Giovanna Marturano - partigiana e antifascista

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Innanzitutto tanti auguri, anche  se un po’ in ritardo, per i suoi splendidi cento anni. Possiamo dire vissuti intensamente? Mi indichi lei quale è stato il filo conduttore e  i valori che l’hanno sempre accompagnata?

Innanzitutto la ringrazio per i suoi auguri che mi fanno molto piacere. Certo ho vissuto e vivo intensamente la mia vita perché per me gli ideali per i quali lotto:

 la libertà, la giustizia, la pace e la parità dei diritti sono stati e sono essenziali per vivere.

Nelle sue interviste e nei suoi discorsi dice sempre che in fondo lei e la sua famiglia avete fatto “cose normali” e che altri hanno sofferto di più. Leggendo la sua biografia si può dire che è una normalità “eccelsa”. Lei dice anche che la lotta è quella di tutti i giorni.

Oggi per cosa occorre lottare quotidianamente?

Per noi, io e i miei fratelli, fu naturale e inevitabile decidere di lottare contro il fascismo dopo aver visto di persona, da piccoli, cosa fosse nella realtà il fascismo e capimmo che era necessario lottare per difendere le cose più importanti e necessarie per vivere. Del resto il titolo della prima edizione del mio libro “Storia di una famiglia comune” mi fu suggerito da un gruppo di giovani ai quali l’editore l’aveva fatto leggere prima della sua pubblicazione. Io sono stata una modesta partigiana di città, rischiando coscientemente, come tutti i partigiani, la libertà e la vita ogni giorno. Ma molti hanno fatto cose più audaci e alcuni hanno imbracciato le armi, sofferto atroci torture, anni di galera e alcuni hanno perso anche la vita. Certo, io sono stata sempre convinta che non basta partecipare solo agli anniversari, ma è necessario ancora adesso lottare quotidianamente per difendere la libertà, la giustizia, il diritto allo studio e al lavoro, la pace e la parità dei diritti ed ancora contro il razzismo, la violenza e soprattutto orientare i giovani e dar loro fiducia nell’importanza e l’efficacia della lotta democratica.

Leggendo la sua biografia ho visto che lei si era iscritta ad Architettura, scelta abbastanza insolita  per una donna a quell’epoca. Perché  l’aveva fatto? Se oggi potesse/ volesse lo rifarebbe?

Solo per merito di mia madre, mia sorella ed io avevamo fatto gli studi superiori. Da secoli le donne erano considerate esseri inferiori dalle leggi, dalla religione e persino dalla scienza che affermava che le donne nascevano con una testa più piccola degli uomini e quindi con un cervello più piccolo che non permetteva loro di fare e capire certe cose, per cui non potevano frequentare certe facoltà universitarie, come Ingegneria, Matematica, Medicina, Scienza, Filosofia). Da poco era stata aperta alle donne la facoltà di Architettura e io volli approfittare subito di questo avanzamento e anche perché era l’unica facoltà che andasse incontro alle mie capacità artistiche. Certo questa scelta era abbastanza insolita per quel tempo, tanto che nel mio corso eravamo solo quattro donne e ogni anno ne perdevamo una, tanto che al terzo anno ero rimasta solo io, ma a metà anno anche io dovetti lasciare perché il babbo, dovendo risparmiare, lo fece sugli studi di noi figlie femmine, tanto, ci disse, ci saremmo sposate, avremmo avuto dei figli e a cosa sarebbe servita tanta cultura, anzi ci avrebbe reso più difficile trovare marito, perché gli uomini preferivano delle moglie non troppo colte. Certo anche oggi farei la stessa scelta, ma completandola e avrei più possibilità perché all’epoca non avrei comunque potuto essere un architetto, ma solo una impiegata presso lo studio di un architetto.

Come donna, come valuta l’attuale condizione femminile, come riconoscimento del ruolo e del valore, come possibilità lavorative. Quali sono i nodi da sciogliere a suo avviso e con quali azioni?

