marito è morto tre anni fa, ti prego!”.

rosanna vaggeSono entrata in quella stanza piena di fiducia. Mio cugino mi aveva detto che aveva ripreso a mangiare, seppur in minime quantità ed era riuscita a fare qualche passo aiutata dal fisioterapista. Sapevo che era molto debilitata per l’incessante vomito che l’aveva torturata per giorni e giorni, ma sapevo anche che era stata reidratata e alimentata per flebo durante il ricovero all’Istituto tumori in cui era stato diagnosticato un cancro al pancreas metastatizzato a pressoché tutto il fegato. Una situazione irreparabile a qualunque età, figurati a 93 anni. Con sorprendente solerzia dall’IST era stata trasferita nell’Hospice-Cure palliative dell’Ospedale più grande della sua città. Ma lei, la zia Germana, era convinta di essere in una struttura riabilitativa.

rosanna vaggeimage 19 03 16 06 37 2Cosa vuol dire essere felici? Si può essere felici anche se si hanno preoccupazioni, poca salute o addirittura si è affetti da demenza? Queste
domande mi frullano in testa da parecchi giorni e credo di conoscerne il motivo che vi racconto volentieri: circa una settimana fa ho provato una emozione che non ricordavo di aver provato da tempo ed in cuor mio ho pensato che si trattasse di felicità.

rosanna vaggeDire che sono rimasta esterrefatta è poco. Proprio così. Eppure ho letto e riletto più volte le norme che definiscono i compiti dell’Operatore Socio Sanitario. E non da sola, ma insieme alla Direttrice, considerato che quattr’occhi vedono meglio di due.
La recente normativa regionale ha reso obbligatorio che nelle residenze protette e RSA, pubbliche o private, certificate o convenzionate che siano, operino, oltre infermieri, medici, fisioterapisti e animatori, esclusivamente persone diplomate OSS (operatore socio sanitario) altrimenti gli organi ispettivi applicano le sanzioni.

rosanna vaggeVi voglio raccontare la storia di Ferdinando, ex finanziere di 85 anni, persona per bene con alle spalle una onesta e impegnata vita lavorativa e famigliare, ma ora, purtroppo, con una salute zoppicante per problemi circolatori, un pregresso infarto miocardico con esiti e altre discrete magagne che lo costringevano ad una vita morigerata e all’assunzione quotidiana di un discreto numero di farmaci.

Ma Ferdinando era ben assistito dalla moglie, Anna che, seppur più anziana di qualche anno, era ancora molto attiva e sapeva condurre mirabilmente sia il marito che la casa. Poi c’erano i due figli con le loro famiglie che contribuivano ad aiutarli, qualora ci fosse stato bisogno del loro intervento.