Mille parole per l'eguaglianza

Abbiamo la Costituzione più democratica e avanzata, siamo la patria del diritto dai tempi dei romani e oggi siamo il paese in cui i diritti civili, i diritti sociali, i diritti d’eguaglianza, i diritti di cittadinanza (ius soli), sono i più disattesi, maltrattati o dimenticati.

L’uguaglianza nasce da una parità di diritti: diritti ad essere considerati, diritti a vedere riconosciuto il proprio apporto alla società, diritti ad essere aiutati ad eliminare le disequità, diritti esigibili e rispettati senza dover sempre e in ogni occasione far valere  e spiegare le proprie ragioni, diritti a salvaguardare la propria identità, dignità, diritti ad essere persone.

 

Due notizie sono apparse sui giornali in questi giorni: la richiesta del Comune di Palermo di mettere i defunti anche in tombe con altri e la sentenza dell’Alta Camera della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo che assolve l’Italia per la presenza del crocefisso nelle Aule, previsto dalla Legge Casati del 1859 e da due Regi Decreti del 1924 e 1928. Alcuni mesi fa un giudice perse il ricorso per togliere dalle sale d'udienza dei tribunali ( norma imposta da una circolare del MInistro di Grazie e Giustizia Rocco nel 1926).

Indifferenza, indignazione... orgoglio. Sono le parole dell’attualità. Uno scritto di Gramsci sugli indifferenti è letto in un contesto imprevedibile, ma di grande popolarità e spettacolarità come il Festival di Sanremo. Un signore di 93 anni, Stephane Hessel, conquista i primi posti delle classifiche francesi dei libri con un opuscoletto “Indignatevi”. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel corso delle Celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, parla di un scatto di orgoglio nazionale degli italiani, impensato anche per chi credeva in questa solennità nazionale.

Quando si comincia ad essere disuguali? Quando veniamo interpellati con il “tu”, quando veniamo definiti con una caratteristica specifica della nostra persona, della nostra razza, della nostra immagine: storpio, abbronzato e negro (per nero), quando la nostra condizione sembra far vergognare, quando solo in base a questa, senza che ci siano ragioni specifiche o leggi, si vogliono imporre limiti o vincoli o peggio ancora segni distintivi: da una stella ad un triangolo rosa o rosso o blu e altro ancora come nei campi di concentramento ad un bracciale al braccio, ad una scritta incollata da qualche parte.

Accessibilità” ai più ricorda l’accesso ad internet e ai siti. Accompagna il concetto di accessibilità un altro termine indicante un divario/discriminazione: digital divide. Il divario può essere generato da variabili tecniche (non si ha un computer o non si è raggiunti dalle coperture delle reti, o dal livello di condizione economica e d’istruzione, dall’età, dalla posizione geografica.