Mille parole per l'eguaglianza

E’ uscito la Raccomandazione Siquas “I requisiti di qualità nell’integrazione tra sanità e sociale”, (Franco Angeli) che ho curato con altri quattro amici e soci Siquas, Anna Apicella, Giorgio Banchieri, Francesco di Stanislao e Veronica Sabatini. 

Un cartello di protesta, nell’ultima manifestazione a Roma dei malati di SLA, rivendicava il diritto della famiglia a scegliersi gli assistenti famigliari, rifiutando le prestazioni degli operatori delle cooperative sociali, quasi ovunque in tutto il paese, gestori ed erogatori del servizio.

Cosa significa operare con criteri di personalizzazione e umanizzazione nei servizi di cura, in particolare quelli socioassistenziali e sanitari, caratterizzati da una permanenza più lunga nel servizio rispetto al servizio sanitario, da una relazione sempre ravvicinata tra utente e operatore?

Ho iniziato queste riflessioni molto schematiche, parlando di nuovi anziani, della casa come “esercitazione” per delineare il futuro, speriamo prossimo, del welfare nazionale.

Oggi riprendo due termini, che come ho sostenuto in un network sociale, sono ormai tic lessicali (definizione presa in prestito in un blog): personalizzazione e umanizzazione.

Nell'area sanitaria, forse solo nei siti e nei gruppi che frequento più spesso, si sta estendendo il confronto e l'approfondimento sui risultati di salute, andando oltre  il concetto dell'integrazione sociosanitaria, parlando delle determinanti sociali,  di cambio di paradigma per affrontare  il tema del benessere e della vita nella visione di una globalizzazione non solo territoriale, (Salute internazionale The patient revolution -24 giugno 2013) richiamando una medicina di genere non come medicina delle donne, ma come medicina  su misura.

altQuesta pagina è, per questo numero, un po’ fuori norma. Le mille parole per l’eguaglianza le spendo per presentarvi il mio libro “Guida alla vecchiaia del terzo millennio” in uscita sul web, nella forma di un ebook. Non per esaltarne contenuti o promuoverne le vendite, almeno non solo, ma per illustrarvi le riflessioni che hanno accompagnato la stesura e la “strumentalizzazione” che ne vorrei fare.

Scrissi 15 anni fa una “Guida alla vecchiaia” (Editori Riuniti-Centro riforma dello Stato), di cui ancora qualche copia è in circolazione. Quando decisi di predisporre una nuova edizione aggiornata, mi accorsi che erano troppi i cambiamenti intervenuti e i primi capitoli della Guida iniziati sui primi numeri di PLV, furono interrotti, per ripensarla e ricollocarla.

Tutto era diverso: dalle condizioni sociali agli stili e luoghi della comunicazione, dalle domande e attese delle persone che si apprestano ad invecchiare alle risposte disponibili nel sistema pubblico e privato, dagli inceppamenti di una società che non si decide a diventare laica alle nuove sensibilità e domande d’autodecisione delle persone.

Le librerie digitali che offrono il libro in formato eBook, mobi e PDF.

Nell’attesa di sapere se, come,  quando e da quale maggioranza le politiche sociali, che non siano lavoro e pensioni, sicuramente prioritari,  saranno affrontate, vorrei approfondire, nel limite delle “mille parole” alcuni flash che avevo proposto nell’ultimo contributo.

Perché le politiche sociali e gli interventi a favore delle fasce deboli hanno subito un declino continuo, di cui la riduzione  delle risorse non è solo causa ma anche effetto?