Mille parole per l'eguaglianza

Vorrei ripartire parlando di caregiver- dal curarsi al curare, al prendersi cura- con le implicazioni a grappolo, che discendono da una visione laica del welfare.
Il caregiver, si dà sempre per scontato che sia la donna. Succede nella quasi totalità dei casi. Esistono anche figli e fratelli che hanno accudito il proprio congiunto, spesso sin dalla giovane età.

Esiste un concetto di laicità dello stato sociale, come per la categoria più ampia della laicità dello Stato? Oppure il modello non presenta ambiguità?
Lo "Stato sociale", specie negli ultimi anni è stato identificato nei temi del lavoro, degli ammortizzatori sociali e delle pensioni. Oltre a questi ambiti è visto- in una coincidenza economica e politica di cultura liberista e di una scarsa elaborazione di nuove politiche sociali- come sinonimo di interventi assistenziali riparativi e non rigenerativi per i bisognosi, per chi sta male e non ha soldi, per chi non ha un lavoro e non riesce ad essere un selfmade man.

Sono tanti i partecipanti quando si parla di salute e assistenza, dai microcosmi familiari per la cura per un congiunto, agli incontri assembleari delle diverse associazioni ed enti, pubblici e privati, per la individuazione della domanda e dell'offerta, per costruire o modificare le tipologie dei servizi e alla fine, stendere il progetto di programmazione pubblica di servizi sociosanitari.

esperti-di-troppoAvevo sospeso la precedente nota sulla partecipazione degli utenti e sulla sua qualità.
Riparto da qui per cercare di proporre principi e requisiti, soffermandomi sui tre attori: il singolo, i familiari, le associazioni.
La persona che interfaccia con un servizio o un professionista- amministrativo, sociale o sanitario o con qualsiasi altra competenza abbia- chiede:

Sono apparsi recentemente, su http://www.lavoroculturale.org/category/focus/reparto-agitati/ , a firma di Riccardo Ierna e Luca Negrogno due articoli(1) in cui sono richiamati alcuni nodi del modo di essere dei servizi e della partecipazione degli utenti e familiari.
Riassumo la riflessione posta in alcune parole chiave: inclusione, partecipazione, empowerment, utenti, familiari, volontariato, territorio, comunità, negoziazione degli interessi, programmazione.

Ultimo messaggio ai sindaci: gli anziani auto e non autosufficienti non sono una massa indistinta, ma sono tante persone e tante individualità. I servizi gestiti, direttamente o indirettamente, dalla pubblica amministrazione, o da altri soggetti convenzionati o anche solo autorizzati, devono garantire una risposta rispettosa della persona.

Come si può pensare tra 10/20 anni di poter garantire un'assistenza per la disabilità cronica solo in servizi residenziali collettivi? Come si può lasciare che il giusto concetto di domiciliarità pesi solo sulle famiglie e sui caregiver, siano anche "badanti", perché non si è progettato un welfare flessibile a più ingressi?

Perlungavita.it compie quattro anni. Lascio agli altri valutare se sta crescendo bene o ha bisogno aiuto. Mi sono impegnata, nel corso di questi anni, con attenzione al mondo circostante, sulla base delle mie riflessioni e principi, ad individuare alcuni filoni d’intervento che mi sono sembrati innovativi e forse non sufficientemente all’attenzione