Mille parole per l'eguaglianza

Servono riforme strutturali. Riforme di lungo periodo e per stabilizzare la situazione.

Prendiamo a prestito le parole ripetute a iosa in questi tempi da più parti, spesso con contenuti e toni non condivisibili.

Il principio d’uguaglianza, costituzionalmente garantito, può e deve essere difeso in molti modi, sia garantendo direttamente condizioni di pari opportunità tra i soggetti singolarmente, sia garantendo pari accesso e godimento dei servizi.

Abbiamo più volte scritto che solo una nuova cultura del welfare basata su prevenzione, integrazione delle politiche e solidarietà tra soggetti e all’interno di una comunità più possa imprimere una svolta al nostro sistema sociale, su cui innestare leggi, programmi, servizi.

Equo/Equità, in tutte le sue declinazioni e derivati sono oggi i termini più diffusi:

Il futuro è sempre più buio, per lo stato sociale, per i più deboli e fragili. 

Quando oltre vent’anni fa assunse, nelle case e nelle residenze per anziani, una dimensione dirompente la presenza di persone con problemi cognitivi, comportamenti strani, perdite di memoria, che non riconoscevano i familiari, si comincio a parlare di morbo d’Alzheimer. 

Già all’inizio la manovra economica ha manifestato un lampante obiettivo: colpire chi già paga le tasse, picconare il welfare, riducendolo ad interventi residuali per una minoranza di bisognosi,

Questa volta non parliamo di discriminazioni rivolte a persone, fasce di cittadini, di diritti violati o disattesi.

La discriminazione, a cui ci riferiamo è molto più estesa, quasi congenita. Le politiche sociali, prisma dalle varie facce, sono cartina  di tornasole di come si affrontano le diseguaglianze,  specie se le risorse da distribuire sono poche.

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