Noi partigiane durante la resistenza non abbiamo lottato solo per sconfiggere il fascismo e far finire l’occupazione nazista e la guerra, ma anche per costruire una nuova società in cui ci fosse più libertà, più giustizia, pace e parità di diritti e fossero risolti molti urgenti problemi dei cittadini e specialmente delle cittadine. Con le grandi lotte del dopoguerra noi donne abbiamo avuto dei grandi successi che hanno cambiato per sempre le condizioni delle donne e quelle dell’Italia tutta, la cui importanza può  essere valutata appieno solo conoscendo da quale situazione siamo partite.  Ma molti di questi successi, specie quelli per le donne, ci sono stati concessi solo a metà o senza creare le condizioni perché potessero realizzarsi, alcuni restarono solo sulla carta e molti dobbiamo ogni giorno difenderli tenacemente da molteplici attacchi. L’attuale condizione femminile non  è certo molto bella, anche se è molto cambiata e  le nuove generazioni femminili non devono più, come noi, lottare anche contro se stesse, per il senso di inferiorità, perché le donne hanno testimoniato nei fatti le loro capacità, talvolta superando gli uomini. La scienza stessa ha cambiato parere e così molti uomini delle nuove generazioni. Nelle famiglie mogli e mariti collaborano per la conduzione della casa, per la preparazione dei pasti e la cura e educazione dei figli, alcuni volentieri, altri costretti dalle diverse condizioni. Sono spariti, anche se talvolta solo teoricamente, i tanti divieti per le donne negli studi, nel lavoro, nella politica, ma molte cose sono come prima e peggio di prima. Abbiamo ottenuto il voto, in un primo momento solo il diritto di votare e non di essere elette, ma ancora oggi  sono sempre meno degli uomini le donne elette, perché chi decide sono sempre gli uomini, nei quali rimane ancora la convinzione della propria superiorità. Ancora le donne percepiscono paghe inferiori e subiscono condizioni di lavoro peggiori degli uomini. Ancora gli uomini usano la violenza contro le donne come reazione alle loro rivendicazioni di indipendenza di eguaglianza. Su questa situazione sono necessarie nuove leggi e realizzazione di quelle esistenti, ma soprattutto forti e costanti lotte, non solo delle donne ma anche degli uomini che devono essere aiutati a comprendere che i cosiddetti problemi femminili sono importanti anche per loro, per la famiglia e per la società intera. Come la maternità che è un problema sociale essenziale per la conservazione della specie per cui la donna non deve essere punita con il licenziamento mentre assolve questo importante compito, ma aiutata e assistita in tutti i modi. Io ho lottato assieme alle femministe, ma non ero d’accordo con quelle che vedevano l’uomo come il loro peggior nemico, perché l’uomo deve essere, io penso, il più grande e naturale alleato da conquistare e questo è un compito di noi donne che dobbiamo portarli a lottare con no,i come hanno fatto ora le donne in maniera larga e continua mobilitando non solo le donne organizzate politicamente, ma qualunque persona che si riuscisse a convincere che la lotta per i diritti delle donne, difendendone la dignità in primo luogo, è una grande lotta in cui è necessaria una grande unità che solo può darci una grande forza. Ma la situazione non cambierà finché gli uomini considereranno le donne loro avversarie che contendono loro posti di lavoro e non colleghe con pari diritti.

L’ultima domanda è sempre uguale per tutti gli intervistati. Quali sono le due convinzioni, positive e/o negative che  lei ha maturato  nella sua vita e  vuole trasmettere ai cittadini attuali?

Io ho compiuto cento anni il 27 marzo scorso e ho fatto molte esperienze nelle mie lotte iniziate nel 1935 e ho imparato che ad ogni età e in qualunque condizione si può e si deve lottare per i propri ideali e che sono importanti sia i piccoli che i grandi successi. Anche le sconfitte non devono scoraggiarci, più dura è la situazione e più bisogna lottare con tutto il cuore, tutte le forze e l’intelligenza possibili, cercare di vedere le cose positive e belle, che sempre  ci sono, e non perdere mai la fiducia che alla fine si vincerà. Questa è stata la mia esperienza della “Resistenza” e questo incoraggio a fare anche le nuove generazioni. La vita è bella finché non si smette di lottare per i propri ideali.

La partecipazione di Giovanna alla celebrazione del 25 aprile del 2011 a Roma

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