Mille parole per l'eguaglianza

Riprendiamo il tema dell’innovazione nelle politiche e nei servizi per la non autosufficienza, perché, come abbiamo già detto, tutti sono generosi nelle preoccupazioni e avari nelle soluzioni.

Riprendiamo partendo dagli operatori e dal loro lavoro, sia da quelli direttamente impegnati sugli anziani che dai responsabili, vale a dire dal binomio, come indichiamo in una nostra sezione di lavoro nella categoria “argomenti”: operatori e servizi.

Tutto il mondo cammina, cerca  l’innovazione- tecnologie, governance, ricerca- mentre in Italia, leggendo il susseguirsi di studi, libri pubblicati, gli ultimi comunicati stampa in tema di non autosufficienza e del come prendersene cura, sembra di assistere ad un dibattito dei primi anni ’90: strutture residenziali, prestazioni, standard, ISEE, LEA (Livelli essenziali Assistenza). Solo il Ministro Balduzzi ha guardato avanti “ I LEA sono già vecchi di 4 anni e bisogna aggiornarli”.

E’ un susseguirsi di ricerche, di dati della PA, di valutazione della Corte dei Conti. Hanno un’impressionante univocità: il Sistema Sanitario  Italiano, una delle riforma sociali che l’Europa e tutto il mondo  ci hanno invidiato, considerandolo un modello d’eccellenza si sta sfaldando.

Riprendo la parola “innovazione”, una parola logorata, un mantra svuotato, se non si ricomincia a riempirla di contenuti e concetti condivisi.

Al Forum di Bari[i], la domanda posta a tutti i 400 convenuti è stata: come reagire alle diseguaglianze e alle ingiustizie, all’attacco ai diritti, all’impoverimento dei servizi e alla scarsità di risorse, con idee nuove e incisive?

La società odierna  è per le persone o per i mercati? Nasce  l’atroce dubbio dopo le ultime dichiarazioni della Presidente del FMI (Fondo monetario internazionale) Christine Lagarde riportate dai giornali. Ne citiamo due, con diverso taglio: la Repubblica e la Stampa. Per la prima il titolo è: Fmi, "nessun investimento è sicuro" La longevità mette a rischio i bilanci degli Stati - Economia e Finanza con Bloomberg -

Auspicavamo,  nei giorni scorsi, che al termine di ogni evento celebrativo dell’anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni, si proponessero azioni positive  a ciò mirate.

Questa volta esprimiamo un’altra speranza.

Servono riforme strutturali. Riforme di lungo periodo e per stabilizzare la situazione.

Prendiamo a prestito le parole ripetute a iosa in questi tempi da più parti, spesso con contenuti e toni non condivisibili.

Il principio d’uguaglianza, costituzionalmente garantito, può e deve essere difeso in molti modi, sia garantendo direttamente condizioni di pari opportunità tra i soggetti singolarmente, sia garantendo pari accesso e godimento dei servizi.