Mille parole per l'eguaglianza

Terzo tassello sulla figura professionale degli OSS che segue il 21° Punto d’ascolto sulla domiciliarità, storico e atteso evento de La Bottega del Possibile.
Avevo sinora parlato di:
a) Qualificare la formazione degli OSS, per cui si sono previste solo, in qualche regione, delle specializzazioni sanitarie e non sociali, come era inizialmente questa figura,
b) Superare l’ottica prestazionale nei PAI e nei percorsi assistenziali,

Avevo terminato il precedente” Mille parole” parlando degli OSS, con una domanda retorica: è giusto che questi operatori debbano svolgere solo ruoli meramente esecutivi?
Prima di parlare di questa figura professionale, ma soprattutto del limbo, o meglio del purgatorio, in cui sono collocati, vorrei soffermarmi in concomitanza anche al filo conduttore di questo aggiornamento di PLV, sul lavoro di cura.

“La cura è la fabbrica dell’essere” e ancora “ Aver cura è prendersi a cuore, preoccuparsi, aver premura, dedicarsi a qualcosa”. Sono le prime due definizioni di “cura” nelle prime pagine di “ La filosofia della cura”, di Luigina Mortari (Raffaello Cortina editore, di cui vi parlerò in seguito).
Parto da qui per parlare di formazione degli operatori, a diverso titolo, impegnati nel lavoro di cura.

Si ripetono negli ultimi tempi su giornali, forum, blog e social network notizie, commenti e articoli sugli abusi sino all’omicidio di anziani, in casa come in ospedale o in altri luoghi di assistenza. Aumentano le truffe da quelle più diffuse degli ingressi nelle abitazioni con stratagemmi vari ai “furti” patrimoniali perpetrati da parenti, vicini, soggetti chiamati a tutelarli.

La tutela ad ogni livello dei non autosufficienti si completa, legandomi anche all’attualità, garantendo anche la fruibilità di diritti e possibilità di scelte individuali dell’anziano “fragile” dei suoi caregiver.

lidia goldoniDalle cohousing al più generale tema casa/ anziani.
Esso rappresenta un campo di prova per sperimentare risposte a molti degli interrogativi di un nuovo welfare: qualità di vita delle persone, flessibilità dell’offerta, lavoro di rete, coinvolgimento della comunità, programmazione partecipata con i soggetti interessati, utilizzo efficace (nonché efficiente) delle risorse pubbliche nel patrimonio abitativo, riduzione dei costi di spesa sanitaria per la non autosufficienza garantendo un’adeguata assistenza al domicilio, integrazione tra le diverse figure professionali della cura.

La lettura del libro di Stefano Rodotà, che presento in altra parte, mi ha fornito alcune chiavi interpretative, per parlare di alcune esperienze utili a coinvolgere gli anziani, specie nelle città, oltre che gli altri cittadini, senza ghettizzarli.

10959450 10155228770060381 949450385887893002 nVolevo parlare di servizi, ma una serie di notizie, messaggi e video comparsi sui giornali e sui social network in questi giorni mi hanno fatto venire un dubbio: i vecchi adesso sono di moda?

Non si contano i film che affrontano i temi della vita di coppia e di una nubile o un celibe, in età avanzata. Almeno tre film di registi famosi sono usciti negli ultimi anni sull’Alzheimer, dal recentissimo e candidato all’OSCAR “Still Alice” di Wash Westmoreland ad “Amour” di Michael Heneke, passando per “ Una sconfinata giovinezza” di Pupi Avati (un elenco al sito http://www.gpvecchi.org/documentazione/film?start=5)