Renato Zangheri - storico,politico, ex sindaco di Bologna.

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E’ una domanda a 360 gradi rivolta allo storico, al politico e all’amministratore: come sta vivendo questa realtà sociale e politica, con le sue tre diverse chiavi di lettura?

Sono chiavi di lettura diverse, ma fino ad un certo punto, oltre il quale si incontrano e si intrecciano le linee aprendo nuovi campi di indagine.  La realtà è in grande movimento e trasformazione, si tratta di interpretarla correttamente, al di fuori degli schemi, e in questo compito sarà decisivo il contributo dei giovani sul terreno pratico e  su quello teorico, nella riflessione e nella concretezza della vita. Al tempo della globalizzazione in questo processo di comparazione e di convergenza delle conoscenze non c’è nulla di inevitabile e di scontato.

Lei a 65 anni si ritirò dalla vita politica attiva e ritornò all’Università, prima a Bologna poi a San Marino. E’ l’età media della classe dirigente attuale, in parte anche nel suo partito. Un rinnovamento della politica sarebbe favorito anche da ricambi generazionali nelle diverse cariche?

Certamente, almeno in buona parte. Sui giovani e sul ruolo dei giovani si dice molto ma si fa poco. Perché? Forse per paura del nuovo più che per difficoltà di comunicazione, che oggi vengono superate più facilmente che in passato.

Eppure le disuguaglianze crescono, fra i generi, le classi, i redditi, le culture. E’ questo il progresso? L’ambiente è preso d’assalto come mai era avvenuto, le contraddizioni aumentano. Sono questi i caratteri salienti della modernità? Ai giovani soprattutto deve spettare la risposta.

Se fosse chiamato a tracciare un progetto per il futuro del nostro paese, mi indichi le tre priorità che sottolineerebbe?

Un simile progetto dovrebbe scaturire da un lavoro collettivo, condotto su larghissima scala, legato saldamente alla realtà. Le priorità? L’ambiente, la pace fra i popoli, pena la scomparsa dell’umanità, la lotta alla fame, questa vergogna del nostro tempo. Organizzazioni mondiali adeguate. Come vede c’è molto da fare. Voglio dire che se si vuol vedere esistono gli occhiali e sono esistiti in molti casi. I cambiamenti in corso sono immensi e si svolgono sotto i nostri occhi.

Quali sono invece i tre passaggi della sua vita pubblica che ritiene fondamentali, nel bene e nel male?

Non c’è veramente niente di fondamentale, nel bene e nel male, almeno per me.

Tuttavia se dovessi riassumere, cosa molto difficile, le mie esperienze, comincerei dall’insegnamento universitario, così ricco di stimoli e di scoperte, ma ancor più immergendomi nella amministrazione di una città ho potuto capire  infiniti elementi anche di educazione morale; e in ogni campo, una aspirazione alla giustizia, pure in strade che si sono dimostrate non tutte di successo.

Abbiamo adottato il tre come numero perfetto e lo manteniamo nella domanda finale che rivolgo a tutti. Quali sono le tre convinzioni positive o negative che lei ha maturato a questo punto della sua vita?

Il rispetto della vita, l’amore per il prossimo, la superiorità del dubbio.