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Lisa
Orlando

Voci dalla rete

Perlungavita.it diventa grande, si fa nuovi amici, li accoglie in casa propria, li ringrazia per aver accettato l’ invito a costruire una preziosa rete di persone che guardano alla vecchiaia in modo positivo. Tutte le persone che fanno parte di queste “Voci” hanno già scritto per PLV dalla loro finestra aperta.

  • Ivano Baldini, presidente dell’Associazione AlzheimER Emilia Romagna, ha già raccontato, oltre alla sua vita, cosa è, cosa fa questa organizzazione. Su PLV ci farà conoscere esperienze nuove promosse dai familiari.
  • Diana Catellani ha accettato di aprire un altro suo blog, oltre a quello personale “nonnaonline” per raccontare il suo percorso con gli strumenti digitali, tra ostacoli e soddisfazioni.
  • Rita Rambelli è stata l’apripista, per testimoniare che gli anni sono una convenzione anagrafica, ma che si può andare “ Oltre l’età” per continuare ad essere curiosi del mondo.
  • Rosanna Vagge, anche lei già collaboratrice, medico e amante della scrittura , racconta le sue esperienze e la sua vita accanto ai vecchi delle residenze protette, ma non solo. In questa piacevole compagnia continuo le mie riflessioni sulla qualità della cura nei servizi, parlando di assistenza domiciliare.
  • Lisa Orlando, architetto, con una tesi sulla casa  idonea per gli anziani con l'Alzheimer, amante della lettura della montagna, ma anche della gioia dello scrivere: poesie, articoli, libri.Nel frattempo ha ottenuto un master in Comunicazione.
  • Ida Accorsi, insegnante di asilo nido in pensione, appassionata di Gianni Rodari e di confronti intergenerazionali coltiva i suoi interessi con l'aiuto del web.

diana catellaniCinquecentonovemila studenti hanno appena appreso quali sono gli argomenti su cui devono cimentarsi per la prova di italiano e su cui si deciderà se sono meritevoli di conseguire il loro diploma di maturità. Questo mi spinge a ritornare indietro nel tempo a quando anch’io ero china su quei banchi.....
È passato oltre mezzo secolo, ma certo non ho dimenticato le alzatacce alle cinque del mattino per ripassare gli ultimi argomenti di storia, matematica, storia dell’arte, filosofia.....(allora si veniva interrogati su tutte le materie). Ma come ero arrivata a sostenere quell’esame, io che ero l’ultima di cinque figli e per giunta femmina?

rita rambelliÈ in pensione e guadagna 1.600 euro al mese come ha dichiarato un signore durante un'intervista al Corriere della sera tempo fa, ma con quei soldi aiuta anche i figli di 31 e 32 anni che vivono con lui: «lavorano part time in un call center, quindi per le statistiche non sono disoccupati. Ma in casa riescono a campare, fuori, da soli, non ce la fanno...».
E’ una verità che spesso con i soldi della pensione in Italia ci vivono anche figli e nipoti, perché il lavoro per i giovani non si trova, gli asili dove lasciare i bambini nemmeno. Ed ecco che i nonni diventano factotum indispensabili.

ida accorsiCi sono due modi di vivere il tempo; due modi che difficilmente si parlano. Un tempo lento in cui però ogni istante acquista il suo significato e il suo senso e un tempo veloce in cui si è sempre in attesa di quello che avverrà dopo e tutto sfugge ai nostri occhi, in cui ci perdiamo il bello che scorre davanti a noi, siamo disattenti a ciò che ci capita intorno, alle persone, alle relazioni.
Alla lentezza come forme di ribellione è dedicata questa nota, perché:
"Ci vuole il tempo che ci vuole".

diana catellaniEra l’ottobre del 1969.
Avevo alle spalle solo pochi giorni di supplenza, quando, avendo vinto il concorso magistrale in provincia di Reggio Emilia, fui mandata a Cavola di Toano.
Mio fratello Vincenzo mi aveva prestato i soldi per comprarmi la 500 per poter raggiungere la sede che mi era stata assegnata. Cavola era allora un piccolissimo borgo di montagna, fatto di poche case strette intorno a una chiesetta, a un ufficio postale, a una piccola scuola, a una macelleria aperta solo qualche ora alla settimana e a un negozio che vendeva un po’ di tutto.

rita rambelliRutger C. Bregman (nato nel 1988) è un giovanissimo storico e autore olandese che ha pubblicato quattro libri di storia, filosofia ed economia, tra cui l’ “Utopia del Realismo: come possiamo costruire il mondo ideale” , che è stato tradotto in venti lingue. L'edizione olandese di Utopia for Realists è diventata un bestseller nazionale e ha scatenato un movimento di base che ha fatto notizia internazionale. Il suo lavoro è apparso su The Washington Post e The Guardian e The BBC.
“ Vorrei iniziare con una domanda semplice: perché i ceti svantaggiati prendono spesso decisioni svantaggiose? Lo so, è difficile rispondere: ma diamo un’occhiata ai dati. I poveri fanno più debiti, risparmiano meno, fumano di più, bevono di più, fanno meno esercizio e mangiano peggio. Perché?”

rosanna vaggeIn famiglia, negli anni della mia fanciullezza, i proverbi, i modi di dire, le metafore erano all’ordine del giorno.
Nonna Rosina diceva spesso “E’ proprio vero che come si nasce si muore” riferendosi alla difficoltà che ognuno di noi ha di cambiare carattere. Era convinta, cioè, che se uno nasceva con qualche caratteristica, nel bene e nel male, se la portasse dietro fino alla morte. Di tanto in tanto, diceva anche “Il buongiorno si vede dal mattino”, attribuendo a questa frase un significato analogo alla precedente. Quando si rivolgeva a noi tre nipoti, di cui io ero la maggiore, enunciando detti di tal fatta, l’espressione del suo volto diventava arcigna, ma sotto sotto era possibile intravedere una certa benevolenza, oltre alla convinzione che non avrebbe smesso di provare a “raddrizzare le zampe ai grilli”.

ida accorsiVedo un bambino. E' piccolo.
Ce l'avrà almeno un pensiero?
Sorpresa! Guardate voi stessi:
sta pensando il mondo intero.
("Filastrocche per tutto l'anno")
« Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: - Buon viaggio! »
(Il giovane gambero, "Favole al telefono")

rosanna vagge“IL VECCHIETTO DOVE LO METTO?” leggo su una locandina del settimanale “Il Levante” di ritorno dal consueto allenamento di corsa. Incomincia ad albeggiare ed io sono sola, avendo già salutato le restanti componenti di quella combriccola, capace di alzarsi alle 5 del mattino, quasi tutti i giorni, e di condividere fatiche e pazzia.
Mi fermo all’istante, anzi mi paralizzo. La stessa domanda ce la ponevamo spesso, anni fa, quando lavoravo in pronto soccorso e vi era la cronica carenza di posti letto a disposizione nei reparti di degenza. Per fortuna, oserei dire, i vecchietti ne avevano di tutte un po’, di patologie, per cui potevano essere ricoverati, quasi indifferentemente, in medicina o in neurologia o in pneumologia o in chirurgia generale, purché si avesse l’accortezza, per evitare ripercussioni “primariali”, di sottolineare alla voce “ ipotesi diagnostica” la malattia più consona al reparto prescelto. Le donne, per fortuna in maggioranza, avevano una chance in più degli uomini, perché, alla disperata, potevano essere collocate in Ginecologia, mentre il reparto di Urologia era dotato di un numero molto ridotto di posti letto.

